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Anffas

I Centri residenziali come bombe a orologeria: il grido di Anffas

24 Marzo Mar 2020 1837 24 marzo 2020
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«Si sono già verificati casi in cui i genitori sono venuti meno e i figli con disabilità sono rimasti soli in casa, con minimi supporti da parte dei Comuni. Oppure casi in cui genitori anziani si sono ammalati e i cui figli con disabilità sono di difficile gestione. E quando sono le persone con disabilità a risultare positive, non si è in grado di mettere in atto le misure di distanziamento o di utilizzo dei dispositivi atti a prevenire il contagio. Non vorremmo che alla fine “sarà andata bene” solo per alcuni, mentre per le persone anziane, le persone con disabilità e per molti loro operatori, non sarà andata per nulla bene», dice il presidente Roberto Speziale

Lo hanno scritto tutto in maiuscolo, in rosso, in grassetto. Come ad alzare il tono, a richiamare disperatamente l'attenzione. È un vero e proprio grido, ora, quello di Anffas. «Dobbiamo cambiare strategia: non basta solo proteggere dall’esterno chi vive in una struttura residenziale, occorre aiutare le persone con disabilità e le famiglie che sono rimaste sole». È questo il grido di allarme di Anffas, a onor del vero una delle prime realtà a livello nazionale ad aver intuito la potenziale gravità del Covid19 e reclamato attenzione per le persone con disabilità.

Sono 5 i punti che ora mette in evidenza:

  1. Bisogna individuare i contagiati, gli asintomatici ed i negativi, garantendo la possibilità di effettuare tamponi per tutti gli utenti e operatori delle strutture residenziali (vedi cosa insegna Vo’ con i contagi diffusi dagli asintomatici)ì;
  2. Bisogna isolare e distanziare il più possibile le persone anche all’interno delle strutture, anche ricorrendo all’utilizzo di sedi diverse;
  3. Bisogna assicurare alle persone con disabilità i cui genitori siano ricoverati o siano venuti meno a causa del Coronavirus una immediata presa in carico;
  4. Bisogna assicurare con urgenza ai genitori, specie se anziani, supporti domiciliari per gestire i figli con contagio da Coronavirus o che non siano gestibili in famiglia;
  5. Bisogna tutelare in tutti i modi la salute degli operatori che stanno dimostrando sul campo il loro valore e senza i quali le persone con disabilità, specie se rare e complesse, rischiano di restare prive anche del minimo supporto vitale.

«L’onda lunga del contagio, altrimenti, diventerà lunghissima e si assisterà alla “decimazione” delle persone più fragili che vivono in strutture residenziali, unitamente ad analogo rischio per gli operatori», dice Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, che parla a nome e per conto delle decine di migliaia di persone con disabilità di famiglie e di operatori che segue.

Non c’è da pesare le parole, a questo punto: «I centri residenziali sono delle vere e proprie bombe ad orologeria pronte a scoppiare, è una situazione a dir poco esplosiva che nessuno sta cercando di risolvere, lasciando le persone con disabilità, le famiglie e gli operatori in balìa dell’emergenza sanitaria in corso». Tali strutture invece vanno equiparate, ai fini dell’emergenza Coronavirus, alle strutture sanitarie e gestite con pari attenzione e modalità, fornendo loro tutto l’aiuto di cui necessitano, a cominciare dalla fornitura di dispositivi di sicurezza, materiale e personale, da assicurare con priorità.

L’altro capitolo riguarda i supporti domiciliari. «Si sono già verificati casi in cui i genitori sono venuti meno e i figli con disabilità sono rimasti soli in casa, con minimi supporti da parte dei Comuni. Oppure casi in cui genitori anziani si sono ammalati e i cui figli con disabilità sono di difficile gestione. E ancora, quando sono le persone con disabilità a risultare positive, non si è in grado di mettere in atto le misure di distanziamento o di utilizzo dei dispositivi atti a prevenire il contagio. Anche per gli Enti Locali si sta rivelando problematico trovare personale disponibile ed idoneo a garantirne l’assistenza. I nostri appelli, fino ad oggi, sono caduti nel vuoto, mentre non è più procrastinabile iniziare a fornire strumenti come kit di protezione e ad effettuare tamponi per capire chi sono i contagiati e gli asintomatici, così da poterli isolare dagli altri ed evitare il protrarsi dei contagi che, nel caso dei centri residenziali, non solo sono più rapidi ma sono anche più aggressivi. Si sta perdendo tempo prezioso e ci stiamo avviando ad un vero e proprio punto di non ritorno», afferma Speziale.

Un’ulteriore richiesta avanzata da Anffas riguarda la possibilità di una deroga alle attuali regole sul divieto di uscire dalle proprie abitazioni, almeno per persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e dietro prescrizione medica, chiarendo che viene consentito di poter fare delle brevi uscite giornaliere, sempre rispettando le previste prescrizioni: «Appare assurdo che questa soluzione sia consentita ai proprietari di cani e non a familiari di persone con gravi disabilità!».

Conclude Speziale: «Siamo consapevoli delle enormi difficoltà che anche le nostre istituzioni stanno affrontando. Ma ora serve un piano di intervento mirato, che si occupi in modo più stringente anche delle persone con disabilità delle loro famiglie a 360 gradi, con misure e protocolli ad hoc per gestire la situazione di grave emergenza, perché non è ammissibile che un paese civile lasci indietro una parte della sua popolazione in un’emergenza come quella che stiamo vivendo. Non vorremmo che alla fine “sarà andata bene” solo per alcuni, mentre per le persone anziane, per le persone con disabilità e/o non autosufficienti e per molti loro operatori, non sarà andata per nulla bene».

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