Stijn Kleerebezem bambino Unsplash
Aibi

L’allarme: sono 500 i bambini adottati bloccati all’estero

8 Ottobre Ott 2020 1415 08 ottobre 2020
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«Vanno portati in Italia dai nostri operatori» afferma Marco Griffini, presidente di Aibi- Amici dei Bambini. «Per un bambino senza famiglia confinato in un istituto l’attesa è dolorosa e penosa. Con gli enti autorizzati più organizzati si possono studiare pratiche innovative per farli arrivare direttamente»

«Dato anche il peggioramento dei contagi a livello europeo è urgente che l’Italia, in accordo con gli altri Paesi di accoglienza, studi pratiche che consentano ai minori già abbinati in Adozione Internazionale di abbracciare le loro nuove famiglie nonostante le giuste e comprensibili misure di contenimento del Coronavirus». Così il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffini, ha commentato la notizia secondo cui sarebbero 500 i minori già abbinati in Adozione Internazionale a genitori italiani che, nel mondo, attendono di poter ricevere il via libera per abbracciare il loro nuovo Paese.

«Non molto tempo fa l’ex vicepresidente Cai Laura Laera», prosegue Griffini, «aveva palato di ”percorsi preferenziali” per superare l’impasse dato dalla pandemia. Sono tematiche che vanno studiate di concerto con gli altri Paesi, soprattutto europei, attraverso le rispettive autorità centrali e quelle dei Paesi di origine dei minori, per far sì che questi bambini già abbinati possano arrivare direttamente in Italia».

«Questo è un problema urgente che non riguarda solo i 500 bambini italiani già abbinati, che, bisogna ricordarlo, sono già dei potenziali cittadini italiani», ha aggiunto Griffini. «C’è un numero spropositato di bambini orfani a causa del Coronavirus e quindi vanno studiate e applicate assolutamente delle nuove modalità di gestione dell’adozione internazionale. E certamente non può non suscitare perplessità il ricordo dei 31 bambini del Congo anche loro già abbinati a coppie italiane che, nel 2014, videro attivarsi il Governo nella persona del ministro Boschi, che andò a prenderli in aereo, mentre oggi ci si limita a un rapporto epistolare. Come già fatto pochi mesi fa per i minori adottati da Haiti, Burkina Faso e Burundi, quando accompagnati dai nostri operatori e dai funzionari delle autorità centrali estere, se necessario, questi bambini possono arrivare direttamente senza essere costretti a ulteriori attese che, per un bambino senza famiglia confinato in un istituto, sono penose e dolorose».

«Credo che sia questo il momento in cui il Governo possa decidersi finalmente a farsi carico del problema dell’Adozione Internazionale che non può essere considerata la cenerentola che ora è diventata. Da parte nostra», ha concluso il presidente di Aibi, «quantomeno come enti autorizzati più rappresentativi e più organizzati, garantiamo alle istituzioni la massima collaborazione, anche attraverso le nostre rappresentanze estere, per trovare delle efficaci soluzioni innovative».

In apertura foto di Stijn Kleerebezem da Unsplash

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