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Violenza di genere

300 ragazzi "sentinelle" dell'hate speech contro le donne

4 Giugno Giu 2020 1014 04 giugno 2020
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Sono stati presentati ieri i lavori creativi dei 300 ragazzi che hanno partecipato al progetto “Digit.ALL – Young Digital Advocates per una cultura contro il discorso d’odio contro le donne e le ragazze online e offline". Partono così una campagna di sensibilizzazione e un'app per segnalare ai ricercatori in modo anonimo episodi di odio online

La violenza contro le donne? Non è solo il femminicidio o la violenza fisica. «Non si parla ancora abbastanza di hate speech tra ragazzi e ragazze. Con il progetto Digit.ALL abbiamo lavorato non solo per rendere gli studenti consapevoli, ma anche per impegnarsi a parlare ai coetanei. Gli studenti hanno saputo parlare di temi come l’umiliazione del linguaggio sessista, l’insicurezza delle ragazze, il problema della complicità maschile, proprio perché sono temi che vivono in prima persona»: Milena Santerini, già presidente della No Hate Alliance del Consiglio d'Europa, sintetizza così il progetto “Digit.ALL – Young Digital Advocates per una cultura contro il discorso d’odio contro le donne e le ragazze online e offline”, nato dalla partnership tra il Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e il Centro di Ricerca RISSC e realizzato grazie al contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento Pari Opportunità. Sono state 15 le classi coinvolte, tra ottobre e maggio (prima in presenza e poi in didattica a distanza), all’IIS Oriani Mazzini e all’IIS Caterina da Siena di Milano, all’IIS Amedeo Avogadro e all’Istituto Albe Steiner di Torino: in totale 300 ragazzi, che hanno presentato i lavori ieri, in una diretta a cui ha preso parte anche la ministra Elena Bonetti.

I lavori, presentati dagli autori stessi, hanno utilizzato diversi linguaggi: canzoni, minivideo, meme ironici, opere grafiche, lavori artistico-poetici, immagini, TikTok e simulazioni di chat WhatsApp e sono ora gli strumenti di una campagna di comunicazione social che parte dalla pagina Instagram LOVE4LOVE. Appena sarà possibile tornare a scuola, una mostra sarà esposta nelle scuole e in luoghi significativi delle città di Milano e Torino.

Il progetto ha realizzato, in particolare, la app Digit.ALL per segnalare episodi di odio online contro le donne: «I nostri attivisti digitali possono segnalarci in modo anonimo ogni volta che lo vedono un episodio di odio online. Queste segnalazioni servono a noi ricercatori per comprendere meglio le radici del fenomeno e come esso cambia in un mondo così rapido e fluido come quello digitale. Per capire quindi, e provare a smontare», spiega Elena D’Angelo, ricercatrice e responsabile del progetto Digit.ALL presso RISSC.

La ministra Bonetti ha apprezzato la creatività dei ragazzi: «Lavori creativi, intelligenti e non banali, che mostrano la strada per una cittadinanza matura. Voi siete la squadra che il nostro Paese può mettere in campo, vivete un momento storico unico: siete chiamati a decidere da che parte far andare la storia, estirpare la discriminazione in base al genere è un’occasione e una responsabilità che la vostra generazione ha e verso cui occorre mettere in campo tutta la nostra fiducia», ha detto. «La violenza contro le donne è spesso raccontata attraverso la forma più evidente e cruenta della violenza fisica, che può sfociare sino al femminicidio. Eppure questo fenomeno non può essere trattato come fatto di cronaca, ma è il segno di un processo di relazioni degradate che ha radici profonde». Da un lato «il linguaggio deve tornare a riacquistare un significato di verità, alle parole va riconosciuto il potenziale enorme e talvolta irreversibile che possono avere; una parola detta su una chat di WhatsApp può rimanere come una piccola cicatrice nell’esperienza di ciascuno” e dall’altro lato l’odio verso le donne nasce «quando l’uomo si pensa soggetto e la donna oggetto. È un problema di relazioni: dobbiamo riconoscerci pari nella nostra diversità di genere, in relazione tra soggetti».

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