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Assistenti civici: la rivolta dei volontari di Protezione civile

26 Maggio Mag 2020 1310 26 maggio 2020

La bozza di Ordinanza firmata da Boccia e Borrelli fa imbufalire i volontari di Protezione civile, 5000 organizzazioni in tutto il Paese. Durissima la reazione del Presidente del Comitato Nazionale dei volontari e di Anpas

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La bozza di Ordinanza firmata da Boccia e Borrelli fa imbufalire i volontari di Protezione civile, 5000 organizzazioni in tutto il Paese. Durissima la reazione del Presidente del Comitato Nazionale dei volontari e di Anpas

Borrelli, la cui gestione della Protezione Civile si è rivelata assai improvvida e inefficiente, è risucito a far imbufalire anche i suoi volontari con la bozza di ordinanza sugli Assistenti civici.

Durissimo il Comunicato del presidente del Comitato Nazionale del Volontariato di Protezione Civile, Patrizio Losi:

“Leggiamo con profonda preoccupazione le notizie relative al bando per sessantamila assistenti civici a sostegno dei Sindaci nella delicata Fase 2 di questa emergenza che, lo ricordiamo, dal 30 gennaio scorso ha visto impegnati in tutta Italia centinaia di migliaia di volontari di protezione civile i quali hanno prestato un milione circa di giornate/uomo di servizi per assistere in tutti i Comuni italiani chi ne aveva bisogno. Il volontariato di protezione civile ha rappresentato dal momento dell’istituzione del Servizio nazionale fino ad oggi un fiore all’occhiello per il nostro Paese, unico al mondo ad aver saputo coinvolgere le competenze e le qualità del volontariato in un sistema organizzato e integrato che in ogni occasione ha dimostrato con generosità una straordinaria efficacia di intervento. Un provvedimento come quello in oggetto rischia di ledere in maniera irrimediabile tutti coloro che a questo mondo si sono dedicati, introducendo il principio pericoloso che si possa essere volontari senza avere alcuna preparazione per farlo. I nostri volontari e volontarie che operano ogni giorni al fianco delle Istituzioni mettono al servizio del sistema oltre che il proprio tempo un impegno costante nella formazione e nell’addestramento, nell’elaborazione di metodologie operative sempre più efficaci, nello studio e nella pianificazione. Tutto ciò è possibile grazie all’impegno delle tante organizzazioni di volontariato di protezione civile che con un quotidiano lavoro nella società si fanno elemento attivo di partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria del Paese, mettendo, attraverso l’impegno dei propri volontari e iscritti, i propri saperi e il proprio know-how al servizio del bene comune. Tali principi sono ovviamente messi in discussione da un provvedimento che affida compiti delicatissimi a sessantamila cittadini reclutati in maniera estemporanea, che non possono avere l’adeguata preparazione per sostenere i sindaci né nel delicato compito di garantire il distanziamento sociale nei luoghi di assembramento pubblico, prerogativa delle forze dell’ordine a partire dalla polizia locale. Attività alla quale il volontariato di protezione civile è in grado di contribuire ma solo limitatamente alla funzione che gli è propria di informazione rivolta ai cittadini, e che rischia, al contrario, di esporre persone impreparate e cittadini a situazioni complesse anche dal punto di vista della sicurezza, aspetto che non può mai essere gestito da volontari. Ma ancor di più gli assistenti civici non potranno essere di sostegno ai Comuni nemmeno per assicurare informazioni adeguate sui comportamenti da adottare, specie nei luoghi aperti al pubblico, e prestare assistenza a coloro che, esposti a particolari condizioni di fragilità, ne hanno bisogno. Queste attività sono quelle nelle quali il volontariato di protezione civile così come tutto il Terzo Settore più in generale, a partire dal volontariato specializzato sanitario e sociale, è stato ed è impegnato quotidianamente. Per queste ragioni, con sempre maggiore sconcerto leggiamo le dichiarazioni del Presidente di Anci e Sindaco di Bari Antonio Decaro che ancora più, assimilando gli assistenti civici ai volontari e alle volontarie di protezione civile che si sono dedicati al servizio degli altri, ingenerano una pericolosa confusione e ne offendono l’impegno. Anche in ragione del fatto che tali assistenti civici dovrebbero essere riconoscibili portando i loghi e le insegne della protezione civile nazionale, cosa su cui chiediamo, in virtù delle considerazioni esposte, un immediato cambio di rotta. Così come auspichiamo che in nessun caso tali risorse vengano affidate al coordinamento della protezione civile a qualunque livello, a maggior ragione nei comuni dove, in particolare nei centri più piccoli, le strutture di coordinamento dell’emergenza funzionano anche grazie al contributo del volontariato di protezione civile: cioè da persone preparate e qualificate per operare in sicurezza in armonia con tutte le altre componenti del Servizio nazionale della protezione civile. Auspichiamo che la riconsiderazione di tale provvedimento conduca al riconoscimento del valore insostituibile che il volontariato di protezione civile, ma come chiarito più in generale il Terzo Settore, per la funzione a cui assolve nella vita sociale del Paese”.

Non meno tenero il comunicato di Anpas: “Anpas apprende con sconcerto la proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, di lanciare un bando per il reclutamento di 60.000 ‘assistenti civici’ che saranno impiegati dai sindaci per lo svolgimento di attività sociali e per collaborare al rispetto del distanziamento fisico.

Anpas è impegnata da oltre 150 anni con attività radicati sul territorio e volontari altamente formati e addestrati nello svolgimento quotidiano delle funzioni di soccorso, assistenza, supporto psicologico e protezione civile. Questo impegno si è dimostrato efficace in ogni emergenza e in ogni campagna di prevenzione, a servizio della popolazione e a supporto delle istituzioni internazionali, nazionali e locali, in osservanza del principio di sussidiarietà.

Dall’inizio dell’emergenza COVID-19 tutto il Terzo Settore e le organizzazioni di volontariato si sono prodigate, con professionalità, nel mettere a disposizione dei rispettivi territori il meglio delle esperienze maturate nell’impegno quotidiano al servizio delle comunità locali dando un sostegno cosciente, umano e territorialmente radicato rispondendo in maniera sempre efficace ai bisogni delle proprie comunità.

Dalla mancanza di formazione specifica alla dispersione del volontariato, ravvisiamo le seguenti criticità nell’introduzione della figura dell’assistente civico previsto nel provvedimento.

Incertezza sul ruolo. Innanzitutto il rischio di creare confusione della funzione sul compito assegnato all’ assistente civico, con possibili svilupparsi di declinazioni non omogenee sul territorio. A questo si aggiunge l’assenza di definizione di compiti specifici della figura di assistente civico e di una formazione specifica in tema di protezione personale, strumenti relazionali, tecniche di prevenzione in situazioni a rischio.
Mancanza di formazione e pericolo sicurezza. L’assenza di un qualsiasi percorso formativo specifico e strutturato all’interno di un sistema complesso (come quello seguito dai nostri volontari per fare soccorso o interventi di protezione civile), rischia di trasformare l’assistente civico in un potenziale elemento dannoso per le persone con le quali verrà a contatto. A preoccupare, inoltre, è l’aumento del rischio sulla sicurezza che verrebbe amplificato senza una formazione specifica ed esperienziale sui sistemi di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Assenza di radicamento e autorevolezza della funzione. Tutti i nostri volontari sono profondamente radicati sul territorio e sono riconosciuti dalla comunità non tanto da una divisa, ma dai servizi che svolgono ogni giorno, dalla formazione fatta, dalla partecipazione attiva sia nell’ordinario che nella prevenzione, che nell’emergenza. Al contrario, la nuova figura dell’assistente civico, seppur equipaggiato da specifici segni di riconoscimento, non potrà essere riconosciuto nella funzione proprio per l’impossibilità, da parte della comunità, di riconoscergli una qualsiasi forma di autorevolezza su temi come la libertà di movimento e la relazione con il prossimo.

Per queste ragioni, Anpas auspica un’inversione di rotta e che vengano invece favorite risorse e semplificazioni verso le strutture del volontariato organizzato affinché le stesse possano, attraverso i propri volontari ed operatori, rispondere ai bisogni per i quali gli assistenti civici sarebbero chiamati ad operare.

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