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#Fase2

Presidente Fontana, le comunità per disabili non sono RSA

5 Giugno Giu 2020 1612 05 giugno 2020
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In Regione Lombardia è in via di approvazione una delibera che fissa le nuove regole per la fase 2 delle strutture residenziali. L'intenzione pare quella di assimilare le comunità alloggio e le residenze per disabili alle residenze per anziani. Ma un quarantenne con disabilità ha condizioni, bisogni e desideri diversi da quelli di un ultraottantenne in casa di riposo. Ledha chiede un piano ad hoc per la residenzialità delle persone con disabilità e lo stralcio dalla delibera

Nella fase 2 delle strutture residenziali, quelle pensate per le persone con disabilità - RSD, CSS e Comunità alloggio – rischiano di essere assimilate, in Regione Lombardia, alle RSA. Con le stesse regole di funzionamento imposte a comunità in cui vivono persone con caratteristiche, esigenze e desideri molto diversi tra loro: come se un quarantenne con disabilità, che vive in una comunità alloggio per un desiderio di autonomia, avesse il medesimo rischio di salute di un ottantenne con pluripatologie.

Nei prossimi giorni, forse già lunedì, la Giunta lombarda esaminerà la delibera per determinare il funzionamento dei servizi residenziali per anziani e persone con disabilità all’indomani della fase acuta dell’epidemia, in un territorio che dovrà convivere ancora a lungo con il Covid-19. LEDHA chiede a Regione Lombardia di stralciare dal provvedimento in esame le strutture residenziali per persone con disabilità: «In particolare, vediamo con preoccupazione l’eventualità per cui le regole disegnate per le Residenze sanitarie per anziani, possano essere sostanzialmente utilizzate per determinare l’organizzazione e il funzionamento dei servizi residenziali per le persone con disabilità giovani e adulte», scrive il presidente Alessandro Manfredi in una lettera inviata al presidente Attilio Fontana e agli assessori Gallera e Bolognini. «In questo momento, l’esigenza fondamentale di questa ampia comunità di persone è quella di poter essere parte della vita sociale, in sicurezza e in condizioni di eguaglianza con gli altri, in coerenza con il principio di non discriminazione sancito dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità».

Regole troppo stringenti, seppur finalizzate al contenimento del Covid-19 e alla tutela della salute fisica, potrebbero finire per chiudere in se stesse RSD, CSS e comunità alloggio, penalizzando e isolando ulteriormente le persone con disabilità. «La sfida, in questo momento, è quella di trovare un bilanciamento tra la tutela della salute e la garanzia dei diritti fondamentali delle persone con disabilità», dice LEDHA.

LEDHA inoltre chiede che si formi, nel più breve tempo possibile, un gruppo di lavoro che riunisca i rappresentanti delle direzioni generali welfare e disabilità, degli enti gestori, delle associazioni e degli enti locali, per raccogliere tutti gli elementi utili alla stesura di un piano specifico dedicato ai servizi residenziali per le persone con disabilità giovani e adulte.

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