Terzo settore

Guzzetti: «Il privato sociale è l'ultimo presidio della democrazia»

18 Maggio Mag 2020 1040 18 maggio 2020

In una interessante intervista a Affari & Finanza di Andrea Greco, l'ex presidente di Fondazione Cariplo e di Acri: «Non è lo sviluppo a sconfiggere la povertà come hanno cercato di farci credere i cantori del mercato, ma è il contrasto alla povertà la condizione necessaria per lo sviluppo»

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Giuseppe Guzzetti
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In una interessante intervista a Affari & Finanza di Andrea Greco, l'ex presidente di Fondazione Cariplo e di Acri: «Non è lo sviluppo a sconfiggere la povertà come hanno cercato di farci credere i cantori del mercato, ma è il contrasto alla povertà la condizione necessaria per lo sviluppo»

In una interessante intervista apparsa oggi siull'inserto economico di “La Repubblica”, Giuseppe Guzzetti affronta a tutto tondo l'emergenza Covid-19, il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria e quello del Terzo settore. Qui alcuni passaggi interessanti del dialogo con Andrea Greco.

«Bisogna garantire la coesione sociale in tutti i territori, e così nel Paese. Lo si può fare stando accanto al Terzo settore, che oggi soffre per le minori donazioni, ridottesi di un terzo perchè focalizzate sugli aiuti sanitari urgenti. Però un'indagine Doxa mostra che il 69% degli italiani in questi mesi ha donato, è un 30% in più rispetto allo scorso anno. In più molti giovani volontari si sono mossi, anche in sostituzione di anziani volontari rimasti bloccati in casa. Ritorna il valore della comunità: la gente è generosa, specie perchè tocca con mano i problemi vicini e le opere per arginarli. Quel che le Fondazioni devono fare è non far seccare questi filoni quando l'emergenza finirà, ma orientarli sui bisogni sociali e del welfare, drammatici già prima che iniziassero i contagi.».

«Bisogna insistere su una mobilitazione dei territori con un'alleanza forte e strategica tra governo, Fondazioni, Terzo settore e l'altro soggetto importante, le imprese e le banche che destinano fondi importanti al sociale. Insieme dobbiamo cambiare le priorità delle politiche economico e sociali, privilegiamdo il welfare: il contrasto a tutte le povertà, specie quelle infantili, educative e scolastiche. È questo il basilare presupposto dello sviluppo. Non invece il suo effetto, come hanno cercato di farci credere per anni i cantori del mercato. È la lezione che ci porta il coronavirus e che dobbiamo raccogliere, aumentando la capacità di collaborazione tra i diversi soggetti».

«Le Fondazioni da anni, oltre a erogare miliardi, fanno innovazioni sociale e sperimentano nuove forme di intervento: edilizia sociale, welfare di comunità, contrasto alla povertà educativa. Quest'ultima iniziativa, prorogata sino al 2021 grazie al credito di imposta riconosciuto dallo Stato, ha permesso di puntare tra 2016 e 2018, 120 milioni l'anno sulla povertà educativa di 1,2 milioni di bambini, togliendone 500mila dalla povertà. Quel modello, credo, si debba replicare oggi per l'assistenza agli anziani (da riorganizzare con cure palliative a domicilio, non concentrate nelle Rsa, rivelatesi più che altro un business per chi le gestisce) e alle altre priorità strategiche».

«Il privato sociale è l'ultimo presidio della democrazia prima dei governi sovranisti e autoritari: non è un caso che da un paio d'anni i partiti populisti lo attacchino a ripetizione».

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