Luca Jahier, EESC President 2018 2020 ©EU
#Covid19

Luca Jahier: «L'Europa deve tornare a essere sicura»

19 Maggio Mag 2020 1511 19 maggio 2020
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Il dopo Coronavirus nell'Unione europea e le scelte urgenti da compiere per sostenere le generazioni future al centro di un dibattito al Comitato economico e sociale europeo, cui hanno partecipato il presidente Jahier, Romano Prodi, Emma Bonino e Tiziano Treu

Rendere sicura l'Europa deve essere la priorità assoluta per il futuro dell'Ue dopo la pandemia di Covid-19. Il Presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) Luca Jahier ha sottolineato l'urgente necessità di una revisione strategica delle politiche dell'Ue e, in un webinar organizzato il 15 maggio da Cese e Cnel, ha invitato l'Ue ad agire su due fronti. Da un lato, l'Europa deve investire di più nella crescita e nel sostegno a una transizione giusta dal punto di vista ambientale e tecnologico, mentre dall'altro deve garantire una maggiore presenza sulla scena internazionale. «Occorre innanzitutto elaborare una strategia ampia e senza precedenti per rendere l'Europa nuovamente sicura. La sicurezza infatti sta diventando il vero problema principale. Tale strategia dovrebbe prevedere anche un piano che veda l'Ue alla guida di una nuova era del multilateralismo, in modo che il mondo possa diventare nuovamente sicuro. L'Europa ha infatti la duplice responsabilità di affrontare la pandemia e la crisi economica senza precedenti ma anche di svolgere un ruolo guida», ha dichiarato Jahier.

Luca Jahier ha tenuto un dibattito sulle scelte politiche giuste e adeguate per il futuro delle prossime generazioni, con Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio italiano e Presidente della Commissione europea, Emma Bonino, senatrice ed ex ministra degli Esteri italiana e commissaria Ue, e Tiziano Treu, Presidente del Cnel. Il dibattito (online) è stato moderato da Daniela Vincenti, portavoce del Presidente del Cese.

Tutti i partecipanti al dibattito hanno convenuto sull'esistenza di alcune caratteristiche comuni e su alcune proposte per il futuro dell'Ue dopo la pandemia: il modello di Europa va cambiato, il divario digitale è diventato un elemento di disuguaglianza sociale, il terzo settore ha fornito sostegno ma non è integrato nel sistema nazionale, sono state adottate nuove forme di "provvedimenti legislativi d'urgenza" che hanno modificato l'equilibrio istituzionale e, infine, è necessaria una forma di cooperazione pubblico-privato per la ripresa.

🔴Live now our online debate: Europe after #COVID19: Making the right policy choices to futureproof the next...

Geplaatst door EESC - European Economic and Social Committee op Vrijdag 15 mei 2020

Più in particolare, Jahier ha sottolineato che occorre mettere in atto una strategia europea, partendo da un solido programma dell'Ue per la salute dei cittadini, seguito da un piano di ripresa efficiente, che riguardi la protezione dei lavoratori, delle imprese e delle comunità. Ha inoltre ribadito l'importanza dell'impegno per realizzare un'Europa sostenibile (come ha affermato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, «Prima o poi troveremo un vaccino anti-Covid, ma per il cambiamento climatico non ci può essere un vaccino»), recuperare il ritardo nel settore industriale e digitale e, non da ultimo, garantire una nuova agenda globale con al centro un forte partenariato Ue-Africa.

Dello stesso parere Romano Prodi, che ha dichiarato che non ci può essere un'efficace politica sanitaria dell'Ue senza un'autentica politica globale dell'Ue: «Possiamo continuare a fare affidamento sulla globalizzazione, perché ha migliorato l'economia mondiale, ma al tempo stesso abbiamo anche bisogno di sviluppare qualche forma di strategia minima sufficiente. E dobbiamo farlo perché l'Europa non può dipendere dalla Cina o dagli Stati Uniti per i prodotti di base, come i materiali per i test. Siamo alla vigilia di un cambiamento e dobbiamo pertanto sviluppare una politica industriale europea, dato che al momento abbiamo solo accordi ma nessuna politica. Se lo faremo riusciremo a compiere progressi certi. Noi dobbiamo essere membri attivi della globalizzazione. Preferisco parlare di Unione delle minoranze piuttosto che di Unione della diversità. Abbiamo bisogno di un equilibrio politico all'interno della nostra Unione, altrimenti la solidarietà scompare. La politica è infatti sinonimo di equilibrio».

Anche Emma Bonino ha sottolineato la necessità di una politica sanitaria comune dell'Ue, sottolineando che l'idea non è nuova ma era già stata sostenuta da Robert Schuman e Altiero Spinelli, e aggiungendo che il piano di ripresa dovrebbe essere sostenuto da un nuovo concetto di globalizzazione: «Ciò che deve fare l'Europa dipende dalla visione che hanno gli Stati membri. La globalizzazione è un fenomeno destinato a durare, quindi quello che possiamo è cercare di renderla più efficace. Dovrà essere preservata e diventare più equilibrata ma, per fortuna, non scomparirà, poiché nessuna questione rilevante può essere affrontata a livello nazionale. Il mondo sta cambiando: continuare ad agire come di consueto è ora più difficile ma anche più complicato da sostenere. Il piano di ripresa non può somigliare a un elenco della spesa: devono essere fatte alcune scelte. Mi auguro solo che le emozioni generate non svaniscano con la fine della pandemia ma so già che i cittadini e i dirigenti europeisti dovranno lottare con determinazione».

Tiziano Treu ha infine sottolineato che l'Europa non dovrebbe puntare a ricostruire lo stesso sistema in termini di imprese e servizi, in quanto il futuro panorama industriale e umano sarà diverso, ma piuttosto concentrarsi sugli investimenti verdi in settori strategici e sulla risposta alle sfide delle nuove tecnologie, che potrebbero rappresentare un rischio ma anche un'opportunità per realizzare la transizione nella nostra economia: «La crisi ha messo in luce le debolezze del nostro sistema di assistenza. Eravamo convinti che fosse solido ma poi abbiamo scoperto molti punti deboli. Ora dobbiamo cercare di mettere a punto una nuova strategia coordinata a livello dell'Ue. È stato posto sotto stress non solo il sistema sanitario ma anche quello di protezione sociale. Dobbiamo quindi consolidare le nostre infrastrutture, non solo quelle materiali e tecnologiche ma anche quelle sociali: occorre in pratica riorganizzare diversamente i servizi alle persone e prepararsi a rispondere alle nuove esigenze che si sono manifestate e che continueranno ad essere presenti anche in futuro».

Concludendo con una nota di ottimismo, Luca Jahier ha lanciato l'idea di una strategia congiunta Ue-Stati membri per affrontare le sfide dell'Europa di domani, dato che questo è il momento adatto per fissare le priorità per il futuro. «Se vogliamo lavorare per il futuro, dobbiamo infatti essere consapevoli della situazione attuale. Al termine di questa pandemia aumenterà il debito, sia pubblico che privato, potranno esservi tensioni sociali e le persone si sentiranno insicure. E l'Europa rischierà di subire un effetto boomerang, a meno che non restiamo uniti. Se non riusciremo a trovare una strategia per affrontare questo cambiamento l'Europa risulterà divisa per sempre. Insieme possiamo farcela e insieme ce la faremo».

Foto di apertura: Luca Jahier, presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) 2018-2020. ©Ue.

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