Cinema

La voce dei giovani sale all'ultimo piano

6 Giugno Giu 2020 1003 06 giugno 2020

Il titolo rimanda all’appartamento di un palazzone anonimo di una periferia romana dove convivono il proprietario, che non esce di casa da 25 anni e tre giovani inquilini, precari. Un esperimento cinematografico nato nell'alveo della Scuola Gian Maria Volonté di Roma, diretta da Daniele Vicari e diretto da ben 9 registi fra i 20 e i 25 anni

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Registi L'ultimo piano
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Il titolo rimanda all’appartamento di un palazzone anonimo di una periferia romana dove convivono il proprietario, che non esce di casa da 25 anni e tre giovani inquilini, precari. Un esperimento cinematografico nato nell'alveo della Scuola Gian Maria Volonté di Roma, diretta da Daniele Vicari e diretto da ben 9 registi fra i 20 e i 25 anni

Qual è la voce dei giovani? Ce lo siamo domandati in questo periodo, più che sospeso, necessario. Per fermarci e resettarci. Per molti si è trattato solo di cattività, ma noi siamo abituati a cogliere, tra le pieghe del tempo che viviamo, sempre segnali che ci facciano fare un passo avanti. O almeno ci proviamo. A farli indietro è consuetudine nota. Noi ci sforziamo di trovare i camminatori che ci diano indizi di qualcosa che può indicare una strada. Dicevamo, la voce dei giovani. Allora sarà il caso di conoscere qualcuno che ha avuto l’audacia di provare un tragitto interessante e nuovo attraverso l’esercizio della propria passione, in questo caso, il cinema. Stiamo parlando del film L’ultimo piano. Il titolo rimanda all’appartamento di un palazzone anonimo di una periferia romana dove convivono il proprietario, che non esce di casa da 25 anni e tre giovani inquilini, precari, disorientati e in cerca di un posto nel mondo che sembra non vederli. Nato come saggio finale di un percorso di studi alla scuola di cinema Gian Maria Volonté di Roma - direttore artistico Daniele Vicari, autore, tra gli altri, di Diaz, Velocità massima, Sole, cuore amore - la particolarità di questo saggio è il numero dei partecipanti alla realizzazione. Sceneggiato da 8 persone e diretto da ben 9 registi, tutti allievi della scuola e tutti tra i 20 e i 25 anni di età. Un film nato come un saggio che è, a tutti gli effetti, un vero film, tanto che ha avuto subito un grande successo al festival di Torino, lo scorso novembre, e da qualche settimana è disponibile, in esclusiva, in streaming on demand su RaiPlay.

Abbiamo parlato di questa esperienza con tre dei giovani registi, Giulia Cacchioni, Marcello Caporiccio e Francesco di Nuzzo. Ascoltare le loro risposte, molto mature e articolate, rinfranca il cuore e fa ben sperare.

Francesco come è nato questo film?
Il film nasce da un’idea di Daniele Vicari, direttore artistico della Scuola Volonté: invece di assegnare ad ognuno dei registi la direzione di un proprio cortometraggio, si è pensato fosse più coraggioso ed interessante metterci alla prova con un’esperienza collettiva di questo tipo. Il film finale è il frutto di numerose suggestioni, scontri, passi indietro e in avanti, idee comuni e personali che si sono fuse man mano che la lavorazione proseguiva.

Marcello, una volta trovata l'idea vi siete documentati, ognuno ha portato le proprie esperienze?
Si ancor prima di lavorare alla sceneggiatura abbiamo realizzato delle interviste prendendo ispirazione dai personaggi presenti nel soggetto. Abbiamo conosciuto e intervistato vari rider, studentesse universitarie fuori sede, giovani ragazze madri. Lo abbiamo ritenuto necessario, fin dal primo momento abbiamo voluto ricercare un’impronta molto realistica alle vicende dei personaggi.

Giulia, cosa ha significato lavorare in gruppo. Come è stato organizzato il lavoro?
Lavorare a questo film ha richiesto un vero e proprio allenamento alla comunicazione. Siamo partiti come nove individui distinti e siamo arrivati come un corpo e una mente unica. Questa “fusione” è iniziata durante i provini, e dobbiamo ringraziare la nostra casting director Stefania De Santis per questo. E’ stata lei a insistere affinché tutti fossimo presenti durante i provini e ne discutessimo insieme. Questo metodo l’abbiamo introiettato e portato avanti per tutta la lavorazione: ogni scelta relativa alla regia è stata discussa e approvata da tutti, necessariamente. La cosa sorprendente è che quasi mai è stato un compromesso, bensì la sintesi tra tutte le nostre posizioni. Per non far impazzire gli altri più del dovuto ognuno di noi si è fatto portavoce delle idee registiche con i reparti, mentre sul set, come succede nelle serie, ci siamo divisi in coppie, ognuna delle quali ha diretto le scene per una settimana.

Francesco, Daniele Vicari, in che modo ha supervisionato il film? Era con voi sul set? E quanto c'è del suo cinema?
Daniele è una persona che sa insegnare senza soverchiare l’altro. Per chi di professione fa il regista non è scontato. Guida è un termine più che appropriato, per come si è comportato nei mesi di preparazione prima, di set poi ed infine di post-produzione. E’ stato quattro-cinque volte sul set, e a fine giornata o nei momenti di pausa dava, in maniera discreta, qualche consiglio od impressione rispetto non tanto alla singola scena, quanto al complesso. Di suo portiamo certamente con noi l'attenzione al metodo, alla direzione degli attori, e la volontà di lavorare su temi e argomenti più sensibili o difficili. Forse la mano più grande ce l’ha data all'inizio della fase di montaggio: anche da certe chiacchierate con lui sono nate le soluzione ai problemi che avevamo riscontrato nel primo montato del film.

Una scena del film

da ufficio stampa

Aurelio e Revox

È un film sulla precarietà. Giulia, quanto c'è delle vostre paure nei personaggi che avete ripreso?
Siamo figli del nostro tempo. La sensazione di nuotare in un mondo ostile, frenetico, senza senso, con l’unico obiettivo di rimanere a galla. Quel martellante “produci, consuma, crepa” che rimbomba per le strade. Ma per cosa in fondo? Dalla sfera lavorativa a quella sentimentale, la precarietà è ormai uno stato d’animo acquisito, quasi accettato.

Marcello siete rimasti in contatto tra di voi? Avete altri progetti? Singoli o in comune?
Alcuni di noi sono rimasti in contatto quotidianamente in questi mesi. Abbiamo deciso di continuando a lavorare insieme. Abbiamo nel cassetto molti progetti serie tv, film e documentari. Abbiamo scelto il nome Anomalia, tematico no? Contiamo di raccogliere la semina nei mesi successivi.

Siete tutti giovanissimi, tra i 20 e i 25 anni. Come vi definireste come generazione?
[Marcello] Si La nostra è una generazione dall’animo così dispersivo e incerto che la rende non catalogabile. Sembra essere in cerca di qualcosa. Ma ha davvero voglia di cercare? di fare gruppo, di costruire una coscienze generazionale attraverso la conoscenza e il dialogo? Da queste domande dobbiamo partire, per provare a ritrovarci. ah, adesso che ci penso una definizione ci sarebbe. Fragile.

C'è un messaggio palese nel vostro film?
[Marcello] Noi non pretendiamo di mandare messaggi, piuttosto abbiamo provato ad accendere una luce sui sentimenti che vivono i ragazzi della nostra generazione. Lo stesso Aurelio (il proprietario dell’appartamento, ndr) può essere considerato più giovane anche dei ragazzi. È un irriducibile, è rimasto un sognatore mentre i ragazzi non sembrano avere sogni, anzi tendono a nasconderli, ad aver paura di essi.

La scuola che avete frequentato porta il nome di un grandissimo attore come Gian Maria Volonté. Avete visto i suoi film? Se sì, quali e cosa vi colpisce di un interprete del genere?
[Giulia] Di Volonté non sempre riesco a cogliere i confini, la forma, e questo a volte mi disorienta. Credo sia un mistero da sciogliere senza fretta, un film alla volta. Mi piace la sua gravità, la serietà che non è contraria alla dolcezza. Nei suoi occhi c’è la consapevolezza della responsabilità. In quanto uomo, in quanto cittadino. Un’idea di politica nella sua forma pura.

Oltre a Vicari, ci sono registi ai quali vi siete ispirati?
[Giulia] Più che registi sono stati pittori e fotografi. Egon Schiele forse più di tutti, per il dolore sotto pelle, ma anche i paesaggi urbani di Gabriele Basilico, così poco a misura d’uomo. Anche i tratti di Gipi e Andrea Pazienza ricorrevano di frequente.

Cosa significa oggi, durante una fase così difficile della nostra vita, fare cinema?
[Giulia] Significa fermarsi a pensare. Trattenere le informazioni, esercitare la memoria. Non lasciarsi attraversare dagli eventi, ma analizzarli, elaborarli. Capire cosa succede intorno a noi e dentro di noi. E’ un atto di umanità insomma.

Quanto cambierà e come vi ha cambiati questo virus?
[Marcello] Forse ci cambierà nella percezione del tempo e dello spazio. Ad esempio la memoria storica non fa parte di questo Paese, invece dobbiamo recuperarla e prenderci le nostre responsabilità per poi provare a ritrovare un nuovo senso di comunità.

Vi sentite pronti per dirigere singolarmente un film?
[Francesco] Per capire di essere pronti a dirigere un film, un’opera prima nello specifico, c’è un modo solo: farlo. La domanda diviene allora un’altra, ovvero se ve ne sia la volontà. Ognuno di noi penso sarebbe più che felice di essere messo alla prova, la questione qui si riduce alla non semplice impresa di costruire questa occasione, di trovare persone in ascolto abbastanza coraggiose che possano dare fiducia a registi giovani che propongono un tipo di cinema più personale, più innovativo, di conseguenza anche più rischioso. E’ difficile oggi, ma noi continuiamo a cercare.


La locandina del film

L’ultimo piano

regia: Giulia Cacchioni, Marcello Caporiccio, Egidio Alessandro Carchedi, Francesco Di Nuzzo, Francesco Fulvio Ferrari, Luca Iacoella, Giulia Lapenna, Giansalvo Pinocchio, Sabrina Podda

sceneggiatura: Fatima Corinna Bernardi, Flavia Bruscia, Sofia Cocumazzo, Giacomo La Porta, Francesco Logrippo, Marco Minciarelli, Giorgio Maria Nicolai, Nimai Andrea Serrao

Cast: Francesco Acquaroli Aurelio; Simone Liberati Mattia; Yuliia Sobol Diana; Marilena Anniballi Flora; Francesco Tiburzi Adriano; Aglaia Mora Barbara; Andrey Maslenkin Nicola; Astrid Meloni Maestra elementare; Paolo Giovannucci Professore universitario, Daniele Vicari Supervisione tecnica


Sinossi
All’ultimo piano di un palazzone diroccato si intrecciano le vite di alcuni giovani inquilini: Diana è una studentessa al primo anno di Giurisprudenza, arrivata in Italia qualche anno prima con il padre dall’Ucraina. Mattia pedala notte e giorno per le strade di Roma consegnando cibo a domicilio. Flora è una giovane bartender alle prese col ritorno nella sua vita di un figlio cresciuto col padre. Con loro vive Aurelio, il proprietario di casa, ex cantante punk prigioniero dei propri ricordi. In balia delle rispettive precarietà, affronteranno insieme un evento inaspettato che metterà in discussione le loro vite...

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