Giovani

Spadafora: «L'universalità del Servizio Civile è un obiettivo, ma nel Governo c'è chi non mi ascolta»

14 Ottobre Ott 2020 1843 14 ottobre 2020

Dopo l'appello di VITA parla il ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili: «Sto lavorando senza sosta affinché tutti possano fare questa esperienza: il primo obiettivo “possibile” sono 50mila posti all’anno. Ma in consiglio dei ministri al di là della parole, non trovo sostegno»

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Spadafora
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Dopo l'appello di VITA parla il ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili: «Sto lavorando senza sosta affinché tutti possano fare questa esperienza: il primo obiettivo “possibile” sono 50mila posti all’anno. Ma in consiglio dei ministri al di là della parole, non trovo sostegno»

x obiettore di coscienza («Ormai è passato qualche anno, ma il ricordo di quell’esperienza a contatto con le persone più anziane ha lasciato una traccia profonda nella mia formazione»), al ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora, negli ultimi due governi è stata assegnata la delega al servizio civile. Storico attivista dell’Unicef di cui è stato presidente a 34 anni per dimettersi in coincidenza con la nomina (nel novembre del 2011) a presidente dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Spadafora prima nel governo Conte I, poi nell’attuale Conte II sul fronte del servizio civile, a differenza di quello certamente più mediatico dello sport, ha spesso preferito mantenere un profilo basso. Con risultati però non soddisfacenti. Come lui stesso ammette in questa intervista, in cui al contempo rivela la piena adesione al principio dell’universalità del servizio civile, obiettivo per il quale «stiamo lavorando senza sosta».

C’è un progetto di servizio civile che l’ha particolarmente colpita che ha conosciuto recentemente e che secondo lei ben incarna il senso di questo istituto?
Il senso più profondo l’ho trovato in quei 3.200 giovani volontari che neanche nei giorni più difficili dell’emergenza Covid-19 si sono fermati: erano i primi giorni del lockdown e avevamo dato la possibilità di sospendere i progetti per avere il tempo di riorganizzarsi. Ebbene quei ragazzi hanno invece continuato con coraggio, abnegazione, sacrificio e responsabilità a portare avanti il proprio servizio a favore delle persone più bisognose di sostegno, dando una testimonianza straordinaria.

La riforma del servizio civile del 2017 (collegata alla riforma del Terzo settore) evoca il principio dell’universalità del diritto civile. Ovvero: chiunque lo desideri deve poterlo svolgere. Lei è d’accordo con questo principio?
Condivido pienamente, ma occorrono strumenti per mettere in pratica i principi. Purtroppo la riforma del 2017 lancia l’idea molto bella dell’universalità ma non la sostiene con misure adeguate. Stabilisce la programmazione triennale degli interventi, ma la collega ad una pianificazione finanziaria annuale, senza individuare fonti di finanziamento stabile che diano continuità. Ecco perché oggi non si riesce ad avere un numero di posti disponibili sufficiente a coprire le domande dei giovani. Ma su questo aspetto stiamo lavorando senza sosta.

Ogni anno decine di migliaia di ragazzi pur facendone domanda non possono svolgere questa esperienza per mancanza di fondi. Con le risorse ad oggi disponibili e previste nella programmazione triennale nelle prossime due annualità prenderanno servizio non più di 18/19mila giovani, più o meno la metà di quelli oggi in servizio. Si sente di prendere un impegno affinché nei prossimi mesi si incrementi la dotazione di bilancio? È possibile immaginare di programmare un contingente annuale da 100mila posti?
È un impegno che ho già preso e che ci ha consentito, con il lavoro fatto fino ad oggi, di raggiungere per il 2020 l’importante numero di circa 49mila volontari, conteggiando anche gli 8.300 del Programma Garanzia Giovani. È un numero di gran lunga superiore ai circa 40mila dello scorso anno ed è un numero maggiore di quanto registrato tutti gli anni precedenti ad esclusione del 2018, in cui per una serie di circostanze particolari e favorevoli si raggiunsero i 53mila posti. Per il 2021 e 2022 ciò che è previsto attualmente non è sufficiente. Dovremo impegnarci tutti, io per primo, affinché siano individuate ulteriori risorse. Credo che il contingente ragionevole sia di 50mila volontari all’anno, tenendo conto che sono tanti i programmi indirizzati ai giovani che richiedono risorse, ma non sarà semplice arrivarci nei prossimi due anni.

«Non dobbiamo deludere in nessun modo questo slancio generoso, che può far crescere ancora la straordinaria rete di volontariato organizzato del nostro Paese, capace di fornire un servizio capillare di continuità e di prossimità e che è in grado, lo abbiamo visto, di adeguarsi alle situazioni di emergenza. Il protagonismo delle ragazze e dei ragazzi impegnati nel Servizio civile sarà una formidabile leva per la ripartenza e il rilancio del nostro Paese, e renderà evidente la volontà dei giovani di rilanciare la società sui valori della solidarietà, della cura e dell’attenzione per il prossimo e per il territorio». Queste sono parole sue in un intervento su Avvenire dello scorso aprile. A quasi 6 mesi di distanza il Governo sembra immobile su questo fronte (appena 41 milioni assegnati con i decreti anticovid su 100 miliardi stanziati), malgrado anche il ministro dell’economia Roberto Gualtieri a parole si sia speso a favore del servizio civile. Come spiega la difficoltà del Governo a prendere nei fatti a cuore questo tema, è davvero così marginale?
Ricordo bene quell’intervento e dico oggi le stesse cose di allora. I numeri di cui le ho parlato per il 2020 testimoniano che l’impegno c’è stato e ha portato i suoi primi frutti. Dobbiamo perseverare e lo dobbiamo fare tutti assieme. Al di là delle dichiarazioni pubbliche, poi in Consiglio dei Ministri.... leggi 'intervista integrale SUL NUMERO DEL MAGAZINE IN DISTRIBUZIONE


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