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Anteprima magazine

Cari maestri, il primo giorno di scuola sia una festa

13 Settembre Set 2020 1230 13 settembre 2020
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Come si sentono maestri e maestre oggi, entrando in classe? Come il Covid19 ha ridefinito i contorni di una parola così intima? «Chiunque sia entrato in una delle mie classi, mi ha sempre visto circondato da bambine e bambini. Per mano, in braccio, in spalla, diritti, capovolti, obliqui», ammette Paolo Limonta, maestro e assessore all'edilizia scolastica del comune di Milano. «Ci dovremo mettere in gioco fino in fondo per ribadire che la scuola non è un luogo di cui avere paura, ma è un luogo bello, che genera felicità»

La scuola è un luogo di relazioni. È il primo contesto sociale dove le bambine e i bambini vivono la nascita e la crescita di una comunità variegata, nuova, fatta di diversità che diventano ricchezze. Una comunità dentro la quale ci si ritaglia un ruolo importantissimo per la crescita umana, sociale, educativa.
La maestra o il maestro sono una figura importantissima, sono i registi di questa comunità.
Perché sono quelli che curano la regia della comunità, ne definiscono i tempi della crescita e dell’irrobustimento, allargano la partecipazione della comunità anche ai genitori e alle altre figure di riferimento delle bambine e dei bambini.
Questo, a mio parere, è il ruolo più importante che deve avere un insegnante nei confronti dei propri alunni.
Perché è attraverso la cura della comunità che noi tuteliamo il benessere e favoriamo la felicità delle nostre bambine e dei nostri bambini.
Cura in cui è fondamentale la capacità di osservare, di ascoltare, di rapportarsi anche fisicamente a chi ci sta intorno.
Osservare, guardare, riconoscere le bambine e i bambini è fondamentale. In tutti i momenti della giornata scolastica, soprattutto quelli dedicati al riposo, al gioco, alle attività fisiche, agli intervalli. Perché è in quei momenti che si evidenziano le difficoltà a relazionarsi, la tendenza ad autoisolarsi, il rischio dell’isolamento da parte degli altri bambini, l’incapacità di relazionarsi con il gruppo. La mia personalissima opinione è poi che se gli adulti rafforzano il livello di osservazione facendosi coinvolgere dai bambini nei loro giochi, il risultato è nettamente migliore.
Ascoltare, prestare attenzione, occuparsi e preoccuparsi.
Quante volte le bambine e i bambini che chiedevano la nostra attenzione su questioni che per loro erano importanti si sono sentiti non ascoltati, hanno percepito il nostro disinteresse, non hanno trovato in noi gli interlocutori naturali per avere delle risposte adeguate? Molte, troppe volte. Io continuo a pensare che se un bambino pone un problema, esprime una curiosità, fa una domanda che per lui è sicuramente importante occorra dargli una risposta in tempo reale. E, magari, utilizzare quella domanda e quella risposta per avviare una riflessione che coinvolga tutta la comunità classe e che venga utilizzata da tutti per pensare, riflettere, crescere. Nella mia esperienza di educatore e maestro, molte volte le suggestioni proposte dai bambini a inizio giornata hanno sostituito le attività che erano state programmate e si sono rivelate fantastiche occasioni di crescita per tutto il gruppo.

Paolo Limonta

La questione del rapporto fisico è un altro elemento inscindibile dal mio essere maestro.
Chiunque sia mai entrato in una delle mie classi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mi ha sempre visto circondato da bambine e bambini. Per mano, in braccio, in spalla, diritti, capovolti, obliqui. Anche e soprattutto durante l’attività didattica le bambine e i bambini si spostano, mi si avvicinano, cercano un contatto fisico che per loro è tranquillizzante e per me è importantissimo perché significa che il bambini è perfettamente a suo agio nella comunità e non si vergogna di esprimere un’esigenza che sa verrà appagata senza nessun problema.
Ecco, questo è, in estrema sintesi, il mio essere maestro.
Che verrà messo a dura prova con il rientro in classe a settembre.
Perché, pur essendo io totalmente d’accordo con il rispetto delle indicazioni medico sanitarie, so benissimo che la loro attuazione nella mia comunità classe sarà difficilissima.
Perché, almeno dal punto di vista teorico, il mantenimento del distanziamento fisico è totalmente incompatibile con la mia scuola quotidiana. Che è fatta di contatti, di abbracci, di sguardi, di risate, di lacrime, di lavori di gruppo, di necessità di stare assieme il più vicini possibili. Che è fatta di scambi tra i vari gruppi classe, di invasioni degli spazi altrui, di creazioni di comunità allargate che si costituiscono, si dissolvono. Cambiano rappresentanze alla velocità della luce.


Allora io penso che a settembre occorrerà fare una serie di cose importantissime in cui noi maestri e maestre ci dovremo mettere in gioco fino in fondo.
La prima cosa che occorre avere ben chiara è quella che il rientro a scuola dovrà essere festeggiato adeguatamente.
Una grande festa che dovrà durare molti giorni perché dovrà risarcire le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi di tutto quello che gli è stato sottratto da febbraio a oggi.
Perché nessuno più di noi può davvero sapere cosa possa essere costato loro l'essere privati, da un giorno con l’atro, della possibilità di andare a scuola. Di frequentare cioè un luogo dove anche quelli che la odiano hanno piacere di andare. Perché è il luogo dove ogni mattina incontri le amiche e gli amici, dove sbocciano i primi amori, dove hai intorno chi ti capisce e ti consola, dove trovi sempre qualcuno che ti ascolta.
Tutto questo a un certo punto è scomparso.
Tutto questo tornerà a settembre e dovrà essere degnamente festeggiato.
E a settembre sarà necessario ancora di più di prima saper osservare, guardare riconoscere.
Perché niente sarà come prima.
Perché gli sguardi e i comportamenti diranno molto sui mesi che sono passati. E sulle tracce che hanno lasciato.

E allora prendiamoci tutto il tempo necessario per osservare, per guardare i nostri bambini, per riconoscere le loro trasformazioni, per non farli sentire soli neanche per un attimo.
E ancora di più ascoltiamoli, prestiamo loro attenzione, occupiamoci e preoccupiamoci di loro.
Passaggio importantissimo a cui dovremo dedicare tutto il tempo necessario.

Perché moltissimi di loro avranno voglia di raccontare tutto quello che si sono tenuti dentro in questi mesi e la comunità classe è il luogo ideale dove questo può avvenire.
E, come sempre, impariamo ad ascoltare anche i loro silenzi che...PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI


L'intervento di Paolo Limonta, meastro elementare e assessore all’edilizia scolastica del Comune di Milano è stato pubblicato sul numero di settembre di VITA e fa parte delle parole che cambiano la scuola. Le altre parole attorno a cui ragioniamo nel nuovo numero sono:

  • Istruzione - di Marco Rossi Doria, vicepresidente di Con i Bambini
  • Didattica - di Giovanni Biondi, presidente di Indire
  • Classe - di Stefano Laffi, sociologo e co-fondatore di Codici
  • Banchi - di Beate Weyland, professoressa di didattica alla Libera Università di Bolzano
  • Desiderio - di Elisabetta Dodi, pedagogista
  • Autonomia - di Marco Campione, esperto di politiche pubbliche per l’istruzione

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