Mediterranea Quarantena
Editoriale

Le Ong e la politica senza bussola

12 Novembre Nov 2020 1630 12 novembre 2020
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Le organizzazioni non governative sono tornate al centro del dibattito politico. Ma la cronaca di questi giorni, dall'ennesima strage nel Mediterraneo all’emergenza Covid, dimostra quanto su questo tema maggioranze e opposizioni navighino a vista, pronte a cambiare rotta a seconda di necessità e convenienze

Le organizzazioni non governative in queste ore sono tornate al centro della comunicazione pubblica. Tre tragici eventi le hanno rimesse sotto i riflettori.

Il primo e più recente: il naufragio di ieri con la morte di circa 100 persone non lontano da Lampedusa. Fra loro anche una bambina di 6 mesi. Joseph, veniva dalla Guinea. Sul luogo dell’ennesia strage in mare è intervenuta Open Arms, l'unica nave della società civile al momento presente nel Mediterraneo. Non ci fosse stata con Joseph avrebbero perso la vita altre centinaia di uomini, donne e bambini che sono stati soccorsi dalla nave spagnola. Fra loro la mamma della bambina guineiana. Open Arms è l’unica imbarcazione di ricerca e salvataggio presente nel Mediterraneo. Altre sei sono ferme nelle secche di norme e sanzioni amministrative dettate dal combinato disposto norme nazionali e continentali che di fatto, come il filosofo e uno dei massimi conoscitori del diritto europeo Luigi Ferrajoli ha ricordato in una recente audizione alla Camera del Deputati a proposito delle norme anti-ong del decreto immigrazione, «penalizzano i soccorsi in mare» producendo «l’abbassamento del senso morale a livello di massa». Luigi Manconi, membro del neonato Comitato per il diritto al Soccorso ha notato oggi su Repubblica come il blocco navale alle imbarcazioni delle ong significhi «condannare migranti e profughi alla morte in mare o alla vendetta delle milizie libiche», con buona pace del diritto internazionale. Niente di nuovo, ma non ci stancheremo mai di riperterlo.

Il secondo tragico evento avviene qualche ora prima e qualche centinaia di chilometri più a Nord, in Calabria. Di fronte a una Regione con livelli di qualità sanitaria ben prima del Covid fra i più bassi del Continente, il Governo ha dato in mano le chiavi del sistema a due personaggi che si sono rivelati “impresentabili”: l’incompetente a sua insaputa Saverio Cotticelli e il suo successore “no mask”, Giuseppe Zuccatelli. Per uscire dal pantano il presidente del consiglio Giuseppe Conte e il ministro della Sanità hanno chiamato “mister ong”, Gino Strada per chiedergli, pare, la disponibilità a impugnare le redini della sanità calabrese. Gino Strada, fondatore di Emergency (nota bene: una delle ong impegnate nel Mediterraneo), è il volto più mediatico del non governativi. Fra i più polemici quando il tandem Salvini-Di Maio sparava ad alzo zero sui taxi del mare.

Mentre quindi l’amministrazione del ministro degli Interni Luciana Lamorgese nei fatti impedisce alle navi di salvataggio di prendere il mare, i suoi colleghi Conte e Speranza supplicano (speriamo inascoltati) il più non governativo dei non governativi di far dimentica l’incredibile coppia Cotticelli-Zuccatelli.

E l’opposizione? E qui veniamo alla terza tragedia. Quella del Covid. Mentre il Capitano Matteo Salvini è a lezione (presumibilmente a distanza, considerati i suoi 47 anni) dal mentore Marcello Pera per scrivere il piano della rivoluzione liberale in salsa sovranista, di ong ha parlato Alessandro Stecco, professore universitario e medico dell'ospedale di Novara, esponente della Lega e presidente della commissione Sanità della Regione Piemonte. Il suo è stato un vero e proprio appello, quasi una supplica: «Dirottate personale sanitario dai vostri ospedali all'estero verso il Piemonte. I posti letto e soprattutto il personale si stanno esaurendo. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti». È dallo scorso marzo che i medici delle ong sono impegnati sul fronte della pandemia, come tante volte abbiamo raccontato da queste colonne. Non faranno mancare il loro sostegno nemmeno questa volta, malgrado sentano forte la necessità di non lasciare sguarniti i progetti in corso all’esterno (a proposito, il ministro degli Esteri Di Maio si ricorda di essere anche ministro della Cooperazione Internernazionale?). Ci può contare Stecco e ci può contare anche il suo capo Salvini, che fino a ieri pretendeva ossessivamente l’introduzione del divieto di accesso nelle acque territoriali e nei porti italiani dei mezzi delle ong. Il lavoro di Marcello Pera sarà lungo e faticoso. Vedremo se riuscirà. Nel frattempo sulle ong la politica provi a mettersi d’accordo con se stessa. Partendo dalla realtà. Per esempio dal numero di vite salvate da chi fa salvataggio in mare. E dalla incosistenza delle inchieste giudiziarie a loro carico.

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