Salute

Il triste giorno dei 100 medici deceduti sul fronte sanitario

9 Aprile Apr 2020 1345 09 aprile 2020

Dobbiamo fare tutti una riflessione su come, in questo paese, è stato garantito, per i medici e gli operatori sanitari, il diritto alla sicurezza sul posto di lavoro. Lo dobbiamo a tutti i colleghi deceduti, a tutti i professionisti che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di curare e salvare i pazienti, dice il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli

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Brescia punto triage - Foto: Sintesi - Coronavirus26
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Dobbiamo fare tutti una riflessione su come, in questo paese, è stato garantito, per i medici e gli operatori sanitari, il diritto alla sicurezza sul posto di lavoro. Lo dobbiamo a tutti i colleghi deceduti, a tutti i professionisti che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di curare e salvare i pazienti, dice il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli

“Dobbiamo fare tutti una riflessione su come, in questo paese, è stato garantito, per i medici e gli operatori sanitari, il diritto alla sicurezza sul posto di lavoro. Lo dobbiamo a tutti i colleghi deceduti, a tutti i professionisti che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di curare e salvare i pazienti. Dobbiamo ripensare il sistema, oggi particolarmente fragile e incapace di rispondere al bisogno di sicurezza dei professionisti. Ogni vittima ha scavato un solco profondo sulla pelle e nel cuore di ogni medico italiano. Le lacune e le omissioni organizzative sono difficilmente comprensibili e ancor più difficilmente giustificabili, alla luce di questi numeri drammatici”.

Questo il commento del Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, nel giorno in cui il triste elenco dei medici che hanno perso la vita nel corso dell’epidemia di Covid-19, pubblicato sul sito, conta 100 nominativi.

La maggior parte erano medici di medicina generale, mandati a combattere a mani nude contro il virus, senza gli adeguati dispositivi di protezione, ma anche pneumologi, medici penitenziari, medici legali – continua Anelli -. La Professione è unita nel cordoglio, piange i suoi morti e lotta per proteggere i colleghi e i cittadini. Vorremmo che lo Stato fosse altrettanto unito, senza divisioni tra il Governo Centrale e le Regioni, tra le Regioni e i Comuni, ma in una leale collaborazione e virtusa sinergia, nel tutelare i suoi medici, i suoi professionisti della salute, il suo Servizio Sanitario nazionale”

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