Mappamondo
Social Innovation

Migranti, in azienda possono fare la differenza

28 Agosto Ago 2020 1039 28 agosto 2020
  • ...

Problem solving, capacità di resistere allo stress, sapersi rapportare a situazioni molto complesse. I migranti sviluppano soft skill che in azienda sono fondamentali. Ma troppo spesso non ne sono consapevoli

Conoscono più di una lingua. Hanno dimestichezza con più culture. E molto spesso per arrivare fino in Italia hanno percorso tragitti difficili, durati diversi mesi, in alcuni casi anni. I migranti sono portatori di un bagaglio di risorse personali di alto valore, ma non sempre la società ricevente è in grado di riconoscere e mettere a frutto questo potenziale. «Il modello italiano d’integrazione è basato sull’inclusione a basso profilo e sul luogo comune che i migranti debbano fare i lavori che gli italiani non vogliono fare, di bassa qualità, precari e sottopagati», spiega la professoressa Laura Zanfrini, Responsabile Settore Economia e Lavoro di Fondazione ISMU. «Ci troviamo davanti a due problemi, uno di discriminazione verso l’immigrazione e un altro che riguarda proprio la struttura economica del nostro Paese: il sottoutilizzo di capacità e risorse che impoverisce la qualità del lavoro».

E allora come le aziende italiane devono invertire la rotta e uscire fuori dai luoghi comuni? «Per valorizzare il ricco patrimonio di cui i migranti sono portatori», continua Zanfrini, «è cruciale sviluppare le metodologie e gli strumenti disponibili per il riconoscimento delle loro soft skill». Fondazione Ismu ha messo online un repertorio di pratiche aziendali che, su tutto il territorio nazionale, mirano a coniugare istanze di inclusività e obiettivi di competitività e innovazione, creando un modello di inclusione lavorativa in grado di valorizzare le competenze dei migranti.

Il modello italiano d’integrazione è basato sul luogo comune che i migranti debbano fare i lavori che gli italiani non vogliono fare

Laura Zanfrini, responsabile Settore Economia e Lavoro Fondazione Ismu

Il repertorio è stato creato nell’ambito del progetto di ricerca DimiCome (Diversity Management e Integrazione. Competenze dei migranti nel mercato del lavoro), realizzato da Fondazione ISMU e co-finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), di cui la professoressa Zanfrini ricopre il ruolo di responsabile scientifico.

Obiettivo di DimiCome è promuovere l’integrazione economica dei migranti tramite la valorizzazione delle loro peculiarità e competenze – in particolare quelle sviluppate grazie al percorso migratorio e alla condizione di doppia appartenenza –, massimizzandone l’impatto positivo sulla competitività aziendale. Un obiettivo delineato prima che esplodesse l’emergenza Covid-19, ma che oggi assume una straordinaria attualità. DimiCome ha mappato oltre 60 aziende in cinque diverse Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. Queste spaziano dall’impresa multinazionale, all’azienda di dimensioni medio-grandi fino alla piccola o micro-impresa, e appartengono a settori differenti: da quello manifatturiero a quello ospedaliero o della cura, dai servizi per l’ambiente a quelli integrati o alla persona, dalla cultura alla formazione o sviluppo di progetti, dall’agricoltura al commercio, dall’edilizia alla ristorazione-hospitality, dalla logistica fino ai trasporti.

È il caso dell’azienda veneta Stiga Spa, che opera nel settore metalmeccanico. Per lei lavorano 260 collaboratori immigranti a fronte degli 800 totali e alla fine degli anni ’90, quando l’azienda ha reclutato un numero ingente di lavoratori stranieri, ha costruito delle reti di collaborazione con i Comuni limitrofi per far fronte alla necessità abitativa dei lavoratori e delle loro famiglie.

O ancora Nonsolocarta Service in Puglia, che si occupa di forniture all’ingrosso e al dettaglio di imballaggi. Su 15 dipendenti due sono immigrati che hanno ottenuto il lavoro grazie al dialogo tra l’azienda e le realtà del territorio tra cui la Caritas della diocesi di Andria e l’associazione MigrantesLiberi.

L'esperienza di vita dei migranti, e tutto il percorso migratorio, ha fatto in modo che sviluppassero soft skills fondamentali in azienda

Laura Zanfrini, responsabile Settore Economia e Lavoro Fondazione Ismu

Questi sono solo alcuni esempi di aziende che, per promuovere l’inclusione lavorativa e la valorizzazione delle competenze dei migranti, realizzano una molteplicità di interventi, come ad esempio pratiche di Diversity Management, formazione, sostegno all’auto-imprenditorialità, programmi di welfare aziendale, progetti per promuovere la cultura dell’inclusione e del dialogo interculturale nelle comunità di riferimento...


Continua a leggere su Morning Future

Contenuti correlati