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Piemonte: la legge anti azzardo funziona, ma la Giunta la vuole smantellare

18 Giugno Giu 2020 1551 18 giugno 2020
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Nemmeno il tempo di ripartire, che la giunta a trazione leghista del Piemonte si prepara a cancellare la legge no slot più virtuosa e coerente. Il tutto in nome di un presunto interesse delle "attività produttive". Ma associazioni e società civile non ci stanno, sarebbe un danno maggiore della beffa

Il Piemonte è la Regione italiana con la migliore legge di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico. Approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale nel 2016, in questi anni ha dimostrato di funzionare. Ma per contrastare l'azzardo, si sa, servono senso civico e fermezza.

In Piemonte, infatti, il gioco d’azzardo è calato del 9,7% (a fronte di un aumento del 1,6% nel resto d’Italia), le perdite dei cittadini sono diminuite del 17,8% e i due terzi delle somme non giocate nel 2018 non sono state reinvestite in altri giochi. In questo contesto il volume delle giocate online è cresciuto (+45%), ma meno che nel resto d’Italia (+48%).

Ora, spiega Monica Canalis, vice segretaria Pd Piemonte e consigliera regionale, il governatore Cirio e la Lega «vogliono smantellare la legge riportando le lancette dell’orologio indietro di 4 anni e cancellando ogni argine all’eccesso di offerta di gioco, che purtroppo rappresenta un vero e proprio dramma socio-sanitario, che colpisce principalmente le fasce più deboli della popolazione». Troppi interessi in gioco, ma tutti in contrasto con quel bene comune che la mostra Costituzione pone al centro del proprio dettato.

L'assessore alle attività produttuve Tronzano, da parte sua, ribadisce alcuni luoghi comuni affermando incurante che «migliaia di lavoratori, uguali agli altri e non meno importanti, che soffrono, che piangono, che hanno figli, che hanno mutui a carico, che devono avere risposte e le avranno solo se elimineremo una stortura dello stato di diritto avvenuta per un’evidente e ingiustificato, ideologico e giuridicamente barbaro accanimento attraverso una legge retroattiva».

L'articolo 41 della Costituzione, però, dice ben altro rimarcando che la libera iniziativa privata «non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Un punto ben chiaro alle associazioni e ai cittadini che in queste ore si stanno mobilitando affinché l'argine della legge regionale piemontese non venga tolto. A pagarne il prezzo sarebbe l'intera società.

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