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I fondi dell'Ue destinati all'Africa alla guardia costiera libica

4 Luglio Lug 2020 0929 04 luglio 2020
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L’UE e gli Stati membri, attraverso il supporto finanziario, si rendono complici dei gravissimi crimini che si perpetrano nei centri di detenzione libici, in cui negli ultimi anni sono state riportate migliaia di uomini, donne e bambini dalla sedicente guardia costiera libica. Dall’inizio dell’anno, secondo l’OIM, sono 5.475 le persone intercettate e riportate in Libia dalla cosiddetta guardia costiera.

Sono 110 i milioni che oggi la Commissione UE ha deciso di stanziare a supporto delle autorità in Libia per far fronte all’emergenza COVID-19. Mlioni che si aggiungono ai 455 già destinati al partner libico tramite programmi finanziati dal Fondo Fiduciario di Emergenza per l’Africa (EUTFA). Lo ha annunciato Olivér Várhelyi, commissario europeo per l'allargamento e la politica di vicinato: questi fondi risponderebbero all’urgenza di far fronte alla crisi sanitaria e ai bisogni delle comunità più vulnerabili, tra cui migranti e rifugiati, nonché per migliorare le condizioni di vita nelle municipalità, soprattutto nel Sud del paese.

Queste cifre arrivano come una doccia fredda dopo le innumerevoli denunce da parte delle Nazioni Unite, della società civile e delle inchieste giornalistiche che dimostrano l’assenza di trasparenza nell’allocazione e nell’utilizzo delle centinaia di milioni usati per supportare le autorità libiche dall’UE e dagli Stati membri, tra cui l’Italia, negli ultimi anni. In un’inchiesta, firmata da Nello Scavo per Avvenire si denuncia quanto sia irrealistico aspettarsi che le municipalità, enti locali in gran parte in mano a milizie e clan - con cui l’Italia negozia da anni per il blocco delle partenze dei migranti - restituiscano alcuna garanzia nell’utilizzo dei soldi stanziati per rafforzare l’assistenza sanitaria e sociale nelle comunità.

E accanto ai propositi umanitari l’UE non dimentica di mantenere quello che è stato forse il principale pilastro dell’azione europea per la gestione dei flussi migratori provenienti dall’ Africa: la creazione di una zona SAR libica e il supporto alla sedicente guardia costiera e marina militare libica. La Commissione, oggi, ha annunciato che ulteriori 30 milioni, parte dei fondi destinati alle attività per far fronte all’emergenza Covid-19, saranno riallocati dai programmi di gestione delle frontiere finanziati tramite il Fondo fiduciario. Il programma di border management da cui verranno prese le risorse manterrà comunque una disponibilità finanziaria di 57,2 milioni, attraverso cui l’UE continuerà la collaborazione con le autorità libiche per rafforzarne le capacità di ricerca e soccorso in mare, per la manutenzione delle imbarcazioni in dotazione alle autorità libiche e per la loro formazione, e per supportare l’istituzione di un Centro di Coordinamento per il soccorso marittimo (MRCC).

Riteniamo vergognosa la decisione della Commissione di continuare a supportare la cosiddetta guardia costiera libica, la cui commistione con le attività di traffico di esseri umani, di petrolio e di armi delle milizie è oramai nota. Da anni la società civile europea, libica e africana sostiene e documenta l’impossibilità di considerare la Libia un paese sicuro, come sostenuto recentemente dallo stesso segretario generale dell’ONU Antònio Guterres. Questa decisione arriva anche all’indomani di diverse richieste da parte di centinaia di organizzazioni, reti internazioni e individui all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) di revocare la zona SAR libica, una finzione messa in piedi grazie al fondamentale supporto dell’UE e dell’Italia che negli anni ha stanziato centinaia di milioni al suo “partner strategico”.

Il 27 aprile ARCI insieme ad altre decine di organizzazioni hanno denunciato l’utilizzo dei fondi del Fondo fiduciario per l’Africa destinati alla cooperazione allo sviluppo per il supporto alla c.d. guardia costiera libica, un utilizzo che si pone in violazione delle norme budgettarie dell’UE, in primo luogo per la totale assenza di monitoraggio dell’impatto sui diritti umani e per lo sviamento rispetto agli obiettivi di finanziamento. Anche la Commissione LIBE del parlamento europeo ha richiesto che l’UE fermi la collaborazione con la Libia per il controllo migratorio sino a che continuino a verificarsi le gravi violazioni dei diritti umani dei migranti e richiedenti asilo coinvolti.

Sosteniamo che l’UE e gli Stati membri, attraverso il supporto finanziario, si rendano complici dei gravissimi crimini che si perpetrano nei centri di detenzione libici, in cui negli ultimi anni sono state riportate migliaia di uomini, donne e bambini dalla sedicente guardia costiera libica. Dall’inizio dell’anno, secondo l’OIM, sono 5.475 le persone intercettate e riportate in Libia dalla c.d. guardia costiera.

Chiediamo alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri di rivedere la cooperazione con la Libia e interrompere il supporto e il finanziamento alla cosiddetta guardia costiera libica, al fine di fermare il respingimento di migliaia di persone in fuga condannate ad un inferno di abusi, maltrattamenti e violazioni dei diritti fondamentali di cui non possiamo continuare ad essere complici.

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