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La ripartenza deve avere la scuola come priorità

21 Aprile Apr 2020 1119 21 aprile 2020
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L'organizzazione chiede che l'educazione sia al centro della fase 2: perché nessuno resti indietro, perché questa emergenza non vada e radicare ancora più profondamente le disuguaglianze già esistenti

Delle tante disuguaglianze che questa emergenza ha messo in luce, l’accesso all’educazione è una di quelle più evidenti. La vediamo in Italia, come nel mondo e a subirne le conseguenze, sono sempre le comunità più vulnerabili. La scuola non è solo il luogo dove si studia, ma è lo spazio in cui le bambine e i bambini, anche chi ha più difficoltà e vive situazioni di marginalità, trova il confronto con un mondo adulto diverso da quello familiare, magari assente o addirittura dannoso, pratica attività sportiva, ha accesso a un pasto equilibrato.

WeWorld, Organizzazione che da 50 anni difende i diritti di donne e bambini in 29 Paesi, incluso l’Italia, chiede che la scuola sia al centro della ripartenza, in tutto il mondo, perché nessuno resti indietro, perché questa emergenza non vada e radicare ancora più profondamente le disuguaglianze già esistenti.

Molti paesi in tutto il mondo erano già in una situazione di precarietà per l’accesso all’istruzione per bambini e, soprattutto, bambine e questa interruzione della scuola rischia di riportare indietro di decenni i passi in avanti fatti. Anche in Italia emergono fragilità e profonde diversità tra chi ha accesso a strumenti e competenze e riuscirà a ripartire e chi in questo momento è tagliato fuori dalla scuola e resterà indietro.

Per questo vogliamo che i diritti dei bambini tornino al centro del ragionamento pubblico: la scuola deve rientrare tra le priorità del Governo da subito perché è lì che si costruisce il futuro del nostro Paese.

«Questa emergenza ha reso ancora più evidente la diversità di accesso all’educazione e le conseguenze di una sospensione prolungata della scuola, differenze tra i vari paesi e in Italia. Dobbiamo fare in modo che questa crisi diventi l’opportunità di ripensare un sistema inclusivo – spiega Marco Chiesara, presidente di WeWorld – Da anni siamo impegnati in tutto il mondo e nelle periferie italiane per sostenere quei ragazzi che proprio durante questa emergenza hanno dovuto affrontare molte più difficoltà. Facciamo in modo che siano proprio loro il perno intorno a cui ruota il “nuovo” sistema scolastico post emergenziale».

Guardando all’Italia, ecco le quattro priorità da cui ripartire:

​LA DIDATTICA A DISTANZA NON È PER TUTTI. I dati Istat ci raccontano che anche in quarantena non siamo tuti uguali. Un ragazzo su 8, tra i 6 e i 17 anni, non ha un computer o un tablet a casa. In termini assoluti parliamo di circa 850 mila studenti in grave difficoltà con la didattica a distanza. Per questo riaprire la scuola dopo il lockdown imposto dall’emergenza sanitaria per Covid-19 deve essere una priorità. Un’urgenza da affrontare al più presto affinché non avvenga accentuato, ancora una volta, il divario tra i giovani. Proprio quei giovani, e giovanissimi, che finora sembrano essere i grandi esclusi dalle politiche di ripartenza. In questa fase di ripartenza infatti è necessario porre particolare attenzione alle fasce che vivono in situazioni familiari a rischio di povertà educativa ed economica, già escluse in precedenza, che oggi stanno soffrendo maggiormente della chiusura delle scuole. Dal 24 febbraio in Lombardia e dal 2 marzo nel resto d’Italia, è infatti in atto una didattica a distanza che però non si svolge in modo uniforme perché deve fare i conti con la mancanza di dispositivi e connessioni lente o limitate. Non a caso la rete Alleanza per l’infanzia di cui facciamo parte, denuncia come il mancato accesso o l’accesso sporadico alla didattica on line sta accrescendo le diseguaglianze.

LA SCUOLA NON È SOLO DIDATTICA. La scuola non è solo didattica: non si può non tenerne conto. È il luogo dove bambini acquisiscono anche competenze sociali, di comunità. In molte aree vulnerabili, inoltre, è l’unico luogo in cui entrano in contatto con altri modelli, fanno attività motoria etc. Nelle aree in cui la povertà educativa è più evidente i genitori non sono in grado di fornire ai bambini supporto nei compiti ma neppure un supporto emotivo, psicologico. Senza la scuola quindi i bambini e le bambine sono privati di relazioni e contatti sociali, perché vivono in situazioni di disagio, degrado e spesso sono a rischio violenza assistita o subita.

FASCIA 0-5: UN'ALTERNATIVA ALLA DIDATTICA A DISTANZA. I servizi educativi per i bambini e le bambine della fascia 0-6 saranno essenziali nella ripresa, anche per consentire ai genitori (le mamme) di tornare al lavoro. È l’occasione per attuare cambiamenti strutturali atti a potenziare questi servizi per garantire uguaglianza di sviluppo e opportunità sin da piccoli (ormai assodato che chi frequenta servizi educativi 0-6 ne gioverà nei anni scolastici futuri). Diventa quindi necessario che le Istituzioni tengano presente, nella sua interezza, la complessità del corpo studentesco che deve tornare ad occupare i banchi di scuola. E non solo.

NON LASCIARE SOLE LE DONNE. Il coronavirus ha avuto forti ripercussioni anche sulla vita scolastica di quasi 300 milioni di studenti in tutto il mondo, che sono costretti a rimanere a casa a causa della chiusura delle scuole (dati Unesco). Uno stop forzato alla routine che ha impattato (e impatterà) maggiormente sulla vita delle donne, su cui spesso ricade la responsabilità della cura dei figli, come controllare i compiti o aiutarli nell’esecuzione. I servizi educativi consentono conciliazione famiglia lavoro e quindi la permanenza delle donne nel mercato del lavoro retribuito. Molti nidi sono a rischio chiusura e se chiuderanno, questo avrà effetti dirompenti per le famiglie e soprattutto per le donne che rinunceranno al lavoro retribuito per accudire i figli (anche per chi ha i nonni e quindi potrebbe farsi aiutare nella cura dei figli sarà difficile, dal momento che le fasce anziane sono quelle più a rischio coronavirus).

Le diseguaglianze di genere si accentueranno e il nostro Paese rischia di fare enormi passi indietro.

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