Lettere

Kenya, anche qui è arrivato il virus ma non chiediamo aiuto perchè la priorità siete voi

25 Marzo Mar 2020 1044 25 marzo 2020

Antonino Masuri cooperante Avsi ci scrive da Nairobi: «La nostra grande preoccupazione è che con la chiusura delle scuole (abbiamo un network di 12 scuole di qualità e collaboriamo con circa 800 scuole in tutto il Paese) i bambini sostenuti rischiano di non ricevere cibo e gli altri servizi che offriamo loro quando vengono a scuola e nei nostri centri diurni»

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Antonino Masuri
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Antonino Masuri cooperante Avsi ci scrive da Nairobi: «La nostra grande preoccupazione è che con la chiusura delle scuole (abbiamo un network di 12 scuole di qualità e collaboriamo con circa 800 scuole in tutto il Paese) i bambini sostenuti rischiano di non ricevere cibo e gli altri servizi che offriamo loro quando vengono a scuola e nei nostri centri diurni»

Ultimamente in Kenya si viveva un clima di pace. Lo dico perchè ogni giorno prego per la pace. Quando arrivai in Kenya nel 2007, dopo pochi mesi, a seguito dei contestati risultati elettorali, scoppiò la guerra civile, che portò in pochi mesi a circa mille morti e migliaia di sfollati. E facemmo un grande lavoro di ricostruzione innanzitutto umana.

Da fine febbraio avevamo iniziato a seguire l’evolversi della situazione in Italia col coronavirus soprattutto tramite internet, con crescente preoccupazione, ma sempre con l’idea che comunque era una cosa lontana. Poi il 13 marzo si è avuto il primo caso anche qui in Kenya ed oggi siamo a 16 persone infette.

Come staff di Avsi in Kenya, ci siamo subito incontrati per capire tutto quello che si poteva fare per fronteggiare la situazione. Il primo pensiero è stato per i bambini e le loro famiglie che assistiamo con il programma di Sostegno a Distanza a altri programmi correlati. Con le varie attivita di promozione umana raggiungiamo oltre 100 mila persone all’anno e siamo presenti in 15 tra le più pericolose baraccopoli e in 21 Contee del Kenya. Un impegno enorme a cui facciamo fronte con uno staff di oltre 60 persone e tanti volontari.

La nostra grande preoccupazione è che con la chiusura delle scuole (abbiamo un network di 12 scuole di qualità e collaboriamo con circa 800 scuole in tutto il Paese) i bambini sostenuti rischiano di non ricevere cibo e gli altri servizi che offriamo loro quando vengono a scuola e nei nostri centri diurni. Attualmente per prudenza abbiamo dovuto sospendere le visite a domicilio dei nostri Educatori nelle baraccopoli ma tutti i nostri bambini e le loro famiglie stanno bene.

Se qui la situazione peggiorerà il grande problema sarà la carenza di strumentazioni, personale e strutture sanitarie adeguate. Ci stiamo attivando per raggiungere più gente possibile attraverso il telefono ed internet ma la situazione non è semplice. La nostra speranza è che il prima possibile tutti i bambini possano raggiungere i loro parenti nelle terre di origine. Sarebbe impossibile fare la quarantena nelle baraccopoli di Nairobi dove migliaia di persone vivono ammassate in condizioni disumane.

La grande incognita è la tenuta del tessuto sociale perchè da stamattina hanno chiuso anche tutte le chiese che sono un grande collante sociale e tantissime aziende che non producono beni considerati di prima necessità. Nel campo profughi di Dadaab, dove dal 2009 costruiamo scuole e formiamo insegnanti, si sono già registrati i primi scontri a seguito di moti di protesta da parte dei rifugiati.

Erano in programma nei prossimi mesi delle missioni in Kenya dall’Inghilterra e dall’Italia e sono state tutte cancellate.. Le due nuove ragazze che dovevano fare il servizio civile in Kenya per un anno sono bloccate in Italia ed abbiamo iniziato a lavorare online perchè la mole di lavoro per i bambini è notevole e siamo già molto indietro. Anche tutte le videoconferenze con cui i nostri bambini incontrano le scuole italiane che li sostengono sono state rinviate ma stiamo cercando dei modi alternativi per mantenere vivi i rapporti di prossimità. Attualmente ci siamo organizzati per lavorare da casa e a turno qualcuno tiene aperta la sede centrale di Avsi per le emergenze. Stiamo cercando di usare tutte le precauzioni possibili e condividiamo gli aggiornamenti sulla situazione.

Noi abbiamo sempre mille richieste di aiuto e non riusciamo mai a dire di si a tutti. Abbiamo deciso però che non chiederemo aiuto perchè ora la priorità in Italia è aiutare gli ospedali italiani. Ma le sorprese della solidarietà non finiscono. Ci ha scritto una Fondazione di Londra, che già aiuta tanti dei nostri bambini per dirci dell’invio di un bonifico con cui potremo aiutare altri bambini! E stanno accadendo altri episodi simili. Siamo veramente grati a tutte le persone che ci stanno scrivendo per sapere come procede. Stiamo ricevendo tantissimi messaggi di sostegno da tutto il mondo.

La vicenda del coronavirus ci richiama all’essenziale, a non dimenticare mai, come dice il nostro metodo Avsi, che la persona deve essere sempre al centro del nostro impegno. Questa pandemia ci preoccupa e ci fa paura perchè non si capisce come evolverà ma questa non può essere l’ultima parola. Il nostro programma di Sostegno a Distanza di bambini bisognosi del Kenya emerge ancora di più come un cammino insieme ed un grande abbraccio umano e questo non lo può spezzare neanche il peggior virus. Sono certo che troveremo nuovi modi per aiutarci ed andare avanti e capiremo ancora di più la frase profetica di Papa Francesco che ci troviamo davanti ad un cambiamento epocale.

Grazie di vero cuore ed un grande abbraccio dal Kenya, Masu

Qui la pagina Avsi dedicata ai PAesi in cui l'ong ha programmi

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