Unione europea

Deludente l’accordo presentato oggi dalla Commissione europea sui migranti

23 Settembre Set 2020 1455 23 settembre 2020

Ancora una volta è prevalsa la linea degli Stati che hanno chiuso i confini ai migranti in fuga da guerre e persecuzioni. Da Oxfam un appello urgente per un immediato cambio di rotta

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Ancora una volta è prevalsa la linea degli Stati che hanno chiuso i confini ai migranti in fuga da guerre e persecuzioni. Da Oxfam un appello urgente per un immediato cambio di rotta

Il progetto di riforma del sistema di asilo presentato oggi dalla Commissione europea, rappresenta un nuovo passo falso nella direzione sbagliata. E’ l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte ad un testo, che a discapito delle aspettative, resta ben lungi dal realizzare una vera visione comunitaria nella gestione del fenomeno migratorio, che parta da una condivisione di responsabilità e della tutela dei diritti fondamentali dei migranti.

Ad esempio sul tema dei ricollocamenti dei migranti dagli Stati di primo arrivo, come l’Italia, l’adesione degli altri Paesi membri resta su base volontaria, trattandosi di un progetto di riforma che definisce un indirizzo generale.
“Attendiamo da molti anni una riforma europea del sistema di asilo che, in linea con il diritto internazionale, sia in grado di garantire sicurezza e protezione a chi fugge in Europa da guerre e persecuzioni o dall’impatto devastante del cambiamento climatico, che sempre più genera miseria e carestie in gran parte dell’Africa - ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia Tuttavia, sebbene sia positivo il tentativo della Commissione europea di raggiungere un’intesa tra gli Stati membri per produrre un cambiamento significativo, siamo di fronte ancora una volta ad un visione puramente securitaria e di corto respiro. Nel tentativo di trovare un compromesso, infatti, è prevalsa la linea di quei Paesi che hanno come unico obiettivo, la riduzione del numero di persone a cui concedere protezione e una vita dignitosa in Europa”.

DOPO LA TRAGEDIA DI “MORIA”, NESSUN CAMBIO DI DIREZIONE

Un cambio di rotta che continua a non arrivare nonostante il palese fallimento delle politiche migratorie europee degli ultimi anni, che ha trovato l’ennesima conferma con la tragedia che si sta tutt’ora consumando a Lesbo, dopo l’incendio che ha completamente distrutto il campo di “Moria” due settimane fa.


“L'approccio "hotspot" messo in campo dall’Unione europea nel 2015 dovrebbe essere abolito, non ampliato o riformato. Così si corre ancora il rischio di assistere alla vergogna che si è consumata in Grecia negli ultimi anni, sulla pelle di migliaia di innocenti. - aggiunge Pezzati - Invece di offrire una procedura di asilo equa e tempestiva, le procedure accelerate hanno infatti provocato sofferenze inimmaginabili a decine di migliaia di uomini, donne e bambini. Migranti già vulnerabili si sono ritrovati costretti a sopravvivere in condizioni disumane in campi sovraffollati, senza che fossero rispettati i loro più basilari diritti fondamentali, vittime di detenzioni arbitrarie, senza servizi di base o assistenza sanitaria. Un dramma che non ha risparmiato nemmeno donne incinta o minori non accompagnati. La Grecia ha infranto le normative europee, violando i diritti umani dei migranti, ma l’Europa ha chiuso gli occhi. Per questo ieri abbiamo presentato assieme a We Move Europe, una denuncia alla Commissione perché venga aperta una procedura di infrazione nei confronti del Governo greco”.

ANCORA INCERTA LA CONDIVISIONE DI RESPONSABILITA’ SUI RICOLLOCAMENTI


Sulla proposta di ricollocare le persone in cerca di asilo da Paesi come Italia, Grecia e Spagna verso gli altri Paesi europei, inoltre – avverte Oxfam – tutti i Paesi europei dovrebbero mostrare spirito di solidarietà e condivisione di responsabilità, con l’obiettivo di garantire la protezione e sicurezza dei richiedenti asilo.
“La geografia non dovrebbe decidere dove va a finire la maggior parte delle persone in cerca di asilo. Per questo sarebbe necessario arrivare ad un reale superamento del Trattato di Dublino. La solidarietà tra stati membri infatti si sarebbe dovuta concentrare sulla condivisione di responsabilità per proteggere coloro che chiedono asilo, trovando strumenti vincolanti, piuttosto che suddividere il peso dei rimpatri forzati”, commenta Pezzati.

GLI AIUTI AI PAESI POVERI NON DEVONO PIU’ ESSERE USATI PER FERMARE I MIGRANTI

“È preoccupante inoltre che l’Ue continui a invocare l’uso delle già scarse risorse dell’aiuto allo sviluppo per frenare le migrazioni. Quelle risorse servono per ridurre la povertà e non per fermare i migranti. Queste politiche hanno avuto il solo risultato di screditare l’Europa come partner presso i paesi africani. – continua Pezzati – Al contrario, in piena crisi sociale ed economica dovuta al coronavirus, l’Ue avrebbe l’occasione di realizzare un vero cambiamento, usando l’aiuto pubblico per vincere la povertà e rendere possibile una ripresa rispettosa del pianeta nei paesi di origine. Sono risorse indispensabili e preziosissime che non dovrebbero più essere investite in addestramento e supporto a forze dell’ordine e polizia di frontiera, che spesso non fanno che accrescere la dimensione di pericolo per migranti e popolazione locale.”

SENZA IL RICONOSCIMENTO DEL VALORE DELLE MIGRAZIONI NESSUNA VERA INTEGRAZIONE E’ POSSIBILE

“La pandemia ci ha fatto capire il valore del lavoro che i migranti svolgono nelle nostre società: molti di loro sono stati essenziali proprio nella lotta al coronavirus. – conclude Pezzati - La ripresa dell’Europa non potrà che avvenire attraverso il riconoscimento del ruolo che i migranti hanno svolto in questi duri mesi, rendendoli pienamente partecipi delle nostre economie. Il successo di questa impresa è tutta nelle mani dei governi dei paesi membri.”

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