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Rapporto povertà, necessario modificare il reddito di cittadinanza

16 Giugno Giu 2020 1722 16 giugno 2020

Nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà (il 6,4% contro il 7% dell'anno prima). Secondo l'Alleanza contro le povertà occorre intervenire sull'attuale scala di equivalenza, che penalizza i minori e le famiglie numerose, e i vigenti requisiti anagrafici che discriminano gli stranieri

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Mendicanti16
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Nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà (il 6,4% contro il 7% dell'anno prima). Secondo l'Alleanza contro le povertà occorre intervenire sull'attuale scala di equivalenza, che penalizza i minori e le famiglie numerose, e i vigenti requisiti anagrafici che discriminano gli stranieri

Sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta con una incidenza pari al 6,4% (7,0% nel 2018), per un numero complessivo di quasi 4,6 milioni di individui (7,7% del totale, 8,4% nel 2018). Lo rileva l'Istat nel rapporto sulla povertà per l’anno 2019. Dopo quattro anni di aumento, però si riducono per la prima volta il numero e la quota di famiglie in povertà assoluta pur rimanendo su livelli molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-2009. Stabile il numero di famiglie in condizioni di povertà relativa: nel 2019 sono poco meno di 3 milioni (11,4%) cui corrispondono 8,8 milioni di persone (14,7% del totale). I dati sono riportati dall’agenzia Dire.

"La fotografia dell'Istat dimostra la necessità e l'urgenza di interventi rafforzativi del Reddito di Cittadinanza che consentano di raggiungere tutte le persone in condizione di povertà assoluta e, in particolare, le più colpite, modificando l'attuale scala di equivalenza, che penalizza i minori e le famiglie numerose, e i vigenti requisiti anagrafici che discriminano gli stranieri". Cosiì l'Alleanza contro la povertà in Italia ha commento dei dati diffusi oggi dall'Istituto di statistica. Per l'Alleanza, è necessario un intervento "immediato: sia con il rafforzamento dei percorsi di inclusione per accompagnare i nuclei presi in carico fuori dalla condizione di bisogno, sia con il rafforzamento del Fondo per il RdC per affrontare le drammatiche conseguenze sociali provocate dalla crisi sanitaria".

Ma torniamo ai dati. L'incidenza della povertà assoluta varia dal 7,2% del Centro al 14,8% del Mezzogiorno. Rispetto al 2018 le condizioni dei minori migliorano sia a livello nazionale sia al Centro (da 10,1% a 7,2%). Disaggregando per età, l'incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (12,9%) e 4-6 anni (11,7%) rispetto alle classi 0-3 anni (9,7%) e 14-17 anni (10,5%), quest'ultima in particolare miglioramento rispetto all'anno precedente (12,9%).

Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 619mila, con un'incidenza del 9,7% (oltre tre punti più alta del valore medio di 6,4%). La maggiore criticità per le famiglie con minori emerge anche in termini di intensità della povertà con un valore pari al 23,0% contro il 20,3% del dato generale. Oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato. Nel sottoinsieme delle famiglie povere, le coppie con due figli sono le più diffuse, sebbene siano presenti in misura minore rispetto al totale delle famiglie con minori (38,1% contro 39,5%); seguono le coppie con tre o più figli (21,1% rispetto al 12,3%) e le coppie con un figlio (14,9% contro 29,7%); le famiglie monogenitore e le famiglie in cui convivono più nuclei familiari rappresentano, rispettivamente, l'11,9% delle famiglie povere (11,0% sul totale delle famiglie con minori) e il 14,0% (7,5% sul totale delle famiglie con minori). L'incidenza della povertà tra le famiglie con minori è fortemente variabile a seconda della condizione lavorativa e della posizione nella professione della persona di riferimento: 7,1% nelle famiglie in cui la persona di riferimento è occupata e 21,6% se non occupata.

L'incidenza di povertà assoluta in Italia varia anche a seconda del titolo di godimento dell'abitazione in cui si vive, e la situazione è particolarmente critica per chi vive in affitto. Le oltre 726mila famiglie povere in affitto rappresentano il 43,4% di tutte le famiglie povere, a fronte di una quota di famiglie in affitto del 18,4% sul totale delle famiglie residenti. Le famiglie affittuarie nel Mezzogiorno sono in povertà assoluta nel 18,9% dei casi a fronte del 14,4% nel Nord e dell'11,9% nel Centro. Tuttavia, tra le famiglie povere nel Centro e nel Nord quelle affittuarie sono quasi la metà del totale mentre nel Mezzogiorno sono il 36,1% e ciò in parte si spiega per una minore presenza di affittuari tra le famiglie residenti.

Gli individui stranieri in povertà assoluta sono invece quasi un milione e 400mila, con una incidenza pari al 26,9%, contro il 5,9% dei cittadini italiani. Le famiglie sono composte nel 69,6% dei casi da famiglie di soli italiani (1 milione e 164mila) e per il restante 30,4% da famiglie con stranieri (circa 510mila), pur rappresentando solo l'8,9% del totale delle famiglie. L'incidenza è pari al 22,0% (25,1% nel 2018) per le famiglie con almeno uno straniero (24,4% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri) e al 4,9% per le famiglie di soli italiani. La criticità per le famiglie con stranieri è più sentita nei piccoli comuni (25,0% contro 28,3% per le famiglie composte solo da stranieri). Le famiglie in povertà con stranieri dove sono presenti minori mostrano valori pari al 27,0% (282mila), quelle di soli stranieri sono invece il 31,2%, ossia un valore cinque volte superiore a quello delle famiglie di soli italiani con minori (6,3%). Nel Mezzogiorno la stessa incidenza sale al 36,8% per le famiglie con stranieri dove sono presenti minori, contro il 10,6% delle famiglie di soli italiani con minori. Nelle famiglie di soli stranieri in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione, l'incidenza è pari al 33,3% (per un totale di 42mila famiglie); se la persona di riferimento è occupata, la condizione di povertà riguarda quasi una famiglia su quattro (23,1%).

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