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Il coronavirus non ferma la violenza sulle donne

23 Marzo Mar 2020 1020 23 marzo 2020
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Il centro antiviolenza "La Casa della Donna di Pisa" presenta i primi dati sulle telefonate ricevute da quando è iniziata l’emergenza. Nelle ultime due settimane il Telefono donna ha ricevuto 61 telefonate. A chiamare soprattutto donne tra 30 e 40 anni, vittime di violenze psicologiche, fisiche ed economiche. «Ci chiamano approfittando dei momenti in cui il convivente esce a fare la spesa, e ci raccontano le loro storie di abusi denunciando situazioni di conflittualità, maltrattamenti e controllo da parte del partner esasperate dalla vita forzata tra le quattro mura domestiche», raccontano dall'associazione

Dal 5 marzo scorso la Casa della donna di Pisa ha sospeso le attività a causa dell’emergenza coronavirus ma non i servizi essenziali del centro antiviolenza, come la Casa rifugio, che al momento ospita due donne e tre minori, e il Telefono Donna, il servizio di ascolto del centro antiviolenza. Anzi, in questi giorni di emergenza e isolamento forzato in casa, la linea di ascolto è più che mai essenziale, come mostrano anche i primi dati relativi alle chiamate.

Nelle ultime due settimane il Telefono Donna ha registrato un consistente numero di telefonate: dal 5 marzo ad oggi il servizio di ascolto ha ricevuto 61 telefonate, 35 le donne che lo hanno contattato, 15 delle quali era la prima volta che chiamavano il centro antiviolenza. A chiamare soprattutto donne tra 30-40 anni, ma non mancano i casi di over 60. In gran parte si tratta di donne che subiscono violenze di tipo psicologico, fisico ed economico che, anche a causa delle misure di isolamento domestico imposte dall’emergenza, vivono giorni molto difficili.

Come spiega Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono Donna, “dalle telefonate che riceviamo in questi giorni emerge un dato molto significativo: stanno cambiando le richieste di aiuto che le donne ci rivolgono. C’è chi vuole essere supportata nel trovare strategie per gestire la convivenza coatta e definire dei piani di sicurezza in caso di escalation della violenza. Altre, invece, approfittando dei momenti in cui il convivente esce a fare la spesa, ci chiamano e ci raccontano le loro storie di abusi denunciando situazioni di conflittualità, maltrattamenti e controllo da parte del partner esasperate dalla vita forzata tra le quattro mura domestiche. Molte si rivolgono al nostro servizio telefonico per non scoppiare e trovare la forza di rimanere lucide per gestire una quotidianità difficile, ancor più, se possibile, di quella che sono abituate a sopportare. In tante - sottolinea Pidone - hanno bisogno di un supporto immediato perché non sanno se possono, ad esempio, rivolgersi ad una assistente sociale o andare in Questura a sporgere denuncia, dato che bisogna ridurre al minimo gli spostamenti”.

Ad oggi, infatti, spiegano le responsabili del centro antiviolenza della Casa della donna, le misure anti-contagio rendono i servizi territoriali di emergenza per chi è vittima di violenza molto più faticosi. L’attivazione del Codice Rosa, ad esempio, presenta criticità su cui la Casa della donna invita a riflettere. “Nella Società della salute della zona pisana - spiega Giovanna Zitiello, coordinatrice del centro antiviolenza - quando una donna non può tornare a casa dopo un episodio violento perché è in pericolo, è possibile attivare da parte delle Forze dell’Ordine o del Pronto Soccorso, attraverso il Codice Rosa, la ospitalità in una struttura d’emergenza. La grave situazione sanitaria che viviamo in questi giorni - continua Zitiello - rende questo percorso molto più difficile. Inoltre le misure contro il coronavirus hanno come effetto quello di disincentivare le donne ad andare al Pronto Soccorso sia per i casi di emergenza sia per farsi refertare eventuali ferite conseguenti alle aggressioni. Questa rappresenta una grande difficoltà a cui dobbiamo cercare in qualche modo di far fronte”.

“Stiamo imparando molto dalla capacità di resilienza delle donne in questa fase di ‘attesa’ e sospensione”, sottolinea Francesca Pidone. “Impariamo dalla loro capacità di affrontare i momenti di vuoto, l’ansia e la frustrazione di non poter uscire, il dover limitare ogni contatto e relazione. Le storie di queste donne, la loro forza ci ispirano e ci motivano oggi più che mai. Il coronavirus non ferma gli uomini che agiscono violenza ma non ferma nemmeno le donne che continuano ad operare nei centri antiviolenza di tutta Italia”.

Come sottolineano le responsabili della Casa della donna di Pisa, in questa fase emergenziale è importante più che mai il lavoro di ascolto e supporto dei centri antiviolenza “per mantenere il contatto e creare un legame con quelle donne costrette a vivere in casa, il luogo più familiare e al tempo stesso più pericoloso. Per ottemperare alla nuove normative, abbiamo rimodulato i servizi - precisa Pidone - ma al nostro Telefono Donna 050 561628 rispondiamo con il consueto orario, da lunedì alla domenica 10-13 e 16-18 e il martedì 10-18. La segreteria telefonica è attiva 24h. Rivolgiamo un appello alle donne che in questi giorni vivono situazioni di maltrattamento e abusi: non siete sole, chiamateci e vi aiuteremo”.

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