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Revelli: «La manifestazione degli Stati popolari? Ha aperto una breccia nel muro del silenzio»

6 Luglio Lug 2020 1639 06 luglio 2020
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Per il sociologo «c'è un pezzo della nostra società che non viene considerato nel novero dell'umanità. Ieri si è svelata la verità: abbiamo lo status di schiavo nell'Italia del 2020. Ieri questo popolo di persone che soffrono ha preso la parola». L'intervista

«Per fortuna che c'è stata questa manifestazione. Che sia diventato visibile questa parte del mondo del lavoro che era e rimane invisibile. Sono il back office del back office,. Quelli che fanno andare avanti pezzi consistenti della nostra società senza essere visti né considerati da nessuno, come se non fossero persone», ha commentato il sociologo Marco Revelli riferendosi alla manifestazione degli "Stati popolari" in piazza San Giovanni a Roma guidata da Aboubakar Soumahoro, che riassumeva braccianti, precari, lavoratori della scuola e rider.


Marco Revelli

Lei ha detto che non sono considerati come persone. Perché?
Non è una mia idea. È un tema ricorrente in tutte le dichiarazioni che ho sentito e visto raccolte in quella piazza. Tutti dicevano “vogliamo essere trattati da uomini, da esseri umani”. Il fatto che una simile rivendicazione richieda una mobilitazione per esprimerla ci dice a che punto siamo arrivati. C'è un pezzo della nostra società che non viene considerato nel novero dell'umanità. Che non è solo apolide rispetto a un'appartenenza a uno Stato e ad una cittadinanza ma nemmeno al genere umano. Dei sotto uomini. Mi ricorda un bel libro

Quale?
Un filosofo camerunense, Achille Mbembe, ha scritto “Necropolitca” in cui racconta delle piantagioni come microcosmo. In cui ci sono gli schiavi che vi lavorano le cui vite sono considerate non vite perché appartengono ad un padrone. Noi abbiamo delle piantagioni all'interno dei nostri Paesi che si considerano ultra civili. Abbiamo lo status di schiavo nell'Italia del 2020.

L'altro grande tema della manifestazione era il tema della rappresentanza...
Assolutamente. C'è un problema gigantesco in questo senso nel mondo dei lavoratori che da tempo non sono più rappresentati. Ecco perché abbiamo i populisti. Politicamente il lavoro dipendente e quello manuale non sono rappresentati da tempo e sindacalmente sono rappresentati flebilmente. E c'è poi questo girone profondo del mondo del lavoro che si è materializzato in piazza per il quale esiste un vuoto assoluto rispetto al tema rappresentativo. Non sono visti né intercettati dai radar politici e sociali. Fino all'arrivo di questo Aboubakar Soumahor

In questo senso la figura di Aboubakar Soumahor è dirimente...
È straordinario. Grazie anche ad una bella dose di carisma e capacità di comunicazione è riuscito a bucare il muro di silenzio e a rendere visibile il fenomeno. Con un racconto adeguato è riuscito a restituirci visbilità a questo pezzo del mondo del lavoro dalla lingua mozzata.

Aboubakar Soumahor

La stessa capacità l'aveva dimostrata durante il primo maggio...
Si anche lì ci fu una manifestazione un po' domestica e debole rivitalizzata, come quella di ieri, dall'irruzione di realtà di questo ragazzo, in un mondo un po' ovattato e in cui parlava chi aveva già voce potente. Ha la capacità di dare respinto e concretezza alle istanze di una lotta sindacale che altrimenti risulterebbe un po' posticcia. Riesce a compensare la mancanza di sguardo che la nostra società e la nostra politica hanno su questa realtà. Riporta lo sguardo sulle ferite aperte.

Nella stessa giornata c'è stato l'exploit di Musa Juwara che ha segnato con il Bologna. Che ne pensa?
Questo tema della rappresentanza è un tema gigantesco perché la politica rappresenta solo chi ha moneta di scambio. La vicenda di Musa dimostra che laddove venga meno questa logica mercantile e venga invece valorizzato il talento, le capacità e il merito, ecco che questi invisibili diventano una grande ricchezza. Ed è proprio grazie a ragazzi come questi chye le cose lentamente stanno cambiando

Lei vede in queste piccole storie positive un cambiamento?
Il mondo è sempre cambiato così. Siamo diventati più umani perché queòlcuno ha aperto un a strada facendo un passo oltre al senso comune e ai luoghi comuni. Questo però a fronte a un plus gigantesco di energie messe in campo.

Ieri poi al primo Gran Premio della stagione di Formula 1 i piloti hanno dato il loro appoggio a Black Lives Metter...
Sì, mi ha fatto molto piacere

Quella manifestazione, che sta squassando gli Usa, è molto diversa da quella dei braccianti italiani...
Di uccisine come quella di George Floyd ce ne sono state a centinaia. Questo evento per una serie di circostanze ha superato una soglia. Anche perché il razzismo della polizia americana aveva a sua volta superato le soglie della tollerabilità. Superata quella soglia ha prodotto questo evento, Black Lives Metter. Anche qui abbiamo delle persone che aprono delle breccia in muri che sembravano invalicabili. La differenza sta nel motore. Se negli Usa la breccia è stata aperta col sangue qui Aboubakar Soumahor lo fa col sorriso, mettendo in campo una carica umana straordinaria. Il motore non è lo shock ma un esempio virtuoso che ha una capacità di apertura al futuro enormemente superiore. Detto questo non bisogna farsi illusioni

In che senso?
Le forze opposte sono gigantesche. E quindi non bisogna cantare vittoria troppo presto. Certamente per la prima volta dopo tanti anni per la prima volta abbiamo qualcuno che ha scperchiato un serbatoio di sentimenti e aspettative che esiste, ma invece di esserci populismo, c'è il popolo. Le persone in carne ed ossa che soffrono e che prendono la parola.

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