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Scuola

E se sulla scuola provassimo a fare un ragionamento più articolato dell'aperto/chiuso?

22 Ottobre Ott 2020 1617 22 ottobre 2020
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Aluisi Tosolini dirige il Liceo Bertolucci di Parma. Da lunedì parte il GOL: un giorno alla settimana a casa in didattica a distanza. Per alleggerire la pressione sui trasporti, certo, ma soprattutto per poter mettere in campo quelle didattiche di cooperative learning che la scuola in presenza oggi non permette. «Le scuole hanno fatto i compiti e sono divenute centri di innovazione didattica e digitale. Per questo è sbagliato ragionare solo in termini di aperto/chiuso, servono scelte "personalizzate". Chiudere tutto è la scelta più facile, ma è una sconfitta»

Aluisi Tosolini ha parole chiare: la chiusura delle scuole in blocco è una «sconfitta per tutti». Campania, Lombardia, Lazio e Liguria sono le prime regioni ad aver preso un provvedimento in questo senso, con scelte differenti da una regione all’altra. «Finalmente c’è un ragionamento territorialmente mirato e questo è positivo poiché è evidente che non tutti i contesti territoriali hanno bisogno della stessa “cura da cavallo”», commenta il dirigente del Liceo Bertolucci di Parma. Però non è ancora abbastanza: «Siamo sicuri, allora, che la situazione a Chiavenna sia uguale a quella di Milano, giusto per stare alla Lombardia? Credo proprio di no. E allo stesso modo, sulla proposta di iniziare alle 9, in una città di medie dimensioni come Parma, dove le corriere essenzialmente portano in città solo gli studenti dalla provincia, spostare l’ingresso dalle 8 alle 9 significa solo spostare il traffico dalle 8 alle 9, non alleggerirlo alle 8. Nelle città, con la metropolitana, le cose sono diverse. Mi sembra venga messa a prova l’autonomia, come se proprio quelli che l’hanno tanto cercata ora non la volessero più. Qui in Emilia Romagna - almeno mia provincia – è stato messo in piedi una sorta di microgruppo di lavoro tra provincia, sanità, scuole e trasporti per rispondere velocemente all’evoluzione dei dati. Perché è chiaro che se ce ne fosse bisogno la scuola va chiusa, non siamo qui a dire che non si deve chiudere o che la scuola va tenuta aperta ad ogni costo. Soltanto diciamo “non si scelga sempre la strada più facile”».

Aluisi Tosolini

Già, perché è facile e immediato chiudere la scuola: in un sol colpo si terrebbero a casa quasi 11 milioni di persone. «Però questo significa scaricare sulla scuola il problema. Invece la scuola quest’estate ha fatto i comiti e altri no, questo bisogna pur dirlo. Già oggi le scuole superiori utilizzano la Didattica Digitale Integrata, hanno organizzato non solo entrate scaglionate ma anche turnazioni in presenza e a distanza e sono pronte - se fosse davvero necessario - ad aumentare la percentuale della propria didattica on line e a distanza. Noi per esempio dal 26 ottobre partiremo con il GOL - Giorno on Line, una sperimentazione didattico-organizzativa in linea con il DPCM 18/10/2020 ma pensata già dal 31 agosto, in modo che sia pedagogicamente sensata, non improvvisata oggi. C’è un palinsesto “bilanciato” delle lezioni sincrone e asincrone. Seguire le lezioni da casa un giorno alla settimana comporta una riduzione del 16% della pressione degli studenti sui pullman per chi ha una settimana di 6 giorni e addirittura del 33% per chi ce l’ha di 5 giorni. Andremo avanti così, al momento, fino alla settimana 14-19 dicembre: gli ultimi tre giorni di lezione prima di Natale tutte le classi faranno lezione in presenza. Si tratta di una scelta che va nella direzione del contenimento del rischio urgente in questi giorni, ma a dire il vero il collegio docenti ad agosto l’ha approvata innanzitutto perché l’utilizzo di metodologie didattiche consuete al Liceo Bertolucci risulta – si sapeva e le prime settimane di scuola in presenza lo hanno confermato - difficilmente realizzabili in classe nel contesto Covid. I lavori di gruppo, il cooperative learning, la peer education invece nel giorno on line – GOL potranno tornare tranquillamente», spiega Tosolini.

I punti in sostanza sono due: primo, «le scuole sono divenute centri di innovazione didattica e digitale, scommettendo sulla possibilità di continuare a costruire comunità anche (e soprattutto) nei momenti di difficoltà. La scuola si è attrezzata». Due, «chiudere le scuole, tutte assieme, senza distinguere, senza compiere quel lavoro equivalente al contact tracing per i casi individuali, significa arrendersi senza combattere. E la scuola invece vuole combattere, perché ha dimostrato sino ad oggi di saper essere un luogo sicuro in cui fare cultura e comunità, cittadinanza e ricerca, insegnamento e apprendimento. Ci vuole la stessa logica del contact tracing, che a scuola si chiama personalizzazione della didattica, pedagogia della individualizzazione. Non tutte le scuole, non tutti i territori, ma ciascuna scuola, in ciascun territorio… Ci siamo attrezzati per gestire moltissimi scenari, abbiamo pensato le proposte più variegate proprio secondo la logica della personalizzazione, è una sconfitta ridurre tutto alla scelta aperto/chiuso…».

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