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Social innovation

Con l’agricoltura bio abbiamo piantato in asso il Coronavirus

31 Agosto Ago 2020 1202 31 agosto 2020
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Grazie alle consegne a domicilio più commesse e più lavoro per i cooperatori di Cascina Biblioteca. «Abbiamo scritto ai clienti, cercando di farli partecipi del nostro progetto. Abbiamo detto loro che sì, da noi avrebbero comprato prodotti biologici e a chilometro zero, ma non solo. Avrebbero anche aiutato alcuni migranti ad avere una vita più dignitosa», spiega Vittoria Mambretti, responsabile del settore agricolo

«Per noi il periodo del Coronavirus si è trasformato in un’opportunità di lavoro. È successo con il progetto di agricoltura sociale», spiega Thomas Giglio, responsabile degli inserimenti lavorativi della cooperativa sociale Cascina Biblioteca di Milano, che fa parte della rete del gruppo cooperativo Cgm. Che precisa: «Grazie all’impennata di richieste di consegne a domicilio dei prodotti che coltiviamo, abbiamo infatti assunto due ragazzi migranti, Yayah e Mohamed, della Sierra Leone».

Thomas Giglio

Cascina Biblioteca è un polmone verde di 35 ettari di terreno in prossimità del parco Lambro, periferia est di Milano. Quando ci arrivi, ti dimentichi di essere in città. «Le origini della Cascina risalgono al 1200:», racconta Giglio, «tra i suoi proprietari ci sono stati il cardinale Federico Borromeo e la Biblioteca Ambrosiana, finché, negli anni Sessanta, viene acquistata dal comune di Milano. Negli anni Ottanta, una parte viene data in affitto ad Anfass — Associazione nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), che sviluppa progetti per migliorare la qualità della vita delle persone con fragilità. Da allora la Cascina è un punto di riferimento per l’accoglienza e l’integrazione a Milano. Oggi qui operano due realtà del non profit, il consorzio Sir e poi, appunto, la cooperativa sociale Cascina Biblioteca, che è una cooperativa A+B: facciamo cioè servizi alla persona e portiamo avanti progetti di inserimento lavorativo di persone svantaggiate».

«Da alcuni anni ci dedichiamo all’agricoltura sociale, siamo l’unica realtà agricola della zona est di Milano», interviene Vittoria Mambretti, responsabile del settore agricolo della cooperativa. «Abbiamo tre ettari coltivati a ortaggi, otto a cereali e dieci a fieno. Nel 2017 abbiamo iniziato il processo di conversione al biologico, nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, e l’anno scorso abbiamo ricevuto la certificazione.

Vittoria Mambretti

Fondamentale, in questo percorso, la collaborazione con Antonio Corbari, presidente di Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica). Nel 2020 ci siamo fusi anche con Cascina Nibai, una cooperativa di Cernusco sul Naviglio, dove si allevano polli, galline ovaiole, suini e dove ci sono uno spaccio agricolo e un agriturimo. Anche lì, poi, ci sono diversi ettari coltivati in modo biologico. Come si dice, però, “la tera l’è bassa”, cioè il lavoro dell’agricoltore è faticoso, bisogna chinarsi e serve manodopera forte».

Cascina Biblioteca chiede quindi aiuto a Croce Rossa, che all’epoca aveva in gestione alcuni centri di accoglienza di migranti a Milano. C’è bisogno di braccia volenterose. «Tre anni fa è arrivato un primo gruppetto di africani», continua Mambretti. «Li abbiamo messi alla prova e non ci siamo sbagliati. Ragazzi gentili, con tanta voglia di lavorare. Dopo un po’ di tempo, abbiamo fatto un contratto di tirocinio a due di loro, Yayah e Mohamed». L’impresa coltiva prodotti di stagione, soprattutto ortaggi: «Li vendiamo nella nostra bottega solidale, Insalata Matta, che è aperta tutti i giorni. Poi riforniamo la mensa e la Trattoria Solidale, gestita da Consorzio Sir, all’interno della Cascina, e alcune residenze dove accogliamo persone svantaggiate. L’anno scorso abbiamo venduto 800 quintali di verdura, il fatturato è stato di 100mila euro».

Yayah

Qualche mese fa, però, arriva il Covid. E le vendite calano. «È stato un momento difficile, rischiavamo di mandare all’aria l’impegno degli ultimi anni» continua Mambretti, «così ci siamo impegnati nelle consegne a domicilio. Abbiamo scritto ai clienti, cercando di farli partecipi del nostro progetto. Abbiamo detto loro che sì, da noi avrebbero comprato prodotti biologici e a chilometro zero, ma non solo. Avrebbero anche aiutato alcuni migranti ad avere una vita più dignitosa. Questo coinvolgimento della clientela ha avuto effetti positivi. In poche settimane il lavoro è cresciuto. Tra marzo e aprile abbiamo venduto 300 quintali di verdura. Tanto che, qualche settimana fa, abbiamo potuto assumere con un contratto a tempo indeterminato Yayah e Mohamed».

Yayah ha 27 anni ed è arrivato in Italia nel 2017. Ha un sorriso dolcissimo e modi gentili. È nato in un villaggio rurale. Durante un incendio appiccato alla sua casa, i suoi genitori muoiono. Rimangono lui e la sorella, ma in seguito ad un altro incendio si perdono e da allora non si sono mai più ritrovati.

Mohamed

Attraverso un viaggio lungo e terribile, Yayah raggiunge l’Italia su un barcone. Nel tragitto, 22 persone muoiono. Dalla Sicilia viene portato a Milano. Dopo poco tempo inizia a dare una mano in Cascina. «Quando mi hanno detto che mi avrebbero assunto, non ho dormito per tre giorni dalla gioia», ricorda. «Ringrazio l’Italia che mi ha dato una nuova vita. A chi non ama i migranti, dico di provare a conoscerci. Siamo tutti fratelli, siamo tutti essere umani».

Mohamed di anni ne ha 22 ed è arrivato anche lui in Italia su una barca. Orfano, ha subito violenze sia in Sierra Leone sia in Libia. Non aveva mai coltivato la terra, ma è innamorato di questo lavoro: «Quando vedo qualcuno che mangia i miei prodotti, sono troppo contento! E poi, adesso, Cascina Biblioteca sta cercando una casa a me e a Yayah. Sarebbe bellissimo. Con un lavoro e una casa possiamo davvero costruirci un futuro». «Ci piace pensare che quando coltiviamo la terra, tutte le mani diventano nere e le differenze si annullano e quindi braccia aperte ai nostri fratelli migranti:», conclude Giglio, «ma siamo solo all’inizio. Nei prossimi mesi ci piacerebbe sperimentare la formula della scommessa sociale con gruppi di acquisto e associazioni. Se loro si impegnano a comprare da noi, saremo tutti vincitori: i migranti che troveranno lavoro, noi che potremo assumerli, e i consumatori che avranno prodotti di qualità a prezzi contenuti. Anche facendo la spesa, possiamo costruire un mondo migliore».


Nella foto di apertura: Thomas Giglio, Vittoria Mambretti, Yayah, Mohamed e gli altri cooperatori nella sede di Cascina Biblioteca nel parco Lambro di Milano

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