Anteprima magazine

De Rita: «Non arrendiamoci allo statalismo dell’emergenza»

24 Aprile Apr 2020 1803 24 aprile 2020

Il fondatore del Censis è uno dei contributors del numero del magazine di maggio che da oggi distribuiamo gratuitamente on line con il titolo “Aprite gli occhi”, rivolto a un Governo che sino ad ora ha dimenticato il Terzo settore. Come se ci potesse essere ripresa economica, senza tenuta sociale. Una miopia che il Paese rischia di pagare a caro prezzo

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Il fondatore del Censis è uno dei contributors del numero del magazine di maggio che da oggi distribuiamo gratuitamente on line con il titolo “Aprite gli occhi”, rivolto a un Governo che sino ad ora ha dimenticato il Terzo settore. Come se ci potesse essere ripresa economica, senza tenuta sociale. Una miopia che il Paese rischia di pagare a caro prezzo

«(…) Il sistema sociale italiano ha subito, con l’epidemia da coronavirus, un enorme scossone, cui era pressoché totalmente impreparato. Una impreparazione che era forse inevitabile, visto che nella storia tutte le epidemie sono arrivate inaspettate e devastanti; e considerato che quella che ci ha colpito a febbraio aveva preso le mosse da realtà geografiche lontane, il che ci consentiva di sentirle socialmente estranee. Al momento mediaticamente culminante, quello in cui il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza, il clima si è subito infiammato e scompensato, con un impressivo “avviso di pericolo” per tutti i soggetti sociali ed istituzionali. Ha caricato di una drammatizzazione non compensata da una chiara strategia di contrasto e ha finito per accentuare paure indistinte, confusi comportamenti, fatalmente sfociati in una ulteriore impreparazione di sistema. Non è male quindi richiamare, come stessimo facendo un collettivo esame di coscienza, i meccanismi strutturali e procedurali con cui abbiamo cercato di supplire all’impreparazione a fronteggiare l’emergenza. Articolando l’analisi su quattro grandi ambiti di responsabilità chiamati in causa dall’epidemia.

Giuseppe De Rita

Il primo ambito di responsabilità è quello del potere politico statuale. È quello che si è mosso per primo e più pesantemente, sia con la pubblica dichiarazione dell’emergenza, sia, subito dopo, con la chiusura di ogni mobilità su tutto il territorio nazionale. Onore al merito, si potrebbe dire, se questa presa di responsabilità della politica non si fosse poi evoluta, più o meno volontariamente, in una verticalizzazione decisionale ed una concentrazione statuale degli interventi via via attuati. Certo, è ampiamente noto che in ogni periodo di pesante crisi è fatale lo slittamento in alto del potere di decidere rapidamente. È avvenuto più volte nella storia e non possiamo sorprenderci che sia avvenuto anche in Italia nei mesi scorsi. Ma la verticalizzazione decisionale scattata ha via via assunto venature e poi caratteristiche che potremmo chiamare di “statalizzazione” del fronteggiamento dell’emergenza: tutto è stato ricondotto alla macchina statale, sia che si parli della tradizionale macchina della pubblica amministrazione (si pensi al peso di ministeri importanti come quello della Sanità o quello dell’Interno), sia che si parli di organizzazioni di interventi specializzati (la Protezione civile e l’Istituto Superiore di Sanità), sia che si parli di strutture più o meno temporanee di supporto tecnico (i commissari e le task force).

Tutta la gestione della informazione sulla fenomenologia sanitaria e del coordinamento degli interventi è stata praticamente statalizzata, quasi che non vi siano altri soggetti da associare al darsi cura dell’emergenza. Si è arrivati a statalizzare anche il flusso delle beneficenze private, se si nota la pressione anche mediatica a incanalare le offerte verso la struttura pubblica della Protezione civile (…continua).

L'indice del numero

L’intervento del fondatore del Censis Giuseppe De Rita chiude le 72 pagine del numero di maggio del magazine che da oggi distribuiamo gratuitamente on line con il titolo “Aprite gli occhi”, rivolto a un Governo che sino ad ora ha dimenticato il Terzo settore. Come se ci potesse essere ripresa economica, senza tenuta sociale. Una miopia che il Paese rischia di pagare a caro prezzo.

Il magazine si apre con l’editoriale del direttore Stefano Arduini (“Senza sociale, il Paese affonda”) e si sviluppa lungo tre capitoli (“Il fronte del sociale”, “Il nodo delle risorse”, “La sussidiarietà che verrà”). Tanti i contributi autorevoli, oltre a quello di De Rita: Paola Pessina (vicepresidente di Fondazione Cariplo e presidente della Casa di cura Ambrosiana), Maria Chiara Carrozza (ex ministro e direttore scientifico della fondazione Don Carlo Gnocchi), Furio Gramatica (direttore Sviluppo Innovazione di Fondazione don Gnocchi), Gabriele Rabaiotti (assessore alle Politiche sociale di Milano), Ivana Pais (sociologa dell’università Cattolica di Milano), Enzo Manes (presidente della Fondazione Italia Sociale), Alessandra Smerilli (economista e socia fondatrice della Scuola di economia civile), Stefano Granata (presidente di Federsolidarietà/Confcooperative), Giovanna Melandri (presidente di Human Foundation
e della rete Social Impact Agenda per l’Italia), Sergio Gatti (direttore generale di Federcasse), Giovanni Moro (sociologo ed ex presidente di Fondaca), Giorgio Vittadini (presidente della Fondazione per la sussidiarietà), Angelo Moretti (direttore generale del consorzio Sale della terra), Mauro Magatti (sociologo dell’università Cattolica), Giacomo Libardi (cooperatore), Marco Marcatili e Massimiliano Colombi (rispettivamente economista di Nomisma e sociologo e direttore di Anteas), Pietro Lembi (urbanista), Simona Morini (filosofa), Raffaele Iosa (ex maestro e direttore didattico) Laura Orestano (amministratore delegato di SocialFare e del Cottino Social Impact Campus).


Il numero è stato interamente prodotto in smart working
cover art: Massimiliano Marzucco & Matteo Riva

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