Annie Spratt V Y Ek9w Ou Pw Unsplash
#Covid19

A Moncalieri Cifa sostiene l'inclusione digitale dei ragazzi

15 Aprile Apr 2020 1819 15 aprile 2020
  • ...

La onlus grazie al progetto “Avanti tutta, avanti tutti”, finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo è in prima linea nel contrastare l’esclusione sociale che la pandemia sta generando in particolare negli alunni delle scuole. «Il nostro primo obiettivo è evitare che troppi ragazzi restino indietro», spiega Maria Alessandra Verrienti capo progetto per Cifa onlus

Grazie al contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo l’ong Cifa onlus ha avviato un progetto con le scuole, gli studenti e genitori del comune di Moncalieri (TO) per facilitare l’inclusione sociale e digitale di alunne e alunni in difficoltà e per sostenere loro e le loro famiglie in questa situazione. Si tratta di “Avanti tutta, avanti tutti” che ha partecipato al bando chiuso il 22 marzo indetto dalla Fondazione e che prende il via in questi giorni. «Si tratta di un’iniziativa che è nata proprio dalle esigenze del territorio», spiega Maria Alessandra Verrienti, capo progetto per Cifa che Moncalieri la conosce molto bene visto che vi abita.

La ong sta lavorando con il Comune di Moncalieri, l’associazione Viva - Volare Insieme Verso l’Autonomia, e Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali.
Le misure di mitigazione del rischio messe in campo dal Governo Italiano per fronteggiare la situazione causata dalla pandemia da Covid-19 stanno avendo gravi ripercussioni sociali ed economiche soprattutto per i soggetti più fragili. «Siamo sentendo i presidi dei quattro istituti comprensivi per individuare quali sono i ragazzi più a rischio: i problemi sono a vari livelli» continua Verrienti. «Ci sono i ragazzi che già facevano fatica a studiare prima, poi ci sono quelli i cui genitori sono poco avvezzi all’uso delle tecnologie e quelli che non hanno a disposizione gli stessi strumenti, tablet o pc». Inoltre il progetto prevede di fornire un sostegno scolastico, un vero e proprio doposcuola professionale.

«Uno degli obiettivi è anche quello di rafforzare una rete di genitori disponibili per il tutoraggio, avendo chiaro che noi non vogliamo puntare alla mera performance scolastica, ma vogliamo far sapere ai ragazzi che non sono soli ad affrontare tutto questo», precisa Verrienti.

Le scuole, chiuse dal 24 febbraio, si sono attrezzate per garantire agli studenti il proseguimento della didattica tramite piattaforme online, ma non sempre le alunne e gli alunni riescono a seguire le lezioni; non solo per l’impossibilità di accedere alla rete, ma anche per poca motivazione, difficoltà di concentrazione e apprendimento in autonomia, limitato sostegno dei genitori. Ed è qui che vuole intervenire: il progetto che sarà attivo per i prossimi due mesi – fino alla fine dell’anno scolastico – fornirà gli strumenti informatici per poter accedere alle lezioni e ai materiali didattici messi a diposizione dalla scuola, evitando così l’esclusione dalla comunità scolastica.

Inoltre, si punta a garantire il supporto allo studio con programmi di doposcuola, per facilitare i meccanismi di apprendimento a chi ha difficoltà a farlo in autonomia; offrire uno spazio di consulenza psicologica a distanza per le famiglie, per gli studenti e i docenti: momenti di ascolto e confronto in questo momento in cui ci troviamo a gestire in modo nuovo le relazioni familiari amicali e sociali; fornire un servizio telefonico di intermediazione culturale alle famiglie con background migratorio tramite mediatori culturali specializzati.

«Al momento stiamo facendo conoscere il progetto in accordo con le scuole attraverso volantini su whatsapp di classe, con una doppia possibilità: segnalare la propria disponibilità o segnalando il proprio bisogno. Le scuole poi faranno incontrare i bisogni con le offerte di aiuto», continua Verrienti.

Nel progetto che ha una dotazione di 23mila euro, saranno coinvolti circa 300 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni, una sessantina quelli che necessitano di doposcuola e una cinquantina quelli cui saranno forniti gli strumenti tecnologici. Un’ottantina invece i genitori.

In aperturta photo by Annie Spratt on Unsplash

Contenuti correlati