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Azzardo, solitudine e disagio non sono andati in quarantena

5 Aprile Apr 2020 1354 05 aprile 2020

Le misure restrittive che caratterizzano questo periodo per chi vive il problema della dipendenza da azzardo, sono davvero tutelanti e protettive. Non c’è offerta disponibile e non si può tantomeno uscire di casa. Ma questo aumenta la solitudine e la sofferenza dei dipendenti di azzardo e delle loro famiglie. Dobbiamo subito interrogarci sul dopo emergenza

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Le misure restrittive che caratterizzano questo periodo per chi vive il problema della dipendenza da azzardo, sono davvero tutelanti e protettive. Non c’è offerta disponibile e non si può tantomeno uscire di casa. Ma questo aumenta la solitudine e la sofferenza dei dipendenti di azzardo e delle loro famiglie. Dobbiamo subito interrogarci sul dopo emergenza

In questo tempo indefinito le situazioni di già grande fragilità umana sono quelle che pagano il prezzo più alto. Il disagio non entra in quarantena, non segue i ritmi di questa vita sospesa, anzi, amplifica il suo raggio d’azione entrando da varchi nuovi e creandosi strade alternative.

Le misure restrittive che caratterizzano questo periodo per chi vive il problema della dipendenza da azzardo, sono davvero tutelanti e protettive. Non c’è offerta disponibile e non si può tantomeno uscire di casa. In questo tempo di pandemia sono inoltre notevolmente diminuite le richieste di aiuto di disperazione che erano solite arrivarci nei mesi scorsi.

Da quanto osserviamo, in chi seguiamo, non c’è migrazione verso l’offerta di azzardo on line. Iscriversi ad un conto gioco e proporsi in un casinò virtuale non è la stessa cosa: l’azzardo i malati lo vogliono toccare e sentire!

Molti dipendenti d’azzardo ci hanno sempre riportato che, mancando il contatto fisico con l’oggetto azzardo, con la macchina, il contesto diabolico e coinvolgente di quella sala o di quel bar o tabaccheria, gli sguardi di chi come te è dipendente, le loro reazioni nel vincere o perdere, manca quel qualche cosa che non si può comprendere con i paradigmi del vivere normale, che attrae e rende piacevole l’esserci in quel contesto patologico e tossico dove ciò che vince di fatto è l’alienazione e la tua nullità.

Le persone in questo lockdown si sentono più sole, più sfiduciate e necessitano più di prima la nostra presenza. E per questo, con gli operatori, non abbiamo mai interrotto le sedute di terapia con dipendenti d’azzardo e familiari. Ci siamo reinventati modalità nuove sfruttando a pieno i collegamenti in videoconferenza, whattsup e altro pur di non lasciarli soli.

Da questi continui contatti emerge chiara la loro esigenza di ascolto e di dialogo. Molti di loro stanno affrontando posizioni lavorative congelate in attesa di nuovi sviluppi di cui non si conoscono tempi o modalità. Il 70 per cento di loro sono persone che lavorano come liberi professionisti, agenti di commercio, impiegati e operai qualificati a cui è stato impedito il proseguimento del loro lavoro, devono di conseguenza affrontare la grande preoccupazione legata alle fatiche economiche…

I pensieri sono condizionati da questa fatica di intravvedere l’inizio del dopo. Questa indeterminatezza li uccide dentro, mettendo a dura prova la speranza di risalire, di rimettere in ordine i conti, di rivedere il benessere negli sguardi dei propri familiari. Sono spaventati da come potranno pagare le rate di quella finanziaria che nel momento della disperazione e della devastazione personale hanno richiesto e che ora, dopo essere stati aiutati nel piano di riammortamento, non riescono a pagare. E… non sanno quando potranno ricominciare a farlo!

Aver camminato per un periodo sulla via della speranza, aver consapevolizzato di più il “mostro azzardo” che il loro caro familiare stava vivendo, rende ora difficile perdere quei punti di riferimento necessari e non sentirsi ‘abbracciata da voi’ come riporta il familiare di un giocatore.

Un mio pensiero particolare in questo periodo va ai piccoli, ai figli di chi vive questo dramma. Penso a Marco che da poco, a soli 17 anni, mi aveva contattato piangendo, dopo quell’incontro fatto a scuola, per papà e mamma malati d’azzardo. Ora non vedere un tempo di inizio di terapia per loro, a causa delle restrizioni, lo spaventa molto.

E allora… come non pensare al dopo!

Chissà poi cosa succederà? Come si muoveranno le lobby dell’azzardo? Cercheranno di proporre un'offerta che riporti in breve tempo il business in attivo?

Si inventeranno modalità di offerta azzardo sempre più accattivanti, approfittando sicuramente della “disponibilità” dello stato in quanto di entrate erariali ce ne sarà fortemente bisogno per ripartire. Cercheranno di inserirsi, per fare i loro interessi, con vari emendamenti nascosti nelle pieghe nei vari provvedimenti urgenti per la ricostruzione economica.

Ora diventa vitale riflettere seriamente sul dopo emergenza. Ora dobbiamo decidere da che parte andare, ora è il momento di dare una svolta decisiva e definitiva a bandire tutto questo azzardo che devasta territori, intossica relazioni e rovina intere famiglie. Io sono certo della strada da seguire, lo devo a chi incontro e soprattutto ai loro figli, le piantine fragili di questa nostra società che continuamente scuotono la mia coscienza.

*Psicologo Coordinatore area giovani e dipendenze, Comunità Casa del Giovane di Pavia

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