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Immigrazione

“Vicini Lontani”, 8 racconti di anime in viaggio

18 Settembre Set 2020 1226 18 settembre 2020
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Otto racconti di richiedenti asilo che l’autrice Angela Tognolini ha raccolto in 4 anni mentre lavorava come operatrice legale: «Le radici del libro si stendono fino al Bangladesh, alla Siria e alla Liberia, sotto le onde del mar Mediterraneo e sopra i valichi dei Balcani. Questi racconti sono un modo per condividere quello che mi è stato dato. La fortuna incredibile che ho avuto. Perché incontrare queste persone è stato un dono che non meritavo, con tutto il bello e tutto il brutto che portavano»

A Vivian. Da quando sei scomparsa, non mi piace più fare colazione. Torna. Sistemeremo tutto”. Angela Tognolini lo dedica a lei, a Vivian, il suo primo libro “Vicini Lontani - Otto racconti di anime in viaggio” (Editore il Castoro). Vivian è una donna nigeriana di cui Angela ha perso le tracce. «La vita è difficile, soprattutto la vita di una vittima di tratta. Il nostro legame non ha potuto proteggerla», racconta.

Angela Tognolini

Angela Tognolini è nata a Bologna nel 1990. Dopo la laurea in Scienze Internazionali Diplomatiche, ha vissuto a Lisbona e Londra. In seguito, si è trasferita a Trento, dove ha lavorato come operatrice legale per richiedenti asilo e rifugiati, presso, l’associazione Centro Astalli Trento. Il libro nasce dall’incontro con i migranti richiedenti asilo. Angela ne ha ascoltato le storie, le paure e i desideri che inevitabilmente si sono intrecciati con la sua di storia. «Nello spazio», dice, «le radici degli 8 racconti del testo si stendono fino al Bangladesh, alla Siria e alla Liberia, sotto le onde del mar Mediterraneo e sopra i valichi dei Balcani.

Nel tempo, risalgono alla primavera del 2014, quando ho cominciato a fare volontariato con i migranti. Il volontariato è diventato un tirocinio, il tirocinio un’assunzione e, l’anno seguente, a 25 anni, sono diventata un’operatrice legale. I quattro anni e mezzo in cui ho lavorato con i migranti mi hanno cambiata come nessun’altra esperienza prima e dopo. Ho ascoltato le storie di circa trecento migranti: storie vere, lunghe, brevi, terribili, divertenti, piene di disperazione e piene di speranza, storie a volte inventate per nascondere storie ancora più tremende. Mi sono specializzata nell’accompagnare donne, vittime di violenza e tratta di esseri umani. Le storie si sono fatte ancor più cupe».

«Questi quattro anni di racconti, dialoghi, pianti, risate e litigi, le persone a cui appartenevano quelle storie sono diventate in qualche modo la mia gente. Ci lavoravo di giorno, li sognavo di notte. Venivano con me, in quelle sere in cui andavo a casa con una voce che mi parlava nella testa. Li dimenticavo, il loro ricordo veniva a confortarmi. Le signore, gli uomini, i bambini, con le spalle curve e fiori nelle tasche. Che mi insegnavano a parlare nuove lingue, a contare sulle dita, a scacciare il dolore con la fede nel bene. Che mi spezzavano, a volte. Quando le cose andavano male. Questi racconti sono un modo per condividere quello che mi è stato dato. La fortuna incredibile che ho avuto. Perché incontrare queste persone è stato un dono che non meritavo, con tutto il bello e tutto il brutto che portavano».

«Alcuni racconti sono distopici, riflettono su quello che potrebbe accadere», spiega Tognolini. «Ero un’operatrice legale. Gli operatori legali supportano i migranti che vogliono fare domanda d’asilo. La legge dice che si possono ottenere i documenti se si corrono certi rischi nel proprio paese. Per preparare i richiedenti asilo all’intervista in cui viene loro chiesto perché sono scappati, l’operatore legale si offre di ascoltarne la storia da soli, in confidenza. In più incontri, se lo desiderano, li aiuta poi a ricostruirla, quella storia, a filtrare le informazioni più importanti attraverso le differenze culturali e le reticenze indotte dai traumi, per ricomporre una narrazione che l’ufficiale del Ministero degli Interni possa capire. In questo senso, gli operatori legali si occupano tanto di norme quanto di racconti. Tanto di geopolitica quanto di ricordi. Tanto di legge, quanto di fiducia».

Madou ha sei dita, Yara un grande amore sbocciato nell’orrore della guerra, Iman il superpotere dei dolcetti che prepara, e poi ci sono Zarek, Viky e gli altri, che hanno lasciato o stanno per lasciare il paese d’origine guidati da una speranza cieca e tenace. «Per delineare questi personaggi», spiega l’autrice, «ho messo insieme tutte le voci, i volti, i gesti, ovviamente le storie, che mi hanno attraversata. Ho il segreto professionale e quindi, per questioni di privacy e sicurezza, le storie sono vere ma i personaggi sono stati cambiati per tutelare le persone che mi hanno affidato un pezzo della loro vita, non potrei mai rivelarle. Piuttosto, quelle storie sono state il nutrimento per far crescere questo libro. Frutta che si trasforma in forza, cereali che diventano zuccheri e sali, zuccheri e sali che diventano sangue e ossa e pelle».

I personaggi del libro è come se li conoscessimo di persona, talmente veri da fare male, bucano la pagina, ci entrano nella testa. È come se fossimo chiamati a riconoscere in quelle parole i volti che incontrano quotidianamente per strada o in televisione e a dare loro una vita, una storia, una dignità.

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