Don Roberto Malgesini
Como

L’opera di don Roberto va avanti con i “suoi” volontari

16 Settembre Set 2020 1457 16 settembre 2020
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Già il giorno dopo l’uccisione di don Malgesini, il gruppo di persone che lo aiutava ha ripreso il “giro delle colazioni” per gli indigenti della città. Villani (Csv Insubria): «Li aiuteremo a raccogliere il testimone». Pezzati (Como accoglie): «Non si fermava davanti a niente»

Le panetterie della zona aspettavano don Roberto ogni sera, verso l’ora di chiusura. Raccoglieva brioche e altro avanzato dalla giornata per l’indomani mattina, per quel rito laico che era il “giro delle colazioni”. Di buon’ora preparava i thermos caldi di caffè nella sua casa a San Rocco, accanto alla chiesa e affacciata su una triangolazione di strade antiche quando il lago, a un soffio dal centro di Como ma già periferia, quella dei migranti e delle ombre, poco distante dall’area dell’ex campo profughi, chiuso nel 2018.

Le persone di origine straniera a Como sono l’8,3% dei residenti, nella media di capoluoghi analoghi, ma come ogni territorio di confine ha conservato memoria di ondate migratorie importanti, che si sono infrante alle dogane svizzere lasciando molte situazioni irrisolte e la tensione in città è latente, riemerge ad ogni occasione.

Che l’omicidio di don Roberto Malgesini sia una di queste occasioni ha del paradossale. Di una riservatezza leggendaria, don Roberto era sempre riuscito a evitare le polemiche anche quando con il gruppo di volontari che lo aiuta è incorso in una multa.

Era il 2017 e una ordinanza del Comune vietò di dare cibo ai senza dimora. Quel giorno, come sempre, il gruppo “delle colazioni” si recò sotto i portici di San Francesco, ricovero di molti, e furono fermati dalla polizia locale, questione di decoro. Don Roberto pagò l’ammenda senza una parola.

Questo suo carisma capace di silenzio e grandissima determinazione ha coagulato attorno alla sua figura un gruppo eterogeneo di volontari, anche loro votati alla discrezione, delle più diverse provenienze associative e differenti idee.

Ogni mattina, da una decina di anni, in tre o quattro, organizzati a turni, hanno accompagnato don Roberto nell’incontro con le persone senza dimora nei luoghi noti per essere dimenticati. Insieme al caffè consegnano una parola gentile e sottili trame di amicizie si sono intessute nel tempo.

Ieri mattina, 15 settembre, Don Roberto è “morto sul campo” facendo quello che sempre faceva. Ma questa mattina, 16 settembre, qualcuno ha raccolto le brioche, preparato il caffè, percorso le stesse strade, incontrato chi aveva bisogno. «Il gruppo di volontari radunati attorno a lui non ha una organizzazione specifica – spiega Martino Villani del Centro di servizio per il volontariato Insubria - sono persone sensibili che si adoperavano per aiutare don Roberto nel servizio ai senza dimora della mattina. Resta insostituibile tutto il resto del lavoro che lui faceva con i migranti, ma loro, i “suoi” volontari, non si sono fermati e oggi hanno raccolto il testimone».

Non si raccontano volentieri, ora meno che mai, ma è prevista a breve una riunione del Coordinamento comasco per la grave marginalità e cercheranno il modo per continuare il servizio. «Senza di lui manca una parte enorme del lavoro, perché aveva lo spirito di chi non si ferma davanti a niente - continua Villani - ma il gruppo di volontari sembra intenzionato a proseguire e noi, come Csv, ci stiamo interrogando su cosa può essere utile per supportarli».

Difficile, impossibile sarà colmare il vuoto immenso che lascia don Roberto. «Le persone che lui sosteneva sono disperate, inconsolabili – racconta Marta Pezzati volontaria per Como Accoglie - perché mancherà un riferimento fondamentale e perché don Roberto riusciva ad arrivare al cuore delle persone e sapeva farsi rispettare e far rispettare le regole senza mai alzare la voce, senza mai arrabbiarsi, grazie alla sua speciale empatia intelligente. Ho conosciuto poche persone come lui».

* Csv Insubria

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