Buone pratiche

Lo sport a distanza al servizio dell'inclusione sociale

1 Maggio Mag 2020 1213 01 maggio 2020

"All’inizio abbiamo fornito orientamento sui vari decreti, aiuto compiti, allenamenti a casa, supporto nutrizionale, counselling psicologico, monitoraggio quotidiano. Poi abbiamo aggiunto interventi per i bisogni più urgenti e consegnato kit con cibo, farmaci, prodotti per l’igiene, libri oltre a tablet e connessioni per colmare il digital divide che isola drammaticamente molti nuclei familiari", spiega Alessandro Tappa presidente di Sport senza frontiere

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Sport Senza Frontiere
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"All’inizio abbiamo fornito orientamento sui vari decreti, aiuto compiti, allenamenti a casa, supporto nutrizionale, counselling psicologico, monitoraggio quotidiano. Poi abbiamo aggiunto interventi per i bisogni più urgenti e consegnato kit con cibo, farmaci, prodotti per l’igiene, libri oltre a tablet e connessioni per colmare il digital divide che isola drammaticamente molti nuclei familiari", spiega Alessandro Tappa presidente di Sport senza frontiere

Rosy si allena facendo canestro nel secchio che raccoglie l’acqua piovana appena fuori della sua baracca nella periferia est di Roma, Giovanni segue dal telefonino le lezioni di rugby del suo allenatore dalla sua casa in una Bergamo desolata, Abdul può finalmente seguite le lezioni grazie a un tablet appena ricevuto in dono nell’hinterland di Milano, Giovanna vuole restare in forma per il campionato di calcio a 5 che si terrà nel centro sportivo di Barra, Napoli, “appena usciamo dall’incubo’’. Sono frammenti delle centinaia di storie di bambine e bambini intercettati da Sport Senza Frontiere Onlus (SSF) nell’Italia delle periferie, che vedono nello sport un potente veicolo di integrazione e riscatto. Aprono uno squarcio sull’infanzia di quei pezzi di Paese normalmente isolati che, nell’infinito periodo di lockdown, rischiano di essere tagliati fuori del tutto.

"Le famiglie di cui ci occupiamo - spiega, Alessandro Tappa presidente della onlus - appartengono alle fasce più vulnerabili della popolazione, affrontano povertà estreme e oggi si trovano ancora più sole. Una volta compresa la gravità di quello che stava accadendo con la chiusura contemporanea delle scuole, dello sport e di tante attività produttive, abbiamo subito deciso di intervenire per non lasciare soli i bambini che seguiamo. All’inizio abbiamo fornito orientamento sui vari decreti, aiuto compiti, allenamenti a casa, supporto nutrizionale, counselling psicologico, monitoraggio quotidiano. Poi abbiamo aggiunto interventi per i bisogni più urgenti e consegnato kit con cibo, farmaci, prodotti per l’igiene, libri oltre a tablet e connessioni per colmare il digital divide che isola drammaticamente molti nuclei familiari."

Educazione, inclusione sociale e benessere psicofisico attraverso lo sport, è questa la mission di Sport Senza Frontiere, la onlus che organizza in Italia percorsi educativo-sportivi gratuiti per bambini in situazioni di disagio socio-economico o psicologico. Nata nel 2011, segue oltre 400 ragazzi e le loro famiglie in varie aree a rischio di Roma, Napoli, Milano, Torino, Bergamo e Trento. I bambini sono inseriti in programmi sportivi svolti regolarmente più volte a settimana, vengono prelevati presso il proprio domicilio e seguiti dal punto di vista psico-sanitario attraverso visite mediche periodiche. Lo sport è per SSF lo strumento principale per favorire aggregazione e inclusione sociale ed il grimaldello per entrare a nelle vite di ragazzi che vivono in contesti o situazioni complessi e prendersene cura in maniera olistica.

“A casa siamo 6 e i problemi economici che avevamo, da quando c’è il lockdown, si sono moltiplicati – dice Ali, un ragazzo di 16 che vive in una situazione abitativa precaria alla periferia di Roma -. Papà non può svolgere la sua attività lavorativa e ha smesso di percepire lo stipendio. in Per noi che non potevamo permettercelo, SSF è sempre stata l’occasione di fare sport, io faccio Muay Tai, mentre mia sorella nuoto. Ma in questo periodo è stata per noi un legame ancora più essenziale. Sono venuti due volte con pacchi con la spesa e ci hanno regalato un Ipad con cui io e i miei 3 fratelli, abbiamo risolto molti problemi per la connessione con la scuola. In più di tanto in tanto ci aiutano da remoto per i compiti”.

In questi due lunghissimi mesi, tantissime famiglie hanno sperimentato un tipo di social distancing molto meno benefico di quello raccomandato dal governo. La povertà educativa che molti bambini vivono in tante aree d’Italia ha accumulato gap cognitivi, psicomotori e relazionali e nel prepararsi ad affrontare la Fase 2, bisognerà tenerne conto. “Lo sport e il gioco all’aria aperta saranno le vere “medicine” – riprende Tappa – Grazie alla lunga esperienza, Sport Senza Frontiere, col suo modello di intervento integrato che offre attività sportiva, supporto psicopedagogico, sanitario e logistico, potrà dare una riposta adeguata. Con i nostri operatori e la fitta rete di centinaia di Associazioni Sportive Dilettantistiche e diversi enti socio-assistenziali e universitari con cui collaboriamo, saremo presenti sul territorio in maniera capillare."

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