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Pregliasco: «I contagi? Come a dicembre, ma adesso siamo preparati»

21 Agosto Ago 2020 1600 21 agosto 2020
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Il virologo e presidente nazionale di Anpas non ha dubbi: «evitiamo il panico. La situazione è quella che ci si attendeva. C'è un ritorno di fiamma del virus. Siamo tornati ai livelli di inizio pandemia. Ma questa volta stiamo monitorando la situazione. Siamo passati dalla fase pandemica a quella endemica. Le scuole riapriranno»

Il bollettino Covid aggiornato a giovedì 20 agosto 2020 desta preoccupazione. I nuovi contagi da Coronavirus nelle ultime 24 ore sono 845, le vittime sono 6, con i positivi triplicati in 24 ore in Veneto (+159), la Lombardia che fa registrare 154 nuovi casi e il Lazio che registra 115 nuovi positivi in 24 ore. Il girono precedente erano stati registrati 642 nuovi casi, mentre le vittime registrate ieri erano state 7, quattro solo in Lombardia.

Uno scenario che spaventa perché sembra presagire una nuova ondata. Tanto che si sono inseguite voci su un possibile slittamento delle aperture scolastiche dopo la chiusura delle discoteche. A buttare acqua sul fuoco però ci pensa Fabrizio Pregliasco, virologo e presidente nazionale di Anpas: «è una situazione che era previste e il comitato tecnico scentifico è pronto per gestire. Bisogna evitare il panico e affidsarsi al buon senso e alle norme igieniche. Le scuole riapriranno». L'intervista


Fabrizio Pregliasco

I numeri del contagio peggiorano sensibilmente. Che ne pensa?
Siamo passati da un andamento pandemico a uno endemico. Quello che è chiaro è che dovremo convivere a lungo con questo virus.

Non è preoccupante questa nuova risalita dei casi?
No, non direi. Abbiamo fatto un lungo lockdown, a differenza di altre nazioni, e per questo abbiamo contenuto molto bene la diffusione. Adesso abbiamo quello che ci aspettavamo, tanti piccoli focolai, più di novecento, che erano inevitabili. Ciò che permette di avere un po' di ottimismo rispetto alla situazione è il fatto che siamo tornati alla situazione che abbiamo vissuto a novembre-dicembre scorsi. Ma se prima eravamo stati presi di sorpresa oggi stiamo monitorando attentamente la situazione.

È da escludere quindi un remake del lockdown?
Quello che è da escludere è l'effetto iceberg. Nei mesi scorsi abbiamo scoperto un fenomeno accorgendoci che era solo la punta di qualcosa di enorme. Questo oggi non può succedere perché l'attenzione è massima e siamo in grado di intercettare anche gli asintomatici Un fattore tutt'altro che secondario.

Quali le criticità?
Alcuni ambiti particolarmente esposti: agricoltura, macelli, spedizioni situazioni sociali degradate e gli arrivi dall'estero. Sono ottimista ma prudente: penso che se avremo la costanza e la capacità di continuare nell'attività di tracciamento e di miglioramento dei dipartimenti di prevenzione territoriali questi focolai non diventeranno un incendio complessivo. Questo se non faremo sgambetti a chi sta correndo.

In che senso?
È fondamentale la responsabilità personale. Continuare con le regole igieniche e il lavaggio delle mani, l'uso delle mascherine e l'evitare gli assembramenti. Dobbiamo aiutarci a tenere la barra dritta rispetto a questa attenzione. Non significa diventare ipocondriaci ma evitare il lassismo che si è visto nelle ultime settimane. Bisogna capire che dovremo convivere a lungo con questa malattia

A lungo quanto? Quando avremo un vaccino a disposizione presumibilmente?
Mettendo da parte gli annunci di Russia e Cina, che hanno più a che fare con la geopolitica che con la scienza. È ragionevole pensare che anche andando spediti un vaccino sarà pronto entro la fine dell'anno. Ma per la sua produzione e distribuzione dovremo attendere l'estate prossima. Tenendo conto che è un virus complicato

Cosa intende?
Abbiamo già prodotto vaccini per virus come questo, cioè a RNA, penso ai casi Sars, Mers e H1n1. E abbiamo avuto scarsi risultati. Non è facile.

Le scuole riapriranno?
Sicuramente. Sarà un grande stress test perché sappiamo che ci sarà un incremento di casi e una nascita di nuovi focolai. Però siamo in grado, come dicevo, di gestirle senza stressare i servizi sanitari.

Eppure non sembrano esserci certezze sull'anno scolastico...
Ci sono state alcune considerazioni che prendono in considerazione una seconda ondata. Ma è solo un'ipotesi di lavoro doverosa. Non si può scherzare e bisogna prepararsi a tutte le ipotesi. Ma la scuola è troppo importante per pensare di non riaprirla e, d'altra parte, è impensabile aspettare l'estinzione del virus che non è possibile a breve termine. Certamente è un tema delicato, si parla di 8 milioni di bambini, 2 milioni di personale, più le famiglie. È una grande sfida ma possiamo vincerla.

Quindi, con il senno di poi, la scelta del lockdown è stata giusta?
Siamo stati efficienti ed è stato giusto fare una chiusura totale che ha salvato il centro sud dal contagio. Si poteva fare anche in modo sartoriale ma ex post è facile parlare. Sopratutto guardando gli altri Paesi, in cui la mortalità è salita del 15/20/%, qualcosa che non succedeva dagli anni Quaranta, penso siamo stati previdenti.

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