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Migranti

Patto Ue per le migrazioni: "Da Von Der Layen due parole d’ordine: allontanare e respingere"

23 Settembre Set 2020 1624 23 settembre 2020
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Alessandro Metz, armatore sociale e portavoce di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma della società civile italiana in missione con la nave Mare Jonio, commenta il Migration Pact, documento ufficiale dell'Unione Europea presentato oggi

«Dopo le belle dichiarazioni di principio sui diritti umani, arriva invece la dura realtà degli obiettivi politici che le contraddicono nei fatti». Così Alessandro Metz, armatore sociale e portavoce di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma della società civile italiana in missione con la nave Mare Jonio, commenta il Migration Pact, documento ufficiale dell'Unione Europea presentato oggi dalla presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen.

«Tre quarti del testo programmatico per le istituzioni e i governi europei sono dominati da due parole-chiave: 'confini' e 'rimpatri', gli uni da gestire, gli altri da incrementare. Quella per i confini pare una vera e propria ossessione. È lì, contro ogni buon senso ed effettiva garanzia dei diritti, che dovrebbe svolgersi una inappellabile selezione tra chi può entrare e chi deve essere respinto. È il diritto d'asilo, per come è sancito dal diritto internazionale, ad essere così riscritto e stravolto».

«E dove poi dovrebbero essere reimpatriate le persone? - prosegue Metz - Ce lo chiediamo con inquietudine, dal momento che il documento della Commissione prevede un rafforzamento della 'cooperazione' con quei Paesi terzi di transito dove, come i casi di Turchia e Libia hanno ampiamente dimostrato, pericoli per la vita e violazioni sistematiche dei diritti fondamentali delle persone sono all'ordine del giorno».

«Von Der Leyen chiede giustamente un nuovo meccanismo di solidarietà tra gli Stati europei per non lasciare soli i Paesi di frontiera, di terra come di mare, capace di superare la nefasta logica dei Regolamenti Dublino. Ma questa stessa idea di solidarietà non viene applicata alla necessità di stabilire, effettivi e non simbolici, canali di accesso regolato e legale all'interno dell'Unione. Non ci siamo proprio: allontanare e respingere non possono essere l'unico messaggio con cui l'Europa si rivolge al mondo. Si persevera così nella stessa direzione che ha creato Moria e i campi di concentramento in Libia»

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