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#covid 19

Le parole non sono più quelle di prima

24 Marzo Mar 2020 1233 24 marzo 2020
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Paolo Iabichino ha realizzato una “revisione” del vocabolario, riflettendo su quei termini che sono diventati tanto frequenti in queste settimane, cambiando però di valore o di significato. Un manuale prezioso, scaricabile, arricchito dalle illustrazioni di Paola Rosi

«Prima o poi il Covid se ne andrà, ma sta proiettando un’ombra lugubre su alcune parole che dobbiamo proteggere, per farle risuonare ancora senza il sapore amaro di questo maleficio». Così Paolo Iabichino, creativo e firma ben nota ai lettori di Vita, ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a stilare questo “abbecedario” per l’epoca del Coronavirus. “Le parole infette”, questo il titolo, è un percorso che ci porta a ragionare sui termini che in queste settimane di emergenza sono diventati più frequenti (anche per mancanza, vedi la parola “abbracci”). Ogni parola ha cambiato un po’ i suoi connotati; a volte ce le siamo ritrovate con il significato rovesciato; oppure ne abbiamo scoperte connotazioni che non avevamo mai preso in considerazione. Ogni voce è stata impreziosita dalle illustrazioni di Paola Rosi, in arte “Dubhe” (il nome del suo account su Instagram). L’elaborazione grafica di apertura è invece di Sergio Stenco. Ne è scaturito un manuale utile per questi giorni, ma ancor più utile per quelli che verranno, una volta allentata la morsa del virus, che alleghiamo in pdf in modo che ciascuno possa scaricarlo e farne uso in ogni momento.

Di seguito trovate alcune voci delle “Parole infette” con le relative illustrazioni. Un grazie a Poalo Iabichino e a Paola Rosi.

Abbraccio
Riusciremo ancora ad abbracciarci? Sembra impossibile adesso e forse ci resterà addosso un impaccio innaturale, riflesso di una diffidenza prossemica che non riusciremo a sciogliere immediatamente. Invece l’abbraccio dovrà diventare il nostro lasciapassare per la vita che ritorna. Un rito propiziatorio per esorcizzare il passato, ma soprattutto per stringerci rispetto all’incertezza che verrà. Perché oltre all’abbraccio il virus ha in qualche modo contagiato anche la nostra idea di futuro.

Casa
È incredibile come siano bastati pochi giorni per snaturare pericolosamente questa parola. Il bene-rifugio per eccellenza, il luogo più intimo, lo spazio del privato che protegge affetti, interessi, passioni, pensieri e ritualità. In queste ore gli angoli delle nostre case sono la quinta delle nostre chiamate in video-conferenza. Cani, gatti e famiglie comprese. Non appena saremo fuori, finalmente fuori dalle nostre case, dovremo saper ritrovare le nostre solitudini confidenze dietro la porta che si richiude. E tornare a sentire la parola casa che risuona, priva di questo strascico di memoria.

Eroi
Ma anche eroine. È una parola nobile ed è stata finalmente caricata di un significato contemporaneo. Non più i fumetti, non più la Marvel o la mitologia, non più la retorica sportiva che ammanta ogni lutto di eroismo. Abbiamo finalmente capito il significato più profondo di questa parola. Grazie ai volti sfigurati dalle mascherine, al personale sanitario contagiato in corsia, agli appelli, ai video, ai selfie sorridenti nonostante tutto, alle immagini strazianti dei nostri ospedali come trincee. Per una volta ciascuno di noi ha potuto vedere gli scudi delle favole dietro quegli eroici camici bianchi.

Mani
È successo proprio a noi che con le mani ci abbiamo costruito un intero vocabolario di espressioni. Bruno Munari ci ha scritto addirittura un supplemento al dizionario italiano, e mai avrebbe potuto immaginare che proprio le nostre mani avrebbero simboleggiato una possibile veicolo di morte. Torneremo a stringerci le mani prima e dopo un incontro di lavoro? Cosa succederà quando ci presenteremo a una persona nuova? Sarà il tempo a dirci se le mani pagheranno il pegno della paura, intanto la guardia dev’essere tenuta alta, perché da lì nascono anche le carezze.

Uscire
Questa sarà la parola che ci salverà

In allegato il vocabolario completo.

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