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Ballerini: cari genitori la famiglia non basta a se stessa

25 Giugno Giu 2020 1033 25 giugno 2020
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«Noi genitori non bastiamo ai nostri figli. Con il lockdown siamo stati costretti a ricordare che la famiglia non è un clan e nemmeno un rifugio, che non basta a se stessa, ma che rappresenta il punto di lancio verso tutti gli incontri possibili». L'intervento dello psicanalista e scrittore

adolescenza, questa invenzione novecentesca. Le età dell’uomo sono infatti due e solo due: infanzia e vita adulta. In mezzo accade lo sviluppo del corpo. In mezzo quel periodo, più o meno breve, che nessuno osa più chiamare con il nome giusto: pubertà. Il lemma stesso è caduto in disuso forse perché così sconvenientemente correlato al corpo, così spudoratamente allusivo. Un buon lemma, tuttavia, perché ciò che accade tra le due età e ne rimarca la differenza è proprio lo sviluppo sessuale. Con lo sviluppo il corpo si trasforma, alcune ghiandole iniziano a funzionare o a esprimersi più compiutamente, le ossa si allungano, i muscoli si potenziano, i tratti del viso cambiano, si evidenziano i cosiddetti caratteri sessuali secondari. Ma il corpo che cambia sperimenta anche pensieri nuovi, viene scosso da eccitazioni sconosciute prima, si pone questioni inedite. Freud ha sapientemente inventato un neologismo: Io-corpo. Si tratta del corpo animato dal pensiero, un body che senza pensiero sarebbe ridotto a un corpse (quello del tavolo anatomico). E la questione che si pone con maggior decisione nella pubertà è proprio il rapporto di questo corpo così mutato e pensante in relazione ad altri corpi altrettanto mutati e pensanti. Un corpo inoltre potenziato da una nuova e più piena autonomia e di maggiori possibilità di movimento.

Durante l’emergenza sanitaria chi viveva dentro la pubertà o ne era da poco uscito ha fatto un’esperienza diversa rispetto ai bambini. Se è vero che a ogni età il moto umano accade per vocazione, nel senso che necessita di un eccitamento proveniente da fuori di sé per attivarsi e compiersi, questo è particolarmente vero per un giovane che inizia a essere attrezzato di un corpo che finalmente gode di autonomia. Per questo giovane, così bisognoso di rapporti, è sparita di colpo la scuola in presenza. Non è stata però una vacanza, perché vacanza è tutto-il-resto senza scuola. Anzi, è stata proprio una vacanza, ma nel senso di assenza di tutto: la frequentazione della classe, la pratica dello sport, la coltivazione di passioni, i ritrovi con gli amici. Di colpo la casa ha dovuto chiudere la porta a doppia mandata, rendendo il fuori inaccessibile e riportando a una situazione para-infantile. All’improvviso sono venuti meno gli appuntamenti di sempre, le diverse vocazioni nella giornata che sono sempre con-vocazioni.

Ciascun giovane ha reagito a modo suo. C’è chi è stato in grado di riorganizzarsi e di adattarsi alle nuove e mutate condizioni: ed ecco che sono comparsi gli aperi-zoom per non perdere il contatto con gli amici, si sono scaricate le app che permettono di vedere in sincrono le serie tv e commentarle insieme, la scuola a distanza è stata sfruttata al meglio anche come occasione di rapporto oltre che di apprendimento. C’è chi invece si è chiuso perché quel corpo mutato a volte fatica a stare con gli altri, si sente inadeguato, non all’altezza, incapace di sostenere gli sguardi, sguarnito di argomenti validi anche solo per aprire bocca.

E noi adulti li abbiamo guardati, li abbiamo apprezzati nelle loro iniziative così come ci siamo preoccupati e talora angosciati per le loro difficoltà. Ma questa osservazione non basta. C’è qualcosa che possiamo e dovremmo trattenere, un di più di sapere che ci conviene far nostro. Lo possiamo riassumere in: non bastiamo ai nostri figli. La famiglia non basta, sebbene il pensiero di qualche adulto potrebbe essere ancora tentato di crederlo. Anzi, andando più a fondo, potremmo anche porci una domanda fondamentale: chi sono padre e madre? Chi sono padre e madre per un adolescente? Prima ancora che il padre e la madre di quel figlio, sono l’uomo di quella donna e la donna di quell’uomo. Padre e madre sono i nomi di due soggetti che prima di metter al mondo un figlio, si sono conosciuti, si sono incontrati, si sono piaciuti e hanno deciso di impegnarsi reciprocamente a vivere bene insieme. Il loro rapporto pre-esiste il figlio e deve sempre restare al centro. La necessità di accudimento del bambino nei primi anni non deve farlo percepire sempre come un soggetto dipendente da noi, almeno non unicamente da noi. Accompagnare un adolescente a essere un giovane uomo o una giovane donna significa gradualmente introdurlo all’universo degli altri rapporti, senza al contempo trascurare i nostri. Tanto più lui cresce, tanto più la nostra presenza deve farsi discreta, deve lasciar libero quel posto che chiede con forza di essere occupato, di volta in volta, da altri altri. E noi non proveremo nessun vuoto, non ci coglierà nessuna “sindrome del nido vuoto”. Anche perché casa non è affatto un nido, vuoto o pieno che sia. Per una famiglia la casa rappresenta il luogo che la coppia ha scelto per dare stabilità alla convivenza, un posto da rendere personale secondo i propri gusti, lo spazio per riposarsi, amarsi, litigare, fare pace, occuparsi con gusto delle proprie passioni e favorire quelle dell’altro. Casa non è un bunker dove proteggersi dalle cattiverie degli uomini, dove rifugiarsi per darsi conforto rispetto ai mali del mondo. Mentre i figli andranno fuori a occuparsi dei loro rapporti, noi continueremo a occuparci dei nostri.

La stessa porta che durante il lockdown ha circoscritto e chiuso ha bisogno di riaprirsi non solo per lasciar uscire, ma anche per tornare ad accogliere e ricevere gli amici di lunga data, così come estranei di cui fidarsi che dopo poco estranei non saranno più̀. Con il lockdown siamo stati costretti a ricordare che la famiglia non è un clan e nemmeno un rifugio, che non basta a se stessa, ma che rappresenta il punto di lancio verso l’universo di tutti gli incontri possibili. Lo è per i ragazzi che vanno lasciati andare, ma lo è anche per noi adulti. Sarebbe un peccato sprecare l’occasione e non farne memoria.

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