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Prostitute nel vicolo cieco del virus: via dalla strada ma sempre schiave

9 Aprile Apr 2020 1623 09 aprile 2020
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Le strade si svuotano ma lo sfruttamento continua. Nascono hot chat online. Qualcuna si è trasferita a casa dei clienti diventando il loro gioco sessuale 24h, qualcuna sta contraendo debiti che dovrà ripagare con altri anni di prostituzione ancora. «Queste donne erano già invisibili nella quotidianità prima della diffusione del Coronavirus, lo sono ancora di più oggi. Hanno perso anche solo la possibilità di nutrirsi», spiega Marzia Gotti, responsabile della prossimità territoriale di Lule, l’associazione si occupa di lotta al traffico di esseri umani. «Tutto questo non accade perché c’è un solo sfruttatore. Ma perché c’è un sistema intero che lascia indietro le persone»

In Italia le donne vittime di prostituzione sono 70mila (4mila solo in Lombardia). Nove prostitute su dieci sono straniere, una su dieci è minorenne.
Ma oggi con la diffusione della pandemia le strade della prostituzione si sono svuotate. Non ci sono più ragazze. Non sfrecciano le macchine dei clienti che si accostano ai margini delle strade e sporgono la testa fuori dal finestrino per guardare, scegliere, contrattare.

Quindi il coronavirus ha involontariamente cancellato abusi e violenze ai danni di queste donne? Sarebbe bello se fosse così. Una nota positiva in mezzo alla catastrofe. Ma la realtà dice altro. Il coronavirus ha solo indebolito ancora di più questa fascia fragile della popolazione e rafforzato forme di sfruttamento preesistenti. «Noi ci occupiamo di persone fragili, di chi stai ai margini, sui bordi», dice Marzia Gotti, responsabile della prossimità territoriale di Lule, l’associazione si occupa di lotta al traffico di esseri umani e assistenza alle vittime di tratta. «Queste donne erano già invisibili nella quotidianità prima della diffusione del coronavirus, lo sono ancora di più oggi. In questo momento la loro condizione di fragilità le porta ad essere ancora più emarginate. Essendo fragili sono le prime che hanno perso anche solo la possibilità di nutrirsi».

La situazione è critica: «La maggior parte delle ragazze ha smesso di prostituirsi», continua Gotti. «Così in poche settimane sono rimaste senza lavoro e hanno perso la possibilità di comprare del cibo. Come associazione abbiamo fatto un lavoro di comunicazione a tappeto per diffondere tutte le informazioni e indicazioni sanitarie per prevenire il contagio. Ma c’è un fattore che accomuna tutte le persone in condizioni di fragilità e che con coronavirus è esploso: l’invisibilità».

Lo sfruttamento trova sempre forme nuove per continuare. Vestiti diversi ma con la stessa matrice. «Quello dello sfruttamento sessuale è un meccanismo complesso. Di fatto una parte di ragazze continua a prostituirsi ma con altre modalità», spiega Gotti. «Le ragazze pagano affitti molto alti. Per una casa che può valere 600 euro al mese a loro ne chiedono anche 1500. Non hanno i documenti o ce li hanno ma sentono sempre addosso il peso del giudizio altrui. Quindi pagano chi si approfitta della loro condizione di fragilità. Anche questa è una forma di sfruttamento. Qualcuna non aveva più soldi per garantirsi in tetto sotto la testa e si è trasferita da qualche cliente affezionato. Il cliente così ha il “giocattolo” a disposizione tutto il giorno. La ragazza si prostituisce non con dieci persone ma con una. Anche questa è una forma di sfruttamento e prostituzione perché se la ragazza avesse voluto davvero vivere con quel cliente ci sarebbe andata prima. In questo primo scenario la prostituzione diventa ancora di più un mezzo di sopravvivenza. Ma dopo il Coronavirus ci troviamo davanti ad un disastro completo».

Una parte delle ragazze continua a vivere in casa: «non è dato sapere con chi», continua Gotti. «Qualcuna vive con gli sfruttatori. Altre per stare in casa hanno iniziato ad indebitarsi “mi hanno prestato i soldi degli amici”, raccontano. Altre ancora, poche, rischiano la vita in strada per guadagnare 20 euro. Anche la prostituzione indoor ha subito un forte rallentamentoma nascono hot chat online».

È importante che le persone capiscano che non si può parlare di un solo sistema di sfruttamento. «Ti sfrutta», spiega Gotti, «il proprietario di casa che ti chiede il triplo per l’affitto perché sei una prostituta. Ti sfrutta chi ti chiede il pizzo per stare sulla strada. Ti sfrutta chi ti fa da prestanome perché non hai i documenti e in cambio ti chiede soldi o altro. Le prostitute pagano tutto dieci volte di più. Perciò è riduttivo parlare di un solo sfruttatore. E tutti i debiti che le ragazze stanno contraendo in questi giorni li dovranno ripagare con altri anni di prostituzione ancora. E questo non accade perché c’è un solo sfruttatore. Ma perché c’è un sistema intero che lascia indietro queste persone».

Intanto nei forum dei clienti ci si sta già preparando al dopo. «”Noi bobbiamo essere uniti”, si legge», riporta Gotti. «”Quando ricominceranno a lavorare non avranno soldi e non dobbiamo accettare prezzi più alti per le prestazioni. Altrimenti il costo del mercato diventa più alto”».

Ma come vengono aiutate? La Caritas sta facendo un lavoro importante ma non sempre c’è la possibilità di rispondere ai bisogni di tutti. «L’ordinanza della protezione civile 658 del 29 marzo unitamente al dpcm 28 - 03 - 2020 danno origine a fondo messo a disposizione dei comuni per aiutare chi si trova in condizioni di necessità. Questi soldi non sono destinati solo a chi è residente in quel comune ma anche a chi si trova sul territorio. Il decreto non specifica appunto “solo residenti”. Il nostro lavoro come Lule è quello di mettere in rete le ragazze, far riconoscere i loro diritti e velocizzare le procedure. Davanti al bisogno impellente interveniamo direttamente noi con la consegna pacchi alimentari e medicine quando serve».

Quando tutto sarà finito ci troveremo davanti ad un altro disastro. Se per quando tutto sarà finito non saremo in grado di accorciare le distanze tra noi e le fasce più fragili della popolazione significherà che da questa pandemia non abbiamo imparato niente. «Non so cosa immaginare, ma penso che quando tutto sarà finito queste ragazze si ritroveranno con una grave situazione debitoria sulle spalle. E maggiore sarà la non risposta delle istituzioni a queste persone fragili più dura diventerà la condizione dello sfruttamento e i rischi sui territori. Perché se una persona non mangia per troppi giorni e non trova nessun aiuto alla fine cosa crediate che faccia? Si toglie la vita o cerca qualunque modo per prostituirsi e guadagnare qualcosa».

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