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Save The Children

La Libia non è un porto sicuro, rimpatri e trasferimenti inaccettabili

10 Giugno Giu 2020 1923 10 giugno 2020
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L’Italia e l’Europa attivino al più presto un meccanismo coordinato di soccorso in mare e protezione tra gli Stati membri

«Consideriamo inaccettabile che donne, uomini, bambini, continuino a essere riportati in un Paese dove permangono e si sono acutizzate, a causa del conflitto tuttora in corso, continue violazioni dei diritti umani e dei diritti dell’infanzia», afferma Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando la notizia dell’intercettazione ieri di tre imbarcazioni con circa 200 migranti a bordo, tra cui molti minori, da parte della Guardia Costiera Libica, che li ha riportati a Tripoli, tutto documentato dall'aereo Moonbird della ong Sea Watch. «In nessun caso la Libia può essere considerata un luogo sicuro, verso il quale, dunque, non vanno effettuati rimpatri o trasferimenti né di adulti né di minori. Nei centri di detenzione continua a consumarsi una terribile violazione dei fondamentali diritti di persone, tra le quali molti bambini e bambine, soggetti a forme di violenza di ogni tipo, così come peraltro acclarato dai rapporti delle Nazioni Unite e dalle testimonianze di chi riesce a lasciare il Paese».

La notizia dell’ennesimo naufragio e della perdita di vite umane al largo della Tunisia – sottolinea l’Organizzazione – ci ricorda drammaticamente che è necessario e urgente rimettere il tema del rispetto dei diritti umani al centro delle priorità nelle politiche europee sulla migrazione. È necessario attivare al più presto un meccanismo coordinato di soccorso e protezione tra gli Stati membri, creando vie di accesso legali e sicure dalle aree di crisi o di transito per proteggere chi ogni giorno rischia e troppo spesso perde la vita.

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