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Coronavirus, a Biella i Centri Diurni diventano servizi domiciliari

25 Marzo Mar 2020 1219 25 marzo 2020
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Nel biellese la cooperativa sociale Anteo ha trasformato due centri diurni frequentati da malati psichiatrici e persone con problemi di dipendenze in servizi quotidiani domiciliari. «L’isolamento nei pazienti psichiatrici crea molto disagio. I sintomi della loro patologia tra cui allucinazioni visive, uditive, fobie, paranoie e umore depresso si intensificano», spiega Marzia Girardello, responsabile dei centri. «Nelle ultime due settimane il nostro personale si reca nelle case dei pazienti per continuare la terapia. È fondamentale non dimenticarsi dei più fragili»

I Centri diurni sono strutture semiresidenziali. Ma in moltissimi, su tutto il territorio nazionale sono stati travolti dell’emergenza coronavirus e quindi, non potendo mantenere le distanze minime di sicurezza, sono stati costretti a chiudere. Ma che ne sarà dei tanti ospiti che li frequentano? È questa la domanda che si sono posti gli educatori della cooperativa sociale Anteo, che opera nel biellese, e gestisce 2 Centri Diurni psichiatrici il “Biella” in città e ilCentro Diurno dipendenze “La Svolta” a Cossato in provincia.

«Il 16 marzo a causa dell’emergenza COVID-19 i servizi semiresidenziali hanno dovuto chiudere, lasciando nella preoccupazione e nella disperazione più di 150 pazienti, abituati a frequentare con costanza - alcuni anche tutti i giorni – le strutture in cui svolgono attività riabilitative, ma dove soprattutto si sentono a casa e in famiglia», spiega Marzia Girardello, responsabile dei due centri diurni della cooperativa Anteo nel biellese. «La maggior parte delle persone che seguiamo vive da solo o in nuclei famigliari spesso complicati».

«Da subito», continua, «ci siamo organizzati, in accordo con il Centro di Salute mentale per proseguire il lavoro con i pazienti effettuando interventi domiciliari al fine di non farli sentire abbandonati e soli. La riorganizzazione non è stata semplice».

L’intervento domiciliare è stato proposto a quasi tutti i pazienti in difficoltà e si è intensificato nella seconda settimana perché «l’isolamento a cui sono obbligate le persone, nei pazienti psichiatrici crea molto disagio. I sintomi della loro patologia tra cui allucinazioni visive, uditive, fobie, paranoie, umore depresso si intensificano. Mentre per quanto riguarda i pazienti con problema di dipendenza cerchiamo di circoscrivere il rischio di ricadute, aiutandoli a superare il momento critico facilitando la gestione delle emozioni. Il paziente con problemi di dipendenza tende, se non adeguatamente supportato a utilizzare le sostanze psicotrope o l’alcol per “anestetizzarsi”, per non pensarci più, per non affrontare la difficoltà o il problema che gli si pone davanti».

Trasferire l’attività dei centri diurni direttamente a casa dei pazienti non è una soluzione che si può portare avanti anche a lungo termine. «Ma è un buon modo di tamponare l’emergenza», aggiunge Girardello. «Dobbiamo si evitare il contagio da coronavirus ma anche riflettere sulle conseguenze che l’isolamento prolungato può avare sulle persone in condizione di fragilità. Persone che sono prima di tutto molto spaventate. Con questa iniziativa vogliamo #stareaccanto alle pazienti e dare, per quanto possibile, un seguito alla terapia riabilitativa».

«L’esperienza di queste due settimane», conclude la responsabile dei centri, «anche se emotivamente difficile, ci sta regalando anche tante soddisfazioni. I pazienti ci telefonano in continuazione e fanno lunghe chiacchierate in cui si preoccupano anche di sapere come stiamo noi operatori e in cui ripetono che a loro manchiamo tanto noi e anche gli altri pazienti del Centro. Attendono con ansia la nostra visita e ci raccontano di come cercano di passare il tempo. Si sfogano e cercano conforto; ci pongono molti quesiti riguardanti cosa possono o non possono fare, se possono uscire. Ci chiedono di portargli i fogli dell’autocertificazione da usare quando escono per andare in farmacia o al supermercato. Alcuni escono per fare la spesa solo se li accompagniamo e hanno molta paura del contagio. Crediamo che comunque anche dalla situazione di emergenza e di crisi, stiano uscendo delle nuove idee, approcci, strumenti. Ma soprattutto crediamo che, pur nel rispetto di quanto richiesto dal Governo, sia fondamentale non dimenticarsi dei più fragili, di chi affronta e convive con la malattia sempre, ogni ora e ogni giorno, anche prima dell’esistenza dell’epidemia COVID-19 e purtroppo anche quando l’epidemia sarà solo un lontano ricordo».

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