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Pillola abortiva, la necessaria fratellanza fra laici e cattolici

13 Agosto Ago 2020 1549 13 agosto 2020

Cantare vittoria o piangere una sconfitta di fronte alla direttiva del ministro Speranza rivolta alla regione Umbria è fuori dal tempo. Dobbiamo ragionare uscendo da ogni schema che ci ha contrapposto circa quaranta anni fa, dobbiamo parlare dell’aborto nella società di oggi. Di cosa sia oggi l’aborto e la non-generatività, cosa sia l’emancipazione sessuale e la commercializzazione sessuale. Riscoprendo il valore comune, troppo spesso lasciato ai margini, della fratellanza

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D Tesei
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Cantare vittoria o piangere una sconfitta di fronte alla direttiva del ministro Speranza rivolta alla regione Umbria è fuori dal tempo. Dobbiamo ragionare uscendo da ogni schema che ci ha contrapposto circa quaranta anni fa, dobbiamo parlare dell’aborto nella società di oggi. Di cosa sia oggi l’aborto e la non-generatività, cosa sia l’emancipazione sessuale e la commercializzazione sessuale. Riscoprendo il valore comune, troppo spesso lasciato ai margini, della fratellanza

Nel bel mezzo di un agosto strano, in cui le ferie si confondono tra l’uscita da un lockdown e la paura di tornarci, è esploso all’improvviso un dialogo conflittuale mai sopito, acceso sotto le ceneri del secolo scorso: il dialogo tra laici e cattolici sull’aborto.

La miccia è stata la direttiva del Ministro Speranza sulla RU486 ( la pillola abortiva che evita un intervento chirurgico). Il quotidiano “Repubblica”, rispolverando una propria identità marcatamente laica e staccando tutti gli altri quotidiani di un giorno, ha dedicato un’apertura di prima pagina alla notizia, come una vittoria di un”fronte” e la sconfitta di un altro. Nei giorni successivi, quando la direttiva è diventata pubblica perchè pubblicata dal Ministero, la discussione è stata di tutti ed in particolare il giornale della CEI “Avvenire”, soprattutto nella versione online, dedica ogni giorno degli approfondimenti sul tema. Il rischio della cronaca agostana è che tutto diventi un feuilleton, una scaramuccia di cui discuterne sotto un ombrellone o in un bar di una città assolata quando il campionato non assorbe tutte le attenzioni, una roba da poco che si chiuderà con la fine dell’estate. Questa notizia è invece tutta da conservare, da portare nei nostri autunni, non dobbiamo farla spegnere.

Quando laici e cattolici hanno dialogato bene sono nate le migliori riforme del welfare italiano, tra giustizia sociale, uguaglianza sociale e attenzione alla vocazione ed alla libertà di ogni persona. Come ricorda lo psichiatra Angelo Righetti in un suo recente saggio, quasi tutte le leggi che hanno sorretto per anni l’ impalcatura del nostro Stato Sociale sono nate quando la DC ha aperto il dialogo alla sinistra laica: sono stati chiusi i manicomi, è nato il Servizio Sanitario Nazionale, sono state chiuse le classi differenziate per i disabili. E proprio in quegli anni arrivarono anche le legislazioni che regolamentavano il divorzio e l’aborto, togliendo questi fenomeni sociali dalla sfera penale.

Ad agosto 2020, quando la direttiva del Ministro Speranza entra nel dibattito pubblico per acquietare uno scontro di poteri nato in un’Umbria a trazione leghista, (la Regione vietava i day hospital per gli aborti procurati dalla RU486 pretendendo il ricovero, in foto la governatrice Donatella Tesei) la società italiana e globale ha vissuto almeno decine di stagioni di cambiamento sociale. Il problema della bomba demografica è divenuto in Europa il grave allarme del decremento demografico; l’uso dei contraccettivi è ampiamente pubblicizzato davanti ad ogni farmacia italiana con distributori automatici macchine che hanno dovuto diversificare l’offerta, passando dai semplici prodotti della contraccezione ai prodotti della stimolazione sessuale, il numero dei concepimenti e delle nascite è calato a picco con 19 mila nascite in meno tra il 2019 ed il 2018 e 189 mila residenti in meno nello stesso periodo in Italia. La disuguaglianza sociale nel mondo ha toccato cifre spaventose che nemmeno ai tempi delle grandi monarchie o dei faraoni erano così alte: con un 1% della popolazione che detiene la ricchezza patrimoniale di 3 miliardi e 600 milioni di uomini e di donne. Il ministro Speranza ha allungato il tempo entro cui è possibile abortire con la pillola, fino a 9 settimane anziché le 6 precedenti, ed ha consentito la libertà della donna che intende abortire di farlo a casa, assumendo la pillola nella propria abitazione, purchè non sia sola ed in condizioni di fragilità psichiche.

Molti laici hanno festeggiato come se fosse caduto un nuovo tabù sul tema dell’aborto e della libertà femminile ed altrettanti cattolici hanno reagito denunciando il rischio di soprusi sulle donne, che molte volte sono costrette all’aborto da maschi indifferenti al dolore o addirittura violenti, e sulla tendenza a sminuire di ogni significato esistenziale l’aborto, che ora può diventare una pratica non presa in carico da un servizio pubblico ma “fai-da-te”. In un’Italia in cui la violenza sulle donne si manifesta con un caso di femminicidio ogni 72 ore ed in cui il declino demografico è il primo allarme sociale, in una società liquida in cui la solitudine esistenziale non è una condizione di vita per pochi sfortunati ma un fenomeno generalizzato al pari della famiglia patriarcale degli anni 50 e 60, il ritorno di questo dialogo può essere quanto mai fecondo.

Dobbiamo parlare uscendo da ogni schema che ci ha contrapposto circa quaranta anni fa, dobbiamo parlare dell’aborto nella società di oggi. Di cosa sia oggi l’aborto e la non-generatività, cosa sia l’emancipazione sessuale e la commercializzazione sessuale. In un mondo in cui i siti pornografici registrano il record di iscritti ed in cui l’80% delle donne nigeriane che vengono in Europa sono vittime della tratta, in una cultura in cui il maschilismo torna prepotente nei testi di tanti musicisti trapper, nelle pubblicità che ti vendono auto piene di comfort per goderti la solitudine, in cui i ragazzi vivono circa il 90% del tempo diurno davanti allo schermo di uno smartphone, dobbiamo trovare nuove parole e nuove riflessioni per parlare di vita e di aborto, di solitudine e di legami, di cosa sia un individuo e cosa sia una persona.

Il sociologo Edgar Morin, notoriamente laico e della storica sinistra francese, nel suo ultimo saggio sulla fraternità edito da Ave, spiega chiaramente che questa terza parola della Rivoluzione Francese è oggi quella più in crisi: abbiamo raggiunto l’uguaglianza formale in tutti gli stati europei post-rivoluzione, abbiamo raggiunto frontiere inedite della libertà, ma siamo incagliati sulla fraternità e la sororità. Oggi laici e cattolici dovrebbero incontrarsi per parlare dell’aborto nell’epoca della crisi della fraternità, altrimenti resterà solo il tifo da stadio di vetero-posizioni del novecento tra tifoserie contrapposte. Il dibattito sulla RU486 può essere davvero foriero di nuove strade di fraternità e non si può lasciare solo alla scienza ed ai suoi stimabili comitati la decisione in materia, serve un dibattito tra le diverse coscienze di un’Italia che cerca la strada della sua rigenerazione sociale e spirituale per uscire dalla pandemia e dalle sue profonde disuguaglianze

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