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Emergenze

Covid, oltre 55 milioni di persone a rischio carestia

13 Ottobre Ott 2020 1439 13 ottobre 2020
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Alla vigilia della Giornata mondiale dell’alimentazione e del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (Cfs), appello urgente alla comunità internazionale per un immediato aumento degli aiuti a sostegno del Piano di risposta delle Nazioni Unite per l’emergenza Covid. Oxfam denuncia: “Fermi a zero gli aiuti internazionali necessari a rispondere ad alcune delle più gravi crisi alimentari al mondo”

Mentre la pandemia imperversa in tutti i Paesi le fortune degli uomini più ricchi del pianeta continuano ad aumentare esponenzialmente – di oltre il 25% solo da aprile a luglio – si dimentica che il “virus della fame” sta colpendo la popolazione di alcuni dei Paesi più poveri del pianeta. Nel nuovo rapporto Più tardi sarà troppo tardi, Oxfam denuncia che 55 milioni di persone, in 7 Paesi, sono sull’orlo della carestia per l’effetto combinato di conflitti, disuguaglianze estreme e pandemia.
Alla vigilia della Giornata mondiale dell’alimentazione e del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (Cfs), Oxfam rivolge perciò un appello urgente alla comunità internazionale, per un pieno finanziamento del Piano di risposta delle Nazioni Unite al Covid, che renderebbe possibile l’intervento delle organizzazioni umanitarie in questi Paesi. I più colpiti dalla crisi alimentare sono: Yemen, Nigeria, Burkina Faso, Sud Sudan, Afghanistan e Repubblica Democratica del Congo.

Sud Sudan - ©Bruno Bierrenbach Feder

In cinque di questi – mentre il numero di persone colpite da malnutrizione estrema continua ad aumentare - sono ancora fermi a zero i finanziamenti a sostegno del Piano di risposta delle Nazioni Unite, da oltre 10 miliardi di dollari. Succede in Yemen, dove oltre 7 milioni di persone dipendono dagli aiuti alimentari per sopravvivere e oltre 2 milioni nel sud del Paese sono letteralmente allo stremo; in Nigeria, con quasi 8 milioni di persone colpite nel nord del Paese, devastato da anni di violenze; in Burkina Faso e Somalia nei quali in totale quasi 7 milioni non hanno cibo a sufficienza; in Repubblica Democratica del Congo, dove altri 21 milioni sono colpiti da grave malnutrizione.

«Il Nobel consegnato qualche giorno fa al World Food Program suona come un allarme: il Covid ha scatenato una catastrofe economica nella parte povera del mondo e la fame potrebbe fare più vittime del virus stesso», ha detto Francesco Petrelli, senior policy advisor per la finanza dello sviluppo di Oxfam Italia. «Tre anni fa le carestie che stavano colpendo alcuni dei paesi presi in esame nel nostro rapporto, furono scongiurate da uno stanziamento massiccio di aiuti. Ora però i Paesi donatori stanno girando le spalle a decine di milioni di persone che nelle prossime settimane e mesi senza un aiuto immediato, potrebbero non farcela».


Distribuzione di kit igienici a Taiz in Yemen ©Mohamed Nagi/Oxfam

Sono stati stanziati solo un terzo degli aiuti necessari per la risposta globale alla pandemia, il 10% di quello necessario a far fronte alle crisi alimentari. Al momento i Paesi ricchi si sono impegnati a stanziare appena il 28% di quanto richiesto dalla Nazioni Unite, per la risposta generale all’emergenza Covid nel mondo.

“La conseguenza è che mancano risorse essenziali per garantire a quante più persone possibili nei Paesi in via di sviluppo cure, accesso ad acqua pulita e servizi igienici, uguaglianza di genere», continua Petrelli. «Ma fra tutti l’ambito di intervento maggiormente sotto finanziato è quello che dovrebbe scongiurare il peggioramento delle crisi alimentari in corso. Un obiettivo cruciale per cui sono state stanziate appena il 10% delle risorse necessarie a livello globale. Con il risultato, ad esempio, che il Burkina Faso è stato in grado sinora di soccorrere appena la metà della popolazione che dipende dagli aiuti umanitari per sopravvivere».


SudSudan, distribuzione di cibo a 4000 sfollati nelle isole ©Rhea Catada

L’appello per un immediato cambio di rotta è urgente. Nel 2020 la pandemia ha innescato una tempesta perfetta nelle regioni più vulnerabili del mondo, ma il primo obiettivo – si legge in una comunicato della ong - dovrebbe essere salvare e tenere in vita il maggior numero di persone possibile. Il Comitato per sicurezza alimentare (CFS) deve lanciare un allarme all’interno dell’ONU, sull’imminenza della carestia e su quanto poco si stia facendo al riguardo.

«A luglio avevamo avvertito che entro la fine dell’anno la fame generata dal Covid avrebbe fatto più vittime della stessa pandemia. È chiaro che i fondi spesi nel sistema di prevenzione che già esistono, non solo salvano vite oggi, ma rompono il vizioso e costoso circolo tra povertà e fame, restituendo speranza nel futuro» ricorda Petrelli che conclude: «La comunità internazionale dovrebbe finanziare pienamente l’appello delle Nazioni Unite e intraprendere una più incisiva azione politica per sostenere il cessate il fuoco globale invocato dal Segretario generale. Dobbiamo spezzare una volta per sempre il nesso mortale che lega la guerra alla fame. Basti pensare che in 80 paesi su 100, dove intervengono le agenzie dell’ONU, sono in corso conflitti».

Dall'inizio della pandemia Oxfam ha portato cibo, acqua pulita e beni di prima necessità a 4,5 milioni di persone nelle aree più povere e martoriate da conflitti e carestie di 62 Paesi: dallo Yemen, all’Africa, al Sahel, all’Afghanistan. Entro l’anno Oxfam ha l’obiettivo di raggiungere 14 milioni di persone.


In apertura foto dal Burkina Faso ©Oxfam

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