Persone

Don Roberto sta tutto nelle sue braccia spalancate e nel suo sorriso

16 Settembre Set 2020 1455 16 settembre 2020

Un sacerdote coetaneo e amico di Roberto Malgesini ucciso sulla strada ieri a Como: “Don Roberto era sì un prete di strada, o di una chiesa in uscita come dice Papa Francesco, ma è pur vero, e preferisco questa definizione, che è stato un prete che ha vissuto radicalmente il Vangelo”

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Roberto Malgesini 1
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Un sacerdote coetaneo e amico di Roberto Malgesini ucciso sulla strada ieri a Como: “Don Roberto era sì un prete di strada, o di una chiesa in uscita come dice Papa Francesco, ma è pur vero, e preferisco questa definizione, che è stato un prete che ha vissuto radicalmente il Vangelo”

Don Roberto Malgesini “il prete degli ultimi”, un prete di strada ucciso sulla strada. Ieri, ascoltando la notizia rimbalzata sulle pagine di tutti i media, mi sono venute alla memoria le parole di Don Enzo Boschetti fondatore della Casa del Giovane di Pavia... “la strada rappresenta il nuovo e il rischio: vi si incrociano il bene e il male, l’aggressività e la violenza, la benevolenza e l’amicizia, la povertà più miserevole e la ricchezza più sfacciata, l’accoglienza più aperta e lo scherno più ironico. Vi si trovano gli imprevisti, gli incidenti e gli incontri più veri”.

Con queste poche righe voglio ricordare un mio caro confratello che per la sua passione per le persone ha veramente dato tutta la sua vita. Lo ricordo giovane ragazzo quando anche io fui destinato al paese di Regoledo. Per poco tempo in verità, solo due anni. Un periodo breve ma intenso in cui Roberto era molto assiduo nel frequentare l’oratorio e nel darmi una grande mano.

Molto timido lui e molto riservato anche io, al punto tale che non abbiamo mai fatto delle grandi riflessioni insieme sulle nostre scelte. Anche se uguali, e dico uguali perché tutti e due, lui in quel di Como ed io in Valtellina, abbiamo scelto quelle persone che stanno ai margini, che vivono sulle strade delle città e della vita. Quelle persone che nessuno accoglie, quelle per le quali varrebbe la pena ripensare le modalità di accoglienza: forse questo prete lo abbiamo lasciato troppo solo in un compito così grande.

Don Roberto è sempre stato testimone dell’amore che riscontriamo nel Vangelo, un amore radicale anche a rischio della vita e così è stato. Forse qualcuno dovrà chiedersi: ma di chi è la colpa di questo omicidio? Perché anche da parte di noi preti dovrebbe esserci una maggiore solidarietà e una riflessione più seria a livello politico e sociale sulle problematiche legate alle persone fragili. Perché ci troviamo tutti d’accordo sull’accogliere ma l’accoglienza deve essere responsabile e intelligente e non buonista.

Questo omicidio senz’altro ci richiama a un pensiero più serio e a decisioni più credibili e spero che nessuno usi questa situazione per farne un cavallo di battaglia per i propri interessi. Don Milani direbbe a questi tali: “Fa strada ai poveri senza farti strada con i poveri”, purtroppo non sempre è così! Ho letto tante cose sui social in questa giornata, alcune non sono degne neppure di essere ricordate ma di altre è bene fare tesoro tutti, perché alla fine tutti abbiamo bisogno di convertirci.

Vorrei anche prendermi la responsabilità di dire che Don Roberto era sì un prete di strada, o di una chiesa in uscita come dice Papa Francesco, ma è pur vero, e preferisco questa definizione, che è stato un prete che ha vissuto radicalmente il Vangelo e ci esortava ad andare incontro ai poveri, a chi ormai aveva perso la dignità di persona.

Un altro aspetto che mi fa pensare all’amore che Don Roberto aveva per questa Chiesa sono proprio quelle braccia spalancate. Come a dire: ci sono per tutti e nessuno può essere escluso da questo abbraccio. Questo abbraccio è come quello del Cristo sulla croce.

E poi ancora quel sorriso così sereno, non un sorriso ostentato ma sincero. Perché per lui fare quello che faceva era non un obbligo ma la sua vocazione, era la gioia per quell’ultimo del banco. Un sorriso che resterà per sempre nella mia mente e nel cuore di tante persone che l’hanno amato, aiutato, alcune volte deriso per la sua generosità e altre volte contestato per la sua disponibilità. Magari le stesse che ora però lo ricordano con affetto.

Mi chiedo sempre perché solo quando una persona ci lascia, allora comprendiamo la bellezza della sua amicizia. Il valore della perdita ci colpisce al punto tale che anche chi fino a ieri l’ha contestato oggi siede nei primi banchi a pronunciare parole di elogio.

Questo mi fa tanto pensare. Voi non so cosa pensiate ma forse è meglio agire, ancora una volta agire perdonando ogni atteggiamento e andando avanti verso i poveri.

Mi piacerebbe che questo sangue versato nella terra comasca potesse far fiorire tante persone che sull’esempio di Don Roberto si impegnino a vivere prima di tutto da veri fratelli. Da uomini che vogliono creare un mondo diverso dove tutti si sentano accolti, perdonati, valorizzati nella loro diversità perché comunque questa è la vera richiesta di questa umanità. Per questo la nostra Chiesa deve essere sempre in cammino verso questa povera umanità portando condivisioni di giustizia e onestà. L’esempio di Don Roberto non ci lascerà dormire notti tranquille se non avremo durante la giornata della nostra vita fatto qualcosa per il nostro fratello.

*Responsabile Comunità pedagogica La Centralina e amico di don Roberto

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