Il caso

Adesso però chiudete anche i social di De Luca

25 Ottobre Ott 2020 1606 25 ottobre 2020

Come un novello sacerdote, il governatore legge i numeri della pandemia come se fossero vaticini, facendo confusione tra statistiche e fonti diverse, e si prende la briga di profetizzare apertis verbis, sempre attraverso i social, che da lì a poco, se il popolo non lo avesse subitaneamente e con mansuetudine ascoltato, ci sarebbero state ondate di lutti. Fermatelo finché siamo in tempo

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Vincenzo De Luca
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Come un novello sacerdote, il governatore legge i numeri della pandemia come se fossero vaticini, facendo confusione tra statistiche e fonti diverse, e si prende la briga di profetizzare apertis verbis, sempre attraverso i social, che da lì a poco, se il popolo non lo avesse subitaneamente e con mansuetudine ascoltato, ci sarebbero state ondate di lutti. Fermatelo finché siamo in tempo

C'è una vecchia barzelletta autoironica che gira nel mondo cattolico. Un importante cardinale va in visita ad una missione in un poverissimo villaggio africano portando con sè un carico importante di giocattoli per i bimbi della comunità. Le suore radunano tutti perché l'intero villaggio dia il benvenuto, con i bimbi seduti in prima fila. Il Cardinale entra ed elargisce un gran sorriso alla folla, poi si rivolge ai bimbi e domanda: "Avete mangiato?" Ed i bambini in coro "Noooo", dispiaciuti ma pronti a ricevere i doni, ed allora il cardinale risponde, con un fare da buon padre di famiglia "Allora niente giocattoli!".

Ecco cosa è successo quando il presidente De Luca dichiara a social unificati, in un venerdì sera uggioso, che per umanità avrebbe chiuso di lì a poco tutte le attività di microeconomia della Campania, dal commercio alla ristorazione, senza minimamente poter aggiungere una qualche parola di programmazione per tutte le persone che di lì al poco sarebbero ricadute nel lastrico.

Quando De Luca guarda la telecamera per una diretta facebook è cosi assorto nel suo personaggio di "autorità familiare" che dimentica totalmente la drammaticità del periodo storico che viviamo e le conseguenze tragiche che il suo annuncio avrebbe avuto come riverbero su milioni di vite fragili della Campania. Nella regione in cui si registra uno dei più alti tassi di povertà di Europa ( secondo Eurostat 41,4%) il presidente è così preso dalla sua solitudine carismatica da non dare alcun peso alla realtà che ha di fronte. Quando annuncia l'assoluta urgenza di attivare la DAD per il 100% delle scuole e del tempo scolastico dimentica che 4 ragazzi su 10 non si sono mai connessi durante il primo lockdown.

Come un novello sacerdote, il governatore legge i numeri della pandemia come se fossero vaticini, facendo confusione tra statistiche e fonti diverse, e si prende la briga di profetizzare apertis verbis, sempre attraverso i social, che da lì a poco, se il popolo non lo avesse subitaneamente e con mansuetudine ascoltato, ci sarebbero state ondate di lutti.

La risposta non si è fatta attendere e dopo un'ora dalla lettura dei vaticini la gente era già scesa in piazza a protestare. Tra quella gente che protestava in tutta la Campania c'erano anche dei violenti. La cronaca ha cercato subito di bollare come "manovra della camorra" le violenze di piazza, ma la connessione tra i moti di venerdì e la criminalità organizzata è tutta da dimostrare. È certamente già dimostrato che il lockdown fa bene alla camorra dell'usura, che, come riporta Il Manifesto, ha visto raddoppiare il suo giro di affari tra marzo ed agosto. Che la chiusura di attività oneste sia un danno al malaffare è tutto da capire, mentre la correlazione tra disoccupazione ed arruolamento della criminalità organizzata è un fatto notorio. Che la gente onesta scesa in piazza per disperazione sia stata manovrata da altri dovranno dirlo le indagini avviate, ma che la comunicazione istituzionale adottata dal Presidente De Luca sia pericolosa e incendiaria è invece sotto gli occhi di tutti. Lo scrittore Mario Capanna, lo storico movimentista del '68, ha ben stigmatizzato questa mutazione delle forme del confronto politico, in un piccolo saggio diqualche anno fa: la politica non esiste più, esiste solo la propaganda. Non gli si può dare torto ai tempi della pandemia campana.

De Luca parla ai social, dopo aver stravinto una elezione a colpi di meme e di posture, nascondendo nella sua comunicazione anche il buono che ha realizzato, e dopo aver parlato ai social, e quindi direttamente al popolo, il governatore avvia la comunicazione istituzionale nelle sedi opportune, nella Conferenza Stato Regioni, e lì è costretto a fare i conti con la realtà e fare marcia indietro sulla sua idea di un lockdown regionale. Ma la frittata ormai è stata già fatta, ha scatenato nel popolo: 1) la paura di essere in mano all'improvvisazione dei governatori ( la camorra è più seria ed affidabile quando prende una parola); 2) la sensazione che abbiano avuto ragione i violenti.

In tutti e due i casi, una sconfitta per l'umore e l'immaginario del popolo campano, già ampiamente stressato.

Dopo la comunicazione ufficiale del Premier di oggi e dopo la divulgazione degli accordi ( quelli si "politici") tra Stato e Regioni viene da dire: in Campania non chiudete tutto, ma chiudete almeno i social al governatore, togliete la pazziella da e' mani e' criature ( toglietegli quei giocattoli dalle mani) perché se continua a comunicare così finise malamente ( peggiora la situazione che è già abbondantemente critica).

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