#Covid19

Lettere al futuro. Cari futuri giovani

23 Aprile Apr 2020 0918 23 aprile 2020

Cari Futuri Giovani, godetevi quello che avete, perché a noi stanno mancando tante cose comprese le ansie per le verifiche. Ma abbiamo scoperto tanto e anche un Paese, il nostro, capace di donarsi a chi ha più bisogno

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Giovani 2
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Cari Futuri Giovani, godetevi quello che avete, perché a noi stanno mancando tante cose comprese le ansie per le verifiche. Ma abbiamo scoperto tanto e anche un Paese, il nostro, capace di donarsi a chi ha più bisogno

CariFuturiGiovani, mi chiamo Gabriele Giannetti, ho 24 anni, vivo a Milano ed è da 2 mesi che non esco di casa. Che l’Italia non esce di casa.
Proprio qui, vicino a casa mia, una paio di mesi fa è iniziato il periodo più difficile e buio che il nostro paese poteva attraversare dopo la fine della 2 guerra mondiale.

Il 21 febbraio scorso, infatti, da un paese del nord Italia si è incominciato a diffondere un nuovo e feroce virus: il Covid-19. Tutto è iniziato quel giorno e da allora ne viviamo gli effetti: prima hanno chiuso i comuni con i contagiati, poi le scuole e università, intere regioni, fino a tutto il paese. L’Italia era diventata un’intera zona rossa. Ma i casi aumentavano ancora e via con la chiusura di negozi e aziende, fino ad arrivare ad oggi.

Da qualche settimana non possiamo più uscire di casa, se non autocertificando che quello che stiamo andando a fare è di vitale importanza. Siamo obbligati a indossare la mascherina, a stare a un metro di distanza uno dall’altro, festeggiare eventi importanti attraverso uno schermo.
Dopo 9 settimane vissute in quarantena, bhè, la fatica si sente: le giornate tra divano e scrivania, fanno sorgere mille pensieri con la stessa frequenza con cui sfoglio pagine di libri.

CariFuturiGiovani, godetevi quello che avete, perché a noi sta mancando: ci manca poterci vedere, abbracciare e ridere insieme. Ci mancano le nostre abitudini fatte di appuntamenti, corse, ritardi, serate tra amici, discussioni, pranzi dalla nonna. Ci mancano le ansie per le verifiche, come delle riunioni di lavoro, il correre fuori casa perché il pullman sta arrivando, entrare in un bar per prendere un caffè al volo, la fretta in mezzo al traffico, la Messa della Domenica e le visite dei propri cari al cimitero.
Se prima arrivavamo a non volerne più sapere di tutti, adesso, non vediamo l’ora di incontrare gente, guardarla negli occhi per sapere come sta e vedere davvero se dice la verità.
Ci mancano quelle piccole cose che riempiono le giornate, la vita, il cuore di ognuno di noi.

Ma con esse, abbiamo riscoperto altro. Altro che sembrava averci abbandonato per sempre: il valore della propria famiglia, vissuta tra pranzi, cene e divertimenti, le riflessioni e pensieri che sopraggiungono nella propria stanza. Abbiamo riscoperto il piacere di una telefonata inaspettata, la sveglia che forse forse puoi posticipare di qualche minuto. Il silenzio, il cinguettio degli uccelli, libri non letti, angoli della casa abbandonati. Abbiamo riscoperto la calma, l’importanza del contatto fisico (attualmente impossibile), e la bellezza delle condivisione. Per non parlare di un sentimento terribile ma umano: la paura. La paura di perdere un proprio parente da un momento all’altro, la paura di non tornare alla vita di prima, la paura che a questa situazione non ci sia una fine.

E a fronte di questo, CariFuturiGiovani sappiate che c’è - e c’è stata - l’Italia che, nonostante tutto, non si è fermata. L’Italia dei medici e infermieri allo stremo che rischiano la loro vita per salvare quella degli altri in ospedali affollati o dei volontari che cercano di renderla migliore nel caso di anziani in istituto e da soli nelle proprie case. L’Italia delle donazioni, della solidarietà, delle aziende che convertono le proprie produzioni, l’Italia dei flashmob per sentirsi meno soli, dei giornalisti, dei sacerdoti, degli insegnanti così attaccati ai loro studenti da non mollarli un minuto. L’Italia dei brindisi condivisi tra un balcone all’altro.

CariFuturiGiovani, è vero, molto probabilmente ci risolleveremo da questa situazione e voi che ne leggerete e guarderete dei frammenti siate orgogliosi del vostro Paese. Quando parlerete dell’Italia, siatene or-go-glio-si:

Sì, siatene orgogliosi perché siamo un grande popolo che non si è mai voltato dall’altra parte; perché abbiamo sempre chiesto poco e realizzato l’impossibile; perché l’Italia è un paese meraviglioso che alle sue imperfezioni risponde con altrettante e superiori qualità; perché siamo un Paese che ha saputo rinasce in più occasioni; siatene orgogliosi perché siamo un popolo dal sorriso ed entusiasmo facile, ed è questa e lo sarà sempre la nostra “arma” vincente.

CariFuturiGiovani adesso vi lascio, torno a fare il mio dovere, ma promettete che non lascerete mai sola l’Italia, come l’Italia non sta lasciando solo nessuno.

Buona vita,
un vostro coetaneo vissuto ai tempi del #Coronavirus
Gabriele Giannetti

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