Paolo Manzo M 02
Festival dei Diritti Umani

Viaggio per immagini dentro la disabilità

4 Maggio Mag 2020 1240 04 maggio 2020
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Per capire fino in fondo la disabilità dobbiamo affondarci dentro gli occhi. È quello che hanno fatto quattro fotografi che parteciperanno alla quinta edizione del Festival dei Diritti Umani, in scena dal 5 al 7 maggio in live streaming, dedicata alla disabilità con lo slogan “da vicino nessuno è disabile”. «La fotografia documentaristica», spiega Leonardo Brogioni, responsabile della Sezione Foto del Festival, «ti costringe a uno “sforzo in più”. Ti obbliga a guardare il dettaglio. È uno strumento necessario: “ti racconto qualcosa mostrandolo”

Paolo Manzo della vita di Mario ha fotografato tutto. Gli amici che lo portano al mare. Il momento della doccia, quello in cui a casa cambiano le lenzuola del suo letto. Le foto insieme sono diventate un viaggio non solo dentro la vita di Mario, ma in quella della sua famiglia, degli amici, della comunità che vive con lui. Mario è diventato tetraplegico dopo un tuffo sugli scogli e per capirla meglio la sua vita dopo l’incidente, per raccontarla agli altri, Paolo Manzo nella disabilità ci è voluto entrare dentro.

Il suo lavoro sarà presentato al Festival dei Diritti Umani, in scena dal 5 al 7 maggio in live streaming a causa dell’emergenza Coronavirus. «Questo giovane fotografo napoletano», racconta Leonardo Brogioni, responsabile della Sezione FOTO del Festival, «entra nella sfera privata della vita di Mario e insieme alla sua vita ci racconta anche quella che lui ritiene una situazione tipica del Sud Italia, che non è fatta solo di barriere architettoniche, ma di una comunità di persone, dalla famiglia agli amici, dove la relazione è tutto. Una comunità che “cura” la persona con disabilità non dal punto di vista medico, ma relazionale appunto. Prettamente umano».

La fotografia è una forma di approfondimento: «Un tipo di documentazione», spiega Brogioni, «che ti costringe a uno “sforzo in più”. Ti obbliga a guardare il dettaglio. E tutti i lavori dei quattro fotografi che abbiamo scelto per questa quinta edizione del Festival si basano su due elementi fondamentali: la relazione, che ci mostra quanto sia importante l’aspetto della comunità, e l’immedesimazione, la capacità quindi di mettersi dalla parte degli altri. E per questo la fotografia documentaristica è uno strumento necessario quando parliamo di diritti: “ti racconto qualcosa mostrandolo”».

Alessio Coser, “Dove sono finiti i sogni di Basaglia?”

Insieme al lavoro di Paolo Manzo, saranno presentati anche i progetti di altri tre fotografi emergenti. Alessio Coser, il suo lavoro intitolato “Dove sono finiti i sogni di Basaglia?, tratta la tematica delle persone che soffrono di disturbi psichiatrici e della salute mentale a 40 anni dalla Legge 180 di Basaglia che ha portato alla chiusura dei manicomi. «Alessio», spiega Brogioni, «definisce le persone con disturbi psichiatrici dei rivoluzionari per questo loro modo diretto e senza filtri di relazionarsi agli altri».

E poi ancora Silvia Franzoni presenterà “Altravoce, una serie di ritratti di ragazzi che suonano nell’orchestra inclusiva in provincia di Brescia “Altravoce” che ha dato il nome alla raccolta di immagini. «Ritratti empatici e delicati», dice Brogioni. «In ogni foto si percepisce la felicità di chi sta suonando. Dove l’aspetto della relazione esplode fortissimo. Fino a poco tempo fa troppo sottovalutato e invece è proprio la relazione che questi ragazzi richiedono».

Silvia Franzoni, “Altravoce”

E per metterci davvero “in panni” diversi dai nostri e costringerci a guardare con gli occhi degli altri la realtà, Paola Cominetta ha realizzato “Colour Blindness, un progetto dove affronta il tema del daltonismo catapultandoci nel mondo di chi ha questo difetto visivo incurabile. «Tutto il lavoro», dice il responsabile della Sezione Foto di FDU2020, «diventa una lunga soggettiva in cui il paesaggio viene visto con gli occhi delle persone daltoniche». I fotografi racconteranno i loro lavori durante la tre giorni del Festival (qui il programma completo) intervenendo in diretta streaming.

Paola Cominetta, “Colour Blindness”

L’indifferenza verso “l’altro”, l’isolamento e le difficoltà quotidiane che troppo spesso vivono le persone con disabilità tornano anche nella Sezione FILM del Festival dei Diritti Umani.

«Il cinema», racconta Antonio Prata, responsabile della Sezione FILM, «è la più diretta tra le arti. Il cinema colpisce dentro le emozioni e ha la capacità di tirarle fuori, elaborarle in qualche modo. Fa riflettere, emozionare e cambiare percezione dell’altro da noi».

Tre le proiezioni in programma, che saranno trasmesse in live streaming: “When We Walk” del regista Jason DaSilva, “Alla Scuola dei Filosofi” di Fernand Melgar, entrambe anteprime nazionali, e “L'estate più bella” di Gianni Vukaj.

«Il regista Jason DaSilva», spiega Antonio Prata, «soffre di sclerosi multipla, e la sua condizione peggiora mese dopo mese. Già nel lavoro precedente “When I Walk”, per il quale ha vinto un Emmy Award, aveva iniziato questo viaggio introspettivo nella sua malattia.

"When We Walk” di Jason DaSilva

Il film è molto intenso: il regista si filma, si racconta in prima persona per farci capire quanto sia difficile a volte vivere in una società con una patologia come la sua».

«Alla Scuola dei Filosofi di Fernand Melgar, invece, è il racconto di un gruppo di ragazzi con disabilità che per la prima volta vanno a scuola, un racconto poetico tanto che il regista riesce a diventare parte della classe e la sua presenza non si percepisce più. E poi ancora L'estate più bella di Gianni Vukaj, produzione italiana di TV2000, un film che ci spinge a non mollare nonostante le difficoltà e racconta di una comunità di ragazzi disabili che ogni estate va in vacanza in un paese della Versilia».

I film hanno tutti un denominatore comune: «vogliono sottolineare che quando si parla di disabilità non si può raccontare solo chi quella disabilità la vive in prima persona, ma anche tutta la comunità che c’è attorno e come vivono questa esperienza», sottolinea Prata.

"L'estate più bella” di Gianni Vukaj

I film saranno sottotitolati per essere accessibili anche al pubblico non-udente e quest’anno il Festival dei Diritti Umani collaborerà anche con “ARTE”, la piattaforma in italiano della tv franco-tedesca ARTE, che ha reso disponibile una selezione di documentari coprodotti sulla disabilità, eccezionalmente fruibili sulla piattaforma arte.tv e sul sito festivaldirittiumani.it dal 1° al 31 maggio 2020.

In apertura una foto del progetto di Paolo Manzo

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