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Laboratori di didattica inclusiva nelle scuole: il potere educativo di arte e cultura

6 Luglio Lug 2020 1531 06 luglio 2020
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Il Progetto Doors, selezionato dall’impresa sociale con i bambini, nato per contrastare la povertà educativa minorile, ha messo al centro del suo lavoro con i ragazzi l’arteducazione per promuovere una maggiore sinergia tra educazione formale e educazione non formale. Ma dove nasce questo strumento educativo e perché è cosi importante? Risponde Ilaria Saponaro, responsabile scuole Doors

L’Arteducazione nasce sulla scia dalla Pedagogia del Desiderio e sul concetto di Arte come metodo educativo. L'esperienza è stata teorizzata per la prima volta da Marcos Antonio Candido Carvalho e adottata e promossa da Progetto Axé Brasile. Attraverso l’arte e la creatività è possibile scoprire le proprie inclinazioni e quindi superare quel disagio e senso di inadeguatezza che spesso è causa di abbandono e dispersione scolastica. Il Progetto Doors è stato selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto alla povertà minorile e vede come capofila il CIES onlus in collaborazione con 28 partner tra cui Amref Italia. Ilaria Saponaro, responsabile scuole "DOORS-porte aperte al desiderio come opportunità di rigenerazione sociale" racconta che cos'è l’arteducazione e come sono andati i laboratori nelle scuole coinvolte alla luce della sospensione della didattica in presenza a partire da marzo.

Cos’è l’Arteducazione? Quanto lo sviluppo di competenze non cognitive/informali (consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, competenze socio affettive e relazionali, empatia, probelm solving ..) va a incidere positivamente sullo sviluppo di quelle cognitivo/curriculari?
L’arte è educazione perché emoziona, accende i desideri e i sogni, ispira l’essere umano a crescere e a costruire la propria strada all’insegna del bello, del giusto, del buono. L’educazione è arte quando si propone di fare lo stesso, riconoscendo bambini/e e ragazzi/e come soggetti di diritto, di conoscenza, di desiderio. “Tu, cosa vuoi?”. È importante non perdere mai di vista che è il soggetto ad essere al centro del proprio percorso educativo, è lui che detta i tempi e le direzioni. Solo così può veramente auto-determinarsi e scegliere se opporsi a ciò che gli impedisce di perseguire il proprio sviluppo, che si tratti della povertà materiale, che spinge a credere che “non avendo nulla, non si valga nulla”, delle barriere culturali, che rendono le opportunità non accessibili a tutti nello stesso modo, ma anche che si tratti della gabbia del benessere, dove le aspettative sociali di successo e di riuscita, rendono intollerabile il contatto con la propria fallibilità, le imperfezioni, quelle mancanze da cui possono avere invece origine i processi creativi.

In che modo i laboratori proposti da Doors hanno agevolato questo percorso?
Le attività proposte puntano a offrire, all’interno della programmazione scolastica, spazi di espressione e esplorazione di diversi linguaggi artistici, nella convinzione che le esperienze prodotte dal contatto con l’arte e con la creatività, possano influire positivamente anche sui processi di apprendimento, risvegliando la curiosità, rinforzando la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Spesso infatti, i processi di apprendimento restano bloccati o inceppati, a causa della scissione tra gli aspetti cognitivi e quelli emotivi che partecipano alla costruzione di conoscenza.La parola nasce dallo sguardo, la conoscenza si sviluppa all’interno di una relazione. Gli insegnanti lo sanno bene e si sforzano quotidianamente di offrire ai loro studenti stimoli, metodologie e pratiche che favoriscano l’apprendimento e lo sviluppo della persona.Purtroppo, il contesto istituzionale in cui avviene l’esperienza scolastica non sempre è favorevole a questo tipo di processi. La complessità del sistema scolastico, la rigidità di alcune procedure, l’oggettiva insufficienza delle risorse messe a disposizione a livello ministeriale, finiscono per essere ostacoli a volte insormontabili e compromettere la funzione educativa e inclusiva della scuola. Gli alti tassi di abbandono scolastico ne sono purtroppo, la triste testimonianza.

In che modo avete tradotto e rimodulato le attività laboratoriali di arteducazione durante i mesi di lockdown?
Prima dell’emergenza sanitaria, erano attivi laboratori di teatro, breakdance, musica, canto e rap. Ogni attività coinvolgeva gruppi di ragazze e ragazzi dagli 11 ai 14 anni. È stata una grande sfida rimodulare online, le attività che si svolgevano in presenza. Le difficoltà sono state molteplici: all’inizio le scuole sono state comprensibilmente sopraffatte dalla necessità di convertire a distanza tutta la didattica curriculare, facendo i conti con il divario digitale, le barriere linguistiche e socio-economiche, le difficoltà di riorganizzazione delle famiglie, ma anche la maggiore o minore funzionalità del proprio apparato gestionale-organizzativo. Alcune scuole all’inizio ci hanno proprio chiesto di sospendere le attività, perché la situazione era troppo caotica e complessa.Ci siamo messi in ascolto, consapevoli che non era utile forzare la mano, ma sottolineando come le nostre proposte potevano essere delle risorse aggiuntive a cui la scuola poteva attingere (oltre ai laboratori il progetto Doors prevede anche attività di sostegno socio-affettivo, come la mediazione linguistico-culturale, il sostegno psicologico e alla genitorialità). E dopo pochissimo tempo è stato evidente che molti ragazzi e ragazze desideravano proseguire le attività laboratoriali, ne sentivano il bisogno. Gli Arteducatori/trici hanno messo in campo tutta la loro creatività e capacità di adattamento, con il difficile compito di portare avanti delle proposte che fossero unasintesi tra le esigenze dei ragazzi, le esigenze delle scuole, le esigenze delle famiglie.Ci sono state lezioni individuali e incontri di gruppo, sono stati prodotti tutorial e video, sono stati fatti disegni, scritti testi e poesie musicali.È stata necessario mettersi in gioco e sperimentare possibilità nuove.Non sempre ha funzionato.Ma nella maggior parte dei casi questo ha consentito di mantenere vivo il contatto, garantire una continuità, tenere aperti degli spazi di espressione e condivisione, che nel grande sconvolgimento prodotto dall’emergenza e dalle misure di distanziamento, non è stato poco. Chiaro che la modalità a distanza non può essere una risposta di ampio respiro. Può funzionare come soluzione di emergenza, e per un intervallo di tempo ridotto.Le relazioni si nutrono della prossimità, dell’incontro dei corpi, una grandissima parte degli scambi affettivi si esprime attraverso la fisicità, questo vale per gli adulti, figuriamoci per un gruppo di preadolescenti. Non solo, ci siamo resi conto che le attività che sono state in grado di traghettare i loro partecipanti fino alla fine della quarantena, portando a termine i laboratori in maniera partecipata, sono state soprattutto quelle che hanno mantenuto degli appuntamenti “live”, individuali o di gruppo, ma in cui in qualche modo ci si incontrava. Ci sembra molto significativo. Le mancanze, i sogni, i desideri di questi ultimi mesi hanno attraversato i laboratori e preso forma nelle creazioni prodotte.

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