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Emergenze

Moria, Sos Children’s Villages: «L’Ue si assuma le sue responsabilità»

16 Settembre Set 2020 1735 16 settembre 2020
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Dopo il drammatico incendio sull’isola di Lesbo, dove da pochi giorni era stato imposto il lockdown a causa di 35 casi di Covid-19 accertati, Sos Villaggi dei Bambini sta collaborando con le autorità locali per rispondere alle necessità dei 13mila migranti accampati per strada o in rifugi di fortuna tra cui moltissimi bambini, alcuni sono minorenni non accompagnati. L’appello di un'operatrice

«L'incendio nel campo profughi di Moria è l'ennesimo risultato di un trattamento inaccettabile verso bambini e famiglie che cercano disperatamente protezione e una vita migliore. È una conseguenza spaventosa del rifiuto dell'Unione europea di condividere la responsabilità per l'arrivo di migranti e rifugiati». Sono queste le parole di Steffen Braasch, Ceo di Sos Children’s Villages International, che prosegue: «Non possiamo ricostruire lo stesso sistema di condizioni disumane dalle ceneri di Moria. Tutti coloro che sono stati colpiti dall'incendio hanno bisogno di accesso immediato a ripari, cure mediche, cibo, cure e aiuti psico-sociali. L'UE deve tenere fede ai suoi impegni per i diritti umani, la protezione internazionale, la solidarietà e i diritti dei bambini».

I quasi 13mila rifugiati sono fuggiti per salvarsi dalle fiamme, tra di loro migliaia di bambini terrorizzati, che già erano costretti a condizioni di vita precarie, nella miseria, in sovraffollamento e con la paura per il diffondersi del Covid-19, che ha fatto scattare nel campo un nuovo lockdown.
L’incendio, divampato in più punti, ha distrutto tende e container, costringendo migliaia di migranti a dormire per strada o nei cimiteri. Sos Villaggi dei Bambini è intervenuta tempestivamente distribuendo coperte e materassi per aiutare i rifugiati ad allestire nuovi ripari di fortuna, e sta tuttora collaborando con tutte le autorità competenti per valutare la situazione, con un’attenzione particolare su bambini e ragazzi, tra i quali moltissimi sono soli, non accompagnati da un familiare adulto.

Nelle prime ore dopo l’incendio era intervenuto anche il direttore di Sos Villaggi dei Bambini Grecia, George Protopapas (qui la news)

Arriva da un piccolo profugo il disegno nell'immagine in apertura. Si tratta di Kamal, uno dei tantissimi bambini che vivevano nel campo profughi di Moria. La notte del 10 settembre è stato svegliato da un fumo nero e opprimente che entrava nella sua tenda di plastica. È sfuggito per miracolo dall'incendio che ha devastato il campo profughi dell'isola di Lesbo e il suo disegno parla di quell'orrore. Con tante righe rosse Kamal rappresenta il caos dell'incendio, le tende che prendono fuoco, le lacrime dei bambini che come lui hanno perso tutto.

In Grecia l’Organizzazione sostiene circa 200 bambini ogni giorno, nel campo profughi di Kara Tepe, non lontano da Moria. Il campo, dove Sos Villaggi dei Bambini opera dal dicembre 2015, ospita più di 1.200 persone, 750 delle quali sono bambini. Kara Tepe in particolare ospita i bambini più vulnerabili provenienti da Moria, quelli con disabilità fisiche o autismo, per i quali sono stati creati uno spazio ad hoc e Programmi di sostegno educativo e psico-sociale.

Qui l’appello di Ilaria Spinelli, un’operatrice di Sos Villaggi dei Bambini che lavora al campo profughi di Kara Tepe

Inoltre l’Organizzazione gestisce Centri diurni ad Atene, Creta e Salonicco. Questi centri supportano circa 400 rifugiati e migranti ogni mese. I Programmi di Sos Villaggi dei Bambini forniscono anche assistenza di qualità in un ambiente familiare ai bambini rimasti senza cure, compresi i minorenni non accompagnati migranti e rifugiati.
In Italia Sos Villaggi dei Bambini ha attivato una raccolta fondi per supportare l’emergenza

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