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"I Can't Breathe": dalla piazza romana un invito all’ascolto e alla lotta

7 Giugno Giu 2020 2003 07 giugno 2020

La manifestazione a Roma in Piazza del Popolo, insieme alle altre avvenute in tutta Italia, sono state un’occasione per ascoltare finalmente la voce di chi il razzismo lo subisce quotidianamente sulla propria pelle. E per riflettere su come smantellarlo dalle fondamenta, anche e soprattutto in Italia.

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La manifestazione a Roma in Piazza del Popolo, insieme alle altre avvenute in tutta Italia, sono state un’occasione per ascoltare finalmente la voce di chi il razzismo lo subisce quotidianamente sulla propria pelle. E per riflettere su come smantellarlo dalle fondamenta, anche e soprattutto in Italia.

Mascherine sul viso, distanza di sicurezza, eppure tantissimi. In questi giorni le piazze d’Italia si sono riempite in solidarietà con il movimento statunitense Black Lives Matter dopo il brutale omicidio del cittadino afroamericano George Floyd da parte dell’ufficiale di polizia Derek Michael Chauvin, avvenuto il 25 maggio 2020, nella città di Minneapolis, in Minnesota. “I can’t breathe” diceva l’uomo, con il ginocchio mortale dell’agente piantato sul collo, come prima di lui aveva detto Eric Garner, ucciso nello stesso modo a New York City nel 2014. Un tragico slogan che riecheggiava nei numerosi cartelli che a migliaia, ragazzi e ragazze – ma anche famiglie – hanno esibito oggi anche a Roma nella suggestiva cornice di Piazza del Popolo.

Una manifestazione toccante e partecipata per dire basta al razzismo, quello sistemico e brutale degli Stati Uniti, ma anche quello pervasivo e strisciante di cui anche il nostro Paese stesso è pregno, dall’ignoranza e atavica paura del diverso, a questioni fondamentali che riguardano i diritti civili e politici. Oggi a parlare sono stati finalmente coloro che quelle discriminazioni, le aggressioni, le offese le vivono ogni giorno sulla propria pelle, ma che spesso qui in Italia non hanno voce in capitolo. Anche quando si parla di loro.

“In questi giorni abbiamo visto molte persone indignarsi, adesso è il momento di partire dall’ascolto” ha detto Susanna dell’associazione QuestaèRoma. Riprendendo le parole dell’attivista di Milano, Selam Tesfa, Susanna ha ricordato ai presenti il significato delle parole “Black lives matter”, “Le vite dei neri contano”, qui nel nostro Paese: “Significa affrontare l’afrofobia e smetterla di identificare il corpo nero come corpo straniero e nemico, significano metterci in ascolto e dare voce alle persone nere razzializzate, rinunciare ai propri privilegi e mettere in discussione un sistema che concede a pochi di vivere sulle spalle di molti, significa non rimandare più la riforma sulla cittadinanza, significa ricordare Floyd ma anche Soumaila Sacko e tutte le persone uccise in Italia per il colore della pelle, significa abolire la Bossi-Fini, significa combattere il caporalato, spezzare le catene della mafia nigeriana-italiana, smettere di foraggiare il traffico di esseri umani, la schiavitù, poco lontano da noi, in Libia. Il razzismo non fa respirare, è come la polvere nell’aria, è invisibile, ma se facciamo entrare la luce, se ne parliamo, possiamo vederlo e combatterlo alle fondamenta”.

Prima di pensare di risolvere la questione razziale nel mondo chiedo a tutti qui in Italia di iniziare da casa vostra, da qui, da quello che vi succede a noi, ai nostri figli, tutti i santi giorni” ha detto tra gli altri Stella Jean, riconosciuta come la prima stilista nera italiana. Racconta di come, durante la sua infanzia e adolescenza, ritenesse la sua pelle nera come l’origine di tutti i suoi mali. “Ora dopo 30 anni i miei simili rivivono le stesse situazioni. L’Italia deve decidere dove vuole andare”. Ma l’appello è sempre al dialogo, al supporto reciproco, purché l’italiano bianco e privilegiato sia disposto prima all’ascolto, per provare a comprendere.

Stella Jean

Non a caso, è stato proprio il silenzio il culmine della mattinata: a migliaia si sono inginocchiati, pugni alzati, in un muto raccoglimento per 8 minuti e 46 secondi – lo stesso tempo in cui George Floyd rimase schiacciato dal ginocchio dell'agente che lo ha portato alla morte. Verso la fine qualcuno urlava “I can't breath", a simulare gli ultimi attimi di agonia dell’uomo. Fino a che non si sono tutti alzati urlando "George è qui, no al razzismo” e sono continuati gli interventi e le testimonianze, con i presenti attenti e coinvolti nonostante il caldo e la continua necessità di fare attenzione al distanziamento anti Covid-19.

Una manifestazione riuscita, che per gli organizzatori – la piattaforma I Can't Breathe - Black Lives Matter Roma di cui fanno parte numerose organizzazioni e associazioni – non deve però esaurirsi con la piazza di oggi: “La lotta sociale deve continuare”.

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