Povertà
Social Innovation

L’inutilità delle società smart

11 Novembre Nov 2020 0900 11 novembre 2020
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Nel rapporto tra i popoli a riportarci verso una società più equa non serviranno gli algoritmi, tanto meno le società smart. Non ci sono “soluzioni ragionevoli” che non contemplino l’impegno etico e la competenza scientifica insieme

Comprendere la sofferenza può essere una sfida alle idee stereotipate che intratteniamo sulla cultura e l’esperienza degli altri, rivelando scomode verità sulla nostra disattenzione per il disagio altrui.

I Dannati della Terra di Frantz Fanon, pubblicato nel 1961 si apre con una frase che dichiara l’ineluttabilità della violenza che caratterizza ogni fenomeno di decolonizzazione, che si tratti di «liberazione nazionale, rinascita nazionale, o restituzione della nazione al popolo». La decolonizzazione di cui parla Fanon rappresenta quel primo risveglio dei popoli che si liberano dal giogo dei colonizzatori diventando per la prima volta protagonisti della propria storia, avvenuto nel secolo scorso a partire dal primo dopoguerra. Fanon si riferisce alla rivoluzione algerina, ma il suo bel libro rende consapevole l’intera umanità. Fanon originario dell’isola della Martinica, discendente degli schiavi, medico psichiatra, laureato a Lione in Francia, appassionato studioso e osservatore dell’umanità del suo tempo, scelse di lavorare in Algeria dopo aver combattuto con i francesi contro il nazismo. Muore di leucemia anzitempo nel 1961.

Oggi, rileggendo le sue parole, Fanon appare tra i pochi intellettuali, come anche Hannah Arendt, dotati di quell’onestà intellettuale che brucia, che non permette di nascondersi, esponendo alla luce del giorno i “non detti” di vittime e carnefici. Forse è per questo motivo che la loro opera, le loro parole scomode rimangono nel tempo, proprio per la forza visionaria della verità.

L’indipendenza dei Paesi colonizzati è oggi compiuta, avvenuta formalmente in Africa, Sud America, e nel sud-est asiatico, ma la separatezza tra coloni e colonizzati vige ancora soprattutto all’interno delle nostre società europee e negli Usa. Come scrive Fanon, la violenza con la quale si è affermata la supremazia dei valori bianchi, l’aggressività che ha impregnato il vittorioso confronto con gli oppressi rende quei valori qualunque essi siano insopportabili, anche perché il dialogo non è mai esistito, nessun riconoscimento del valore delle persone in quanto tali, tanto meno la volontà di comprendere la cultura altrui. La destabilizzazione del mondo e degli ecosistemi planetari spinge numeri sempre più ingenti di persone ad abbandonare le regioni del globo maggiormente colpite, a cercare soluzioni dove e come possono, provocando fenomeni di impoverimento, di urbanizzazione spontanea, insicurezza alimentare, flussi migratori insostenibili che creano ansie, paure e disperazione.

Oggi i sociologi, i medici psichiatri, gli epidemiologi insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità e le Nazioni Unite propongono un approccio interdisciplinare, socio-ecologico che cerca di restituire alle persone e alle comunità in fuga una capability enhancement ossia un sostegno che possa aiutare le persone a trovare forme di resilienza che allentano le tensioni e permettano di vedere possibili soluzioni. Per poter affrontare e riparare la frantumazione e la disgregazione sociale sarà necessario affiancare più discipline indagando il benessere delle persone a partire da considerazioni soprattutto sociali. Problemi di criminologia, di salute psichica sono spesso intimamente legati a fattori di povertà estrema. Ciò che viene definita “social causation” ossia la costatazione che le persone povere si ammalano più facilmente, oppure il “social drift” le persone ammalate diventano sempre più povere. Sembrerebbero costatazioni ovvie, ma se fossero studiate e applicate quali politiche per le comunità non lo sarebbero affatto. I punti ciechi e la rimozione dei problemi, la mancanza di volontà di vedere portano le culture e le società occidentali ad allontanarsi sempre più da una capacità di confrontare e risolvere le situazioni. Nel rapporto tra i popoli a riportarci verso una società più equa non serviranno gli algoritmi, tanto meno le società smart. Non ci sono “soluzioni ragionevoli” che non contemplino l’impegno etico e la competenza scientifica insieme. In questo, l’intuito e la capacità di analisi di Fanon possono esserci d’aiuto ancora oggi .

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