PIEVE SANTO STEFANO (3)
Fondazione Exodus

Exodus: «Camminiamo su strade "scomode" da 35 anni. Ma come ripartiremo dopo il Coronavirus?»

25 Marzo Mar 2020 1606 25 marzo 2020
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35 anni fa - il 25 marzo 1985 - negli anni della “Milano da bere”, partiva dal Parco Lambro il primo progetto educativo itinerante della Fondazione Exodus di don Mazzi: una carovana. «Scegliemmo, allora», dice Franco Taverna, segretario nazionale della Fondazione, «una via meno comoda, un po’ borderline: stare dalla parte degli appestati di allora, i drogati, per il loro riscatto, ma nello stesso tempo camminare in mezzo alle città. Per noi abituati a stare sulle strade è scomoda questa chiusura forzata dovuta all'emergenza Coronavirus. Ma in questa sosta ci chiediamo: su quali strade tornerà a camminare Exodus»

35 anni fa - il 25 marzo 1985 - negli anni della “Milano da bere”, partiva dal Parco Lambro il primo progetto educativo itinerante della Fondazione Exodus di don Mazzi, la prima Carovana. Franco Taverna, segretario generale delle Fondazione, presente fin dalla partenza della prima carovana riflette oggi su quei giorni e sul futuro dopo l'emergenza coronavirus.

«Le strade di Exodus si separarono, da quel giorno, da quelle battute dai rampanti della finanza creativa e da quelli che, in tanti modi, li volevano scimmiottare. Scegliemmo, allora, una via meno comoda, un po’ borderline - diceva don Mazzi: stare dalla parte degli appestati di allora, i drogati, per il loro riscatto, ma nello stesso tempo camminare in mezzo alle città, in modo quasi provocatorio, per riportare dentro alle città un problema che in parte si voleva nascondere sotto il tappeto e in parte proprio lì era stato generato.

Da quel momento non ci siamo fermati, in Italia e in altre parti del mondo, sempre sulle strade. Fino ad oggi, tutti forzatamente fermi, noi e tutto il mondo, non solo Milano.

Sono passati 35 anni e ci troviamo ora insieme sospesi in queste settimane di coronavirus: sono fatti tanti ragionamenti e tante riflessioni, spesso profonde. Chi ha avuto il coraggio di spingersi oltre i numeri dell’emergenza ha fatto notare che questa epidemia ha svelato la “nudità del re”. L’impianto ipercapitalistico e neo liberista della società occidentale ha mostrato tutti i suoi limiti, la sua totale inadeguatezza a proteggere le persone, prima, molto prima che a occuparsi del loro benessere.

La prospettiva dell’ecologia globale, con una nuova visione del rapporto con la natura e dei rapporti tra le persone, che stava e sta nel cuore del Progetto Exodus e che è stata gridata da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’, è ancora vista con troppa sufficienza dagli attuali decisori… Però è molto improbabile che tutto torni come prima.

E nel piccolo delle nostre stanze ci stiamo domandando se e come tutto questo c’entri con la nostra vita e la avventura di Exodus. Per noi abituati a stare sulle strade è scomoda questa chiusura forzata. Ma forse una lunga sosta era proprio inevitabile, la macchina che ha governato le nazioni correva troppo forte ed è andata a sbattere provocando disastri oltre ogni immaginazione. Una lunga sosta, una giusta quaresima: come ripartiremo noi, tutti noi nelle nostre scelte personali? Su quali strade tornerà a camminare Exodus? Come vorrà ripartire il mondo?».

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