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Fondazione Gates e fame in Africa: guerra alla biodiversità

20 Ottobre Ott 2020 1415 20 ottobre 2020
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Il lavoro di Nicoletta Dentico “Ricchi e buoni?”, pubblicato dall’Editrice Missionaria Italia, smaschera le “trame oscure” del filantrocapitalismo. A partire da quelle della Fondazione Bill & Melinda Gates in Africa

Negli anni Settanta, il filosofo Gregory Bateson aveva intuito che non esistono soluzioni tecnologiche rapide che non siano destinate a produrre una moltitudine di nuovi problemi. Ne sanno qualcosa le comunità locali di Asia e America Latina, da decenni ormai intrappolate nella contaminazione ambientale e nella dipendenza da giganti come Monsanto o Syngenta per la fornitura di sementi e prodotti petrolchimici.

Ma le due fondazioni Rockefeller e Gates insistono sulla necessità meccanica di garantire ai piccoli agricoltori africani quello che è già scontato per molti contadini sul pianeta: la stabile fornitura di un’ampia varietà di scelta di sementi, incluso l’accesso ai semi ad alta produttività conosciuti come ibridi, che hanno già rivoluzionato la produzione del cibo in altre parti del mondo.

Per promuoverli, Agra (Alliance for Green Revolution in Africa, emanazione della Fondazione Bill & Melinda Gates) mette in campo un tentacolare sistema di interventi nei singoli paesi. Enfatizzano il ruolo del settore privato nello sviluppo delle tecnologie agricole e dei relativi mercati, destinati a piccole e medie imprese agricole locali, i cui investimenti vanno stimolati (ma non si dice bene come). Sostengono i sussidi smart (smart subsidies), che sono di aiuto ai poveri, ma sviluppano nel contempo mercati privati. Il modello economico di riferimento è quello di scala, il cibo è come una massa e in quanto tale può essere fabbricato, manipolato, per aumentarne quantità e produzione.

La Rivoluzione verde deve andare avanti, un calco del neocolonialismo occidentale riproposto senza la benché minima considerazione del fatto che, con il suo modello di agricoltura industriale, con l’uso dei suoi fertilizzanti e agrochimici, ha già seminato danni in diverse aree del pianeta. La chiamano innovazione ma è la stessa statica storia che si ripete. Questa volta tocca all’Africa. Agra rilancia la corsa alle sementi ibride e ai fertilizzanti, in una lotta contro la biodiversità che ha le fattezze di una guerra al pianeta.

Che questo paradigma dell’agricoltura industriale contravvenga alla scienza più informata lo conferma il corposo studio dell’International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (Iaastd), che ha coinvolto per diversi anni centinaia di ricercatori. Il rapporto Iaastd dimostra che esistono nel mondo tutte le conoscenze e le tecnologie locali per adattare le pratiche agricole ai cambiamenti e agli eventi climatici più estremi, e auspica una transizione verso sistemi alimentari ecologici e diversificati che sono la migliore ricetta per rigenerare la salute del suolo e delle acque preservando la diversità biologica. (…)

Agra procede inarrestabile in direzione contraria, «portando semi moderni e di alta qualità nelle zone rurali, insegnando ai contadini come usare i semi migliorati», sostenendo di essere la più grande realtà dedicata a estirpare la fame in Africa. La Fondazione Gates la considera «il volto e la voce africana del nostro lavoro», e di fatto è una sussidiaria della Fondazione nel continente, vista la quantità di denaro investita – circa 630 milioni di dollari dalla sua costituzione a oggi. La fede nell’ingegneria genetica si associa al piano di mettere a punto un sistema industrializzato di tipo intensivo per l’Africa che coinvolga sementiere e piccoli agricoltori attraverso piattaforme di concessionari agrari (agro-dealers). Queste piattaforme interagiscono con le piccole e medie aziende per la fornitura di sementi ibride (di mais, sorgo, manioca, soia, banane, riso, patate dolci, fagioli, le principali piante di Agra), di pesticidi chimici, erbicidi e fertilizzanti ai contadini.


Ricchi e buoni?”, da cui sono tratti questi paragrafi, è disponibile nel sito web di EMI Editrice Missionaria Italiana.

*Nicoletta Dentico, giornalista, è esperta di cooperazione internazionale e salute globale. Dopo una lunga esperienza con Mani Tese, ha coordinato in Italia la Campagna per la messa al bando delle mine vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1997, e diretto in Italia Medici Senza Frontiere (MSF) – premio Nobel per la Pace nel 1999 - con un ruolo di primo piano nel lancio e promozione della Campagna internazionale per l’Accesso ai Farmaci Essenziali. Co-fondatrice dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (Oisg), ha lavorato a Ginevra per Drugs for Neglected Diseases Initiative (DNDi) e poi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Più di recente è stata per alcuni anni responsabile della sezione internazionale della Fondazione Lelio Basso. Dal 2013 al 2019 è stata consigliera di amministrazione di Banca Popolare Etica e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica. Dalla fine del 2019 dirige il programma di salute globale di Society for International Development (SID)

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