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L'ottovolante dei dati sulle donazioni in Italia

2 Ottobre Ott 2020 1550 02 ottobre 2020
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Nelle ultime settimane sono state rilasciate diverse ricerca che avevano come oggetto le donazioni degli italiani. Se per l'Istituto Italiano della Donazione nel 2019 c'è stato un calo delle donazioni dell'1%, secondo iRaiser il fundriaisng digitale ha preso il volo (+150% per la piattaforma nell'ultimo anno). Intanto Italia Non Profit rileva la crescita dei donatori giovani. Come destreggiarsi in questo mare magnum di informazioni, a prima vista contrastanti? Lo abbiamo chiesto a Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma e membro del gruppo di lavoro sulla ricerca dell'Associazione Italiana Fundraiser

La prima uscita è stata il 3° Rapporto dell'Istituto Italiano della Donazione il quale ha fotografato un calo nel 2019 di 585.000 unità, passando dal 14,5 al 13,4%, della quota di italiani che donano ad associazioni . Nei giorni successivi si sono susseguite le ricerche e i report sul mondo delle donazioni. Secondo iRaiser, realtà leader in Europa nel campo della raccolta fondi per le organizzazioni non profit, il fundraising digitale in Europa ha preso il volo con i lockdown. L'Italia, nonostante la piattaforma abbia registrato un +150%, è invece fanalino di coda per via del digital divide. Infine Italia Non Profit ha partecipato come research partner alla prima rilevazione per il nostro Paese nel Global Trends in Giving 2020 curandone la versione italiana. Secondo la survey i dati rilevanti del dono italiano sono la digitalizzazione del fenomeno e l'affermarsi di una generazione di donatori millennials. Una mole di dati consistente che però sembrano spesso contraddirsi. Per provare a mettere in ordine le informazioni e ad interpretarle abbiamo chiesto al direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma e membro del gruppo di lavoro sulla ricerca dell'Associazione Italiana Fundraiser, Massimo Coen Cagli.


Massimo Coen Cagli

Leggendo queste ricerche che considerazioni si possono fare?
La prima considerazione da fare è che è estremamente urgente in Italia (e credo anche nel mondo) che si abbia un programma comune di ricerca che condivida quali sono le conoscenze necessarie per far crescere e migliorare il fundraising; i criteri statistici da osservare e soprattutto i concetti operativi che si utilizzano nelle ricerche.

Sta dicendo che si tratta di tre analisi incompatibili tra loro?
Sto dicendo soprattutto che, così come nel censimento Istat di prossima realizzazione, non c'è una chiave di lettura univoca. Si usano concetti estremamente diversi come sponsorizzazioni o filantropia aziendale, raramente ci sono distinzioni chiare tra quote associative e donazioni liberali, e via di seguito. Inoltre alcune indagini tengono conto delle donazioni agli ETS e altre anche ad altri soggetti, come musei, ospedali o anche comuni. Questo spiega l’enorme bias tra i dati dell'indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana” che fa parte del sistema delle Indagini multiscopo sulle famiglie, in cui si parla di un 18% di donatori mentre per BVA Doxa, nella sua indagine campionaria li quantifica nel 45%. Non è ragionevole una differenza di ben 27 punti percentuali nelle due indagini. C’è un problema di concetti operativi utilizzati. Eppure sia Istat che Doxa fanno parte del paniere di dati su cui si basa l'indagine di IID.

Quindi lei parla di un problema ancora antecedente alla comparazione di questi tre report?
Certo. Starei attento a dare un valore generale a dati che io credo che ci sia una grande responsabilità anche dell'Istat. È l'unico ente censimentario, quindi con una valore importantissimo. Deve farsi capofila di questo sforzo di uniformazione di concetti operativi dal punto di vista della ricerca. Per altro questo è uno degli obiettivi strategici che come Associazione Italiana Fundraiser – Assif ci siamo dati quest'anno con l'istituzione un tavolo di lavoro ad hoc proprio con l'intento di trovare un programma comune tra chi produce queste ricerche.

Quindi lei ritiene non credibile il dato del calo delle donazioni elaborato da IDD?
No, assolutamente. Credo nella serietà professionale di IDD e di chi ci lavora. Il dato è assolutamente credibile. Non mi sembra così drastico ma fisiologico. Ma quello che sarebbe interessante è il motivo dell'avvenuto calo. E questo è il grande altro tema: oltre ad avere dati uniformi e univoci c'è il problema della loro interpretazione

Cioè da cosa cali e crescite siano dovuti?
Sì, dare per scontato che ci siano delle motivazioni “a priori” che giustificano certi dati non serve a nessuno e non aiuta nessuno. Abbandonarsi a considerazioni scontate come la crisi economica non spiega i fenomeni. Io sono convinto, andrebbe fatto uno studio perché non ho evidenze scientifiche, che più che con la crisi questo calo possa essere motivato da una minor fiducia nelle organizzazioni non profit e all'inedita massiccia presenza di enti pubblici tra i soggetti cui il cittadino può donare. Ho però una seconda considerazione rispetto a questi report...

Quale?
Soprattutto a seguito dell’emergenza Covid non possiamo che essere di fronte ad una grande liquidità del fenomeno delle donazioni. In altri termini le emergenze e le loro conseguenze tecnologiche, culturali e sociologiche sono come un ciclone che attraversa l’ordinario comportamento donativo delle persone. Questo mi porta a dire che non mi sembra strano che vi siano anche differenze sostanziali tra i risultati delle diverse ricerche. E quindi che tutti i dati vanno presi con le pinze e non possono portare a prendere decisioni a cuor leggero. Sicuramente sono elementi di conoscenza che aiutano i fundraiser a comprendere meglio il contesto nel quale si trovano ad operare. Ma nulla di più

E rispetto ai dati evidenziati da ogni ricerca cosa si può dire?
Una cosa da dire alle organizzazioni, ma anche a fundraiser, donatori stessi e istituzioni è che complessivamente a differenza di quanto si pensa e si è tesi a rappresentare solitamente, il nostro Paese nelle indagini internazionali esce benissimo, con alto numero di donatori, medie di entità di donazione alte anche in settori in cui si è sempre detto il contrario, come nel caso della cultura. Una recente indagine ancora in corso, promossa in Italia da Cultural Philantropy, che riguarda una decina di Paesi, mette in evidenza che il 40% degli italiani è propenso a donare in cultura per una cifra annua di circa 80 euro mentre in UK, ad esempio, solo il 20% ha questa propensione e per una cifra annua di circa 40 euro.

Quindi non c'è alcuna certezza...
Più che certezze possiamo dire che nel dettaglio ci sono alcuni trend anche se espressi dalle indagini con una diversa prospettiva. Il primo è che i canali digitali di transazione aumentano e aumenteranno. L’Italia si adeguerà presto ai trend internazionali anche perché trainate dal lockdown e dal fatto che le istituzioni obbligheranno a fare transazioni digitali per i servizi pubblici e anche per i consumi. Questa se vogliamo usare la parola certezza lo è. È chiaro che, non si può far finta che non sia così, alcune indagini sono promosse da aziende che vendono servizi per il fundraising e che quindi tendono a mettere, legittimamente, in evidenza aspetti critici rispetto alla digitalizzazione che frenano lo sviluppo di quel mercato. Ma direi che si tratta di un trend che si imporrà in ogni caso. Un altro tema sostanziale e molto legato all'uso crescente del digitale è l'età media sempre più giovane dei donatori. Anche qui siamo di fronte ad un trend indubitabile. Qui la questione interessante è quindi come intercettare questi nuovi donatori dal punto di vista della comunicazione e dell'ingaggio.

Tutto questo per altro ancora non fa i conti con la pandemia globale...
Sì certo, l’indagine IID per esempio non può tenere conto adeguatamente del ciclone emergenza Covid per ragioni di tempi di effettuazione della ricerca, per cui i dati attuali subiranno certamente scossoni fortissimi. Sospetto che ci sarà un effetto enorme delle campagne emergenziali sui dati 2020 senza contare le conseguenze del virus sul comportamento delle persone, anche in ambito charity. Per avere un quadro realistico e certo l'appuntamento sarebbe già oggi da dare ai dati del 2021.

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