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Non profit

Effetto Covid sulle donazioni: il 7,5% delle onp è ancora a zero entrate

2 Ottobre Ott 2020 1749 02 ottobre 2020
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Nel 2019 crescono le organizzazioni che hanno visto calare le entrate e quelle che le hanno viste aumentare. A fronte di donazioni da privati sostanzialmente stabili, a diminuire sono state nel 2019 le donazioni da aziende, che si sono orientate verso altri canali di supporto, a partire dal volontariato aziendale. E l'impatto del Covid? Dopo i primi mesi le organizzazioni hanno recuperato, ma ancora il 7,5% delle ONP vede una riduzione del 100% delle entrate

Un non profit polarizzato. È questo il tratto più netto che emerge dal Rapporto "Noi doniamo - Edizione 2020" dell’IID, che include la consueta indagine campionaria sulle raccolte fondi del non profit. Giunta alla diciottesima edizione, tale indagine è stata arricchita con un focus specifico dedicato all'impatto dell'emergenza Covid, creando una preziosa serie "storica" con l’indagine svolta in aprile.

Nel 2019 è salito dal 35% al 42% il numero delle organizzazioni non profit (ONP) che afferma di aver aumentato le proprie entrate complessive, ma sale anche dal 30% al 38% quello delle realtà che hanno visto una diminuzione. Netta invece la diminuzione – rispetto al passato – delle ONP sostanzialmente stabili: solo il 21% contro il 37% dell’anno scorso.

A calare non è la generosità dei cittadini (sostanzialmente stabile per una realtà su due e in crescita per il 30% di loro), ma soprattutto i contributi da parte di fondazioni erogative e aziende. In particolare, le donazioni da aziende sono calate nel 2019 per il 38% delle ONP (erano in calo solo nel 16% dei casi nel 2018), anche se crescono alti tipi di sostegno dalle imprese, come forniture gratuite o scontate di beni e servizi e progetti di volontariato aziendale sperimentato già nel 27% del campione. Solo per il 60% dei rispondenti, nel 2019, il supporto principale ricevuto da imprese è stata la donazione economica. Per la prima volta viene citato il volontariato d’impresa fra le principali forme di sostegno da parte delle aziende.

L’edizione 2020 dell’indagine sull’andamento delle raccolte fondi nelle ONP

ha visto la partecipazione di 128 ONP nei mesi di luglio e agosto, una platea che non costituisce un campione statistico. Al sondaggio abitualmente proposto è stata unita una serie di quesiti tesa a indagare l’impatto dell’emergenza coronavirus sulle ONP, da confrontare con il monitoraggio realizzato a marzo 2020 dallo stesso IID (#IlDonoNonSiFerma) e con l’obiettivo di verificare costantemente la situazione con almeno tre rilevazioni entro l’anno. L’indagine IID condotta sui bilanci 2018 aveva messo in luce che l’organizzazione di eventi benefici (cene, spettacoli e simili) era stata sia la modalità più utilizzata che la più efficace – considerati, quindi, i proventi in rapporto agli investimenti fatti – nella raccolta fondi delle organizzazioni non profit. Nel 2019 il quadro cambia parzialmente, dato che lo strumento più utilizzato (dal 19% delle ONP) e più efficace (per il 21% di esse) risultano i bandi, compresi quelli emessi da enti pubblici e privati, nazionali e sovranazionali. Un focus sulle “nuove tecnologie” non può invece fare a meno di notare l’ascesa di crowdfunding e personal fundraising. Designata soltanto dall’1% delle ONP nel 2018, sia in quanto a utilizzo che per efficacia, questa branca della raccolta fondi – che valorizza il coinvolgimento in prima persona dei donatori e l’uso dei social network – risulta oggi la più stressata dal 9% e la più remunerativa dal 10% delle ONP. La fedeltà dei donatori acquisiti non è un problema – o quantomeno, non è più un problema urgente. Allo stesso modo sembra ridimensionarsi la preoccupazione di trovare nuovi donatori, che era la principale impellenza per il 31% delle ONP nel 2018 e scende ora al 20%. Aumenta invece la preoccupazione per la crescente concorrenza di organizzazioni simili (33%) e per la carenza di strategie innovative (35%).

Le previsioni per l’esercizio 2020 denotano un marcato pessimismo che rovescia completamente la situazione osservata un anno prima. Un atteggiamento che non sorprende, visto che l’indagine è stata condotta nei mesi estivi del 2020, dopo l’esplosione dell’emergenza coronavirus. Il 52% delle ONP si attende un calo della raccolta fondi complessiva al termine dell’esercizio, contro il 16% del 2019. Un terzo degli enti prevede comunque un aumento finale, mentre il 15% ritiene che il risultato sarà sostanzialmente invariato. «I numeri che oggi presentiamo non dicono di una crisi, ma sono dati da leggere e da meditare per trovare nuove strategie, in anticipo, per affrontare una crisi che non durerà mesi ma diversi anni, sia sul versante economico che della coesione sociale», sottolinea il Segretario Generale IID Cinzia Di Stasio. «Il Centro Studi di UBI Banca ci dice non solo che il 70% delle famiglie in difficoltà economica taglierà sulle spese comprimibili, ma che lo stesso farà il 40% delle famiglie non in difficoltà, per effetto psicologico: l’italiano sarà più conservativo, anche nella sua propensione a donare».

L’impatto del Covid-19 sulle donazioni

La rilevazione di agosto vede il 78% delle ONP – contro l’81% di marzo – dichiarare che gli esiti della propria raccolta hanno risentito della crisi sanitaria. Il colpo però è stato in parte attutito: se inizialmente, infatti, il 77% degli enti lamentava un decremento nella propria raccolta e il 34% dichiarava di aver perso più del 50% dei proventi, nel secondo monitoraggio le ONP in calo sono il 62% e “solo” il 20% rientra nella fetta più colpita. In marzo più dell’11% aveva annullato completamente i propri proventi, un dato oggi si ferma al 7,5%: nell’indubbio miglioramento del quadro, resta tuttavia da evidenziare l’esistenza di un gruppo di organizzazioni in assoluta difficoltà.

Dal punto di vista dei benefciari, la rilevazione di agosto mostra già un parziale ritorno alla normalità, se è vero che le modalità di erogazione dei servizi nei confronti dei beneficari è sì cambiata, rispetto al periodo pre-emergenziale, per il 55% degli enti contro il 68% di marzo, ma il servizio permane. Ciononostante, spicca il dato secondo cui l’11% delle ONP ha interrotto i propri servizi dopo il mese di marzo. Il 27% ha inoltre riorganizzato o potenziato l’attività da remoto, dopo che già nel primo questionario un quarto delle ONP – il 24% - aveva percorso questa direzione. Rispetto alle attività e al volontariato la capacità di reazione è stata molto forte: il 97% dei rispondenti all’indagine IID ha intenzione di ripristinare le proprie attività originarie e il 23% ha già avviato o completato la normalizzazione. Il 41%, tuttavia, non è ancora in grado di programmare tempi e modalità della ripresa definitiva. «L’emergenza è stata anche occasione per innovare, sia negli strumenti di raccolta fondi sia nell’erogazione dei servizi. C’era una stallo su questo, adesso abbiamo visto un’accelerata importante. Il 52% delle ONP infatti manterrà comunque alcune delle modalità introdotte nell’emergenza anche quando ci sarà un ritorno alla normalità. Moltissimi, in particolare, continueranno a operare almeno parzialmente da remoto, sia nei confronti dei beneficiari che del proprio staff volontario e non», commenta Di Stasio. «Il Terzo settore ha mostrato di essere capace di reagire, di saper trasformare la crisi in opportunità di innovarsi e non ha lasciato il territorio da solo».

Grafici tratti dal Rapporto "Noi doniamo - Edizione 2020" dell’IID scaricabile gratuitamente qui.

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